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Giugno 2020

Last Update: 6/29/2020 9:29 PM
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21 giugno 2020 - XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«26Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. 27Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. (…)
31Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
32Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli;
33chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli»
Mt 10,26-27. 31-33


Come vivere questa Parola?

L’amore di Dio e l’amore del prossimo vanno sempre di pari passo: non possiamo non sentire la responsabilità di annunciare agli altri la bellezza della nostra relazione col Creatore, in tutti i modi possibili. La nostra testimonianza nasce infatti da un cuore che si lascia riempire dall’