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Ottobre 2020

Last Update: 10/30/2020 10:32 PM
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Sabato 24 ottobre 2020 - XXIX Settimana del Tempo Ordinario (Anno Pari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

1In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. 2Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? 3No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. 4O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? 5No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». 6Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. 7Allora disse al vignaiolo: «Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?». 8Ma quello gli rispose: «Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. 9Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai».
Lc 13, 1-9


Come vivere questa Parola?

Esiste o meno un legame tra le tragedie che colpiscono gli uomini e i peccati da essi compiuti? La questione viene affrontata da Gesù attraverso due casi di cronaca che avevano certamente colpito i suoi contemporanei. Il primo presenta la morte violenta di un gruppo di pellegrini galilei avvenuta nel Tempio di Gerusalemme, durante la festa di Pasqua, molto probabilmente, la quale, richiamando tanti da tante parte parti era all’origine di problemi di ordine pubblico che Pilato, notoriamente violento e irriguardoso delle tradizioni religiose, non si poneva problemi a sedare con la violenza. Il secondo ci pone di fronte una digrazia accaduta in un cantiere in cui una torre crolla rovinosamente sopra ai diciotto operai che la stanno costruendo, togliendo loro tragicamente la vita. Nel presentarli, è come se Gesù dicesse: «La morte, in qualsiasi modo accada, è un fatto naturale e tutti gli uomini, buoni o cattivi che siano, ne sono soggetti. Ma più importante del modo in cui si muore è il modo in cui si vive!».
Se c’è un impegno che il credente deve sempre considerare nella vita è innanzitutto e soprattutto quello di creare le condizioni perché possa produrre i frutti di bene che il Signore si attende da lui.
Signore, aiutaci a non essere troppo preoccupati della morte, in tutti i modi in cui noi ce la immaginiamo, ma occupati ad arare e irrigare il nostro cuore perché il seme della Parola che ogni giorno vi cade germogli e fiorisca secondo la tua volontà.

La voce Dall’Esortazione apostolica Christus vivit
Se Egli vive, questo è una garanzia che il bene può farsi strada nella nostra vita, e che le nostre fatiche serviranno a qualcosa. Allora possiamo smettere di lamentarci e guardare avanti, perché con Lui si può sempre guardare avanti. Questa è la sicurezza che abbiamo. Gesù è l’eterno vivente. Aggrappati a Lui, vivremo e attraverseremo indenni tutte le forme di morte e di violenza che si nascondono lungo il cammino (n. 127).(Papa Francesco)


Commento di Don Giuseppe Tilocca
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10/23/2020 9:40 PM
 
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25 ottobre 2020 - XXX Domenica Tempo Ordinario (Anno A)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«I farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».»
Mt 22,34-40


Come vivere questa Parola?

Qual è, nella Legge, il grande comandamento? A Gesù avevano domandato il comandamento grande, Lui ne elenca due. La vera novità non consiste nell'avere aggiunto l'amore del prossimo, era un precetto ben noto della Legge antica, ma nel fatto che le due parole insieme, “Dio e prossimo”, fanno una sola parola, un unico comandamento; il secondo è analogo al primo: amerai l'uomo è simile ad amerai Dio. Il prossimo è uguale a Dio, il fratello ha volto e voce e cuore simili a Dio. Il suo grido è da ascoltare come fosse parola di Dio, il suo volto come una pagina del libro sacro, senza dimenticare “un terzo comandamento”: ama te stesso, amati come un prodigio perché se non ami te stesso non sarai capace di amare nessuno.
Signore Gesù, donaci di accogliere la parola “amerai” sia come una tua promessa sia come una nostra responsabilità che ci interpella ogni giorno.

La voce di un poeta
“Dicono che capendo noi stessi, capiremo meglio gli altri, ma io vi dico, amando gli altri impareremo qualcosa in più su noi stessi”.
(Khalil Gibran)

Commento di suor Emilia di Massimo
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10/26/2020 1:45 PM
 
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Lunedì 26 ottobre 2020 - XXX Settimana del Tempo Ordinario (Anno Pari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C'era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio. Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato». Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l'asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?». Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute»
Lc 13, 10-17


Come vivere questa Parola?

Gesù dà un nuovo significato al sabato, anzi, gli ridà il suo significato originale. La legge del sabato è al servizio dell'uomo e Dio è glorificato da chiunque usi misericordia verso il prossimo. Nel brano odierno l'uomo riceve nuovamente da Gesù la sua dignità e la sua giusta considerazione, anche se il miracolo non lascia indisturbati i presenti. La donna guarita glorifica Dio perché riconosce nell'opera compiuta da Gesù una manifestazione della sua onnipotenza e della sua bontà, mentre il capo della sinagoga è indignato e scandalizzato per il trambusto avvenuto nel luogo sacro e soprattutto perché proprio nel luogo dove si celebra il sabato viene trasgredito il comandamento del sabato. L'entusiasmo della folla può avere creato qualche inconveniente, uno di quelli che dovrebbero avvenire ogni giorno!...
Signore Gesù, fa’ che ci “curviamo” non sotto il peso della legge ma della carità e della compassione che ci rende prossimo per chi incontriamo.

La voce di un monaco buddhista
“Dobbiamo imparare bene le regole in modo da infrangerle nel modo giusto.”
(Dalai Lama)

Commento di suor Emilia Di Massimo
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10/26/2020 10:21 PM
 
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Martedì 27 ottobre 2020 - XXX Settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami». E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Lc 13,18-21



Come vivere questa Parola?

Un granellino di senape è infinitamente piccolo, eppure da quella infinita piccolezza viene fuori un albero: basta anche un solo frammento, ma vero, autentico, fedele e costante, per cambiare interamente la nostra vita. Sono le piccole cose il vero segreto del regno di Dio. Prendere sul serio i dettagli quasi più insignificanti della vita e viverli con amore e passione, umiltà, dedizione e cura. Questo trasforma una cosa normale e a volte noiosa come la nostra quotidianità in qualcosa di affidabile. La vita spirituale, ad esempio, è come l’amore, non si nutre di gesti eroici ma di piccole delicatezze, di fedeltà e gesti che rendono quel rapporto intimo e affidabile. Solo uno che sa morire per te nelle piccole cose sarà in grado di morire per te per davvero. Non ci si improvvisa nella vita. Il vero grande sa farsi piccolo. La vera fede sa dare valore ai dettagli. Il vero amore si nutre di delicatezze quasi mai evidenti eppure così necessarie. Ci sono cose che nella vita non si vedono eppure la fermentano tutta, come il lievito.
Signore Gesù, rendici capaci di gioire per le piccole cose, di condividere gratitudine e stupore con gli altri.

La voce di uno scrittore poeta
“Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi.”
(Cesare Pavese)

Commento di suor Emilia Di Massimo
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10/27/2020 3:38 PM
 
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Mercoledì 28 ottobre 2020 - Santi Simone e Giuda Apostoli – Festa

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore. Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti»
Lc 6,12-19


Come vivere questa Parola?

Il vangelo di oggi ci dice chiaramente che i curriculum degli apostoli furono vagliati in preghiera per un’intera notte da Gesù. Avrà pensato a questa squadra mettendo insieme caratteri, sensibilità, mentalità, approcci, modi di vivere molto diversi tra di loro. La loro diversità però era tenuta insieme da Cristo stesso, da una comunione che avrebbero più volte rotto e ripristinato a ogni pentimento. Unica clausola la libertà di ognuno, cioè seppur scelti, gli apostoli rimanevano liberi anche di fare il contrario, di pensare il contrario, di scegliere il contrario perché non vuole degli automi ma degli amici. Non vuole dei servi ma dei figli. Non vuole sottomissione ma amore. Non vuole santini ma santi, santi veri. E si può essere santi solo a patto di essere abbastanza liberi di scegliere di amare o di non amare. È la faccenda della libertà la cosa più difficile da accettare. È sempre più comodo e forse anche più superficiale pensare che in fondo non siamo liberi e che tutti i condizionamenti che subiamo giustificano tutto. Ma essere condizionati non significa non essere liberi. Un marinaio non è meno libero quando ha il vento contrario. Forse farà più fatica, ma navigare significa sfruttare i venti affinché ci portino dove diciamo noi e non dove dicono loro. Libero è non chi non ha condizionamenti ma chi si ricorda di essere libero nonostante essi.
Gesù, apri il nostro cuore e la nostra mente perché sappiamo discernere il tuo progetto su di noi ed aderirvi con libertà, fiducia e serenità.

La voce di un drammaturgo
“Domani sarò ciò che oggi ho scelto di essere”.
(James Joyce)

Commento di suor Emilia Di Massimo
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10/28/2020 9:46 PM
 
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Giovedì 29 ottobre 2020 - XXX Settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«si avvicinarono alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere». Egli rispose: «Andate a dire a quella volpe: Ecco, io scaccio i demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno avrò finito. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io vada per la mia strada, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme. Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa vi viene lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più fino al tempo in cui direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!».»
Lc 13, 31-35


Come vivere questa Parola?

La missione di Gesù volge al termine, la speranza di risolvere tutto con semplicità sembra svanire, la sua fiducia nella capacità dell'uomo a cambiare, contraddetta e smentita dai fatti. L'uomo, entusiasta nell'accogliere una novità, diventa spietato nel distruggerla, d’altronde il cristianesimo è scomodo con questa sua ostinata fiducia nell'uomo, questa sconsiderata voglia di far diventare l'uomo partner adulto di un Dio adulto. "Ho voluto raccogliere i tuoi figli e voi non avete voluto!" Dramma dell'uomo che rifiuta la felicità e presume di conoscerne i segreti, uccide i profeti rei di essere autentici e di mettere a nudo le verità scomode, eppure Gesù accetta di restare a Gerusalemme pur di essere riconosciuto come volto di un Dio pieno di misericordia e di attenzione.
Padre, rendici fedeli a Te e al nostro prossimo, concedici fedeltà alla missione che ci hai affidato.

La voce di un critico letterario
“L'affermazione più profonda che sia mai stata pronunciata a proposito di Auschwitz non fu affatto un'affermazione, ma una risposta. La domanda: "Ditemi, dov'era Dio, ad Auschwitz?". La risposta: "E l'uomo, dov'era?"
(William Clark Styron)

Commento di suor Emilia Di Massimo
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10/29/2020 10:46 PM
 
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Venerdì 30 ottobre 2020 - XXX Settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa. Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò. Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». E non potevano rispondere nulla a queste parole»
Lc 14, 1-6


Come vivere questa Parola?

La situazione che provoca l’azione di Gesù: “C’era un uomo idropico”. Non si dice come un idropico possa entrare in casa del capo dei farisei, ma se sta davanti a Gesù è perché vuole essere curato. I farisei osservano Gesù. Era un giorno di sabato, e nel giorno di sabato è proibito curare. Cosa fare? Si può o non si può? “È lecito o no curare di sabato?” I farisei non rispondono e rimangono in silenzio. Dinanzi al silenzio di colui che né approva né disapprova, Gesù prende l’uomo per mano, lo guarisce e lo congeda. Dopo, per rispondere ad una possibile critica, spiega il motivo che lo ha spinto a curare: “Chi di voi, se un asino o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà subito fuori nel giorno di sabato?” Con questa domanda Gesù mostra l’incoerenza dei dottori e dei farisei. Se uno di loro, nel giorno di sabato, non ha problemi nel soccorrere un figlio o perfino un animale, anche Gesù ha diritto di aiutare l’idropico. La libertà di Gesù dinanzi ad una situazione, anche se osservato da chi non lo approva, non perde la libertà, sceglie tra il bisogno immediato del prossimo e la parola della Legge.
Padre, fa’ che sappiamo ascoltare la tua voce, a fissare lo sguardo su Gesù per diventare capaci di vivere la gratuità dell’amore.

La voce di una filosofa
“Coloro che si sentono infelici, di null’altro al mondo hanno bisogno se non di qualcuno che presti loro attenzione”.
(Simone Weil)

Commento di suor Emilia Di Massimo
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10/30/2020 10:32 PM
 
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Sabato 31 ottobre 2020 - XXX Settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: "Cédigli il posto!". Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va' a metterti all'ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: "Amico, vieni più avanti!". Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».»
Lc 14, 1.7-11


Come vivere questa Parola?

Gesù dice agli invitati, tutti farisei, una parabola notando come sceglievano i primi posti. L’evangelista stigmatizza questa ambizione, questa vanità, che è tipica delle persone religiose, specialmente se ricoprono delle cariche di rilievo e si sentono importanti, quindi hanno il bisogno di esibire e di manifestare, di rendere nota a tutti la loro importanza scegliendo i primi posti. Gesù non intende dare norme di comportamento sociale ma una lezione sul valore dell’umiltà. La storia insegna che l’orgoglio, l’arrivismo, la vanità, l’ostentazione sono la causa di molti mali. E Gesù ci fa capire la necessità di scegliere l’ultimo posto, di cercare la piccolezza e il nascondimento: l’umiltà. Le parole di Gesù sottolineano atteggiamenti completamente diversi e opposti: l’atteggiamento di chi si sceglie il proprio posto e l’atteggiamento di chi se lo lascia assegnare da Dio e aspetta da Lui la ricompensa. Lui ci dà un posto molto più bello di quello che ci danno gli uomini! Il posto che ci dà Dio è vicino al suo cuore e la sua ricompensa è la vita eterna. Oggi, Gesù si fa voce di chi non ha voce e rivolge a ciascuno di noi un appello: aprire il cuore e fare nostre le sofferenze e le ansie dei poveri, degli affamati, degli emarginati, dei profughi, degli sconfitti dalla vita, di quanti sono scartati dalla società e dalla prepotenza dei più forti.
Signore Gesù, illuminaci, orienta le nostre scelte secondo il tuo cuore mite ed umile.

La voce di uno scrittore
“Io ritrovo, passando, l’infinito nell’umiltà”.
(Umberto Saba)

Commento di suor Emilia Di Massimo
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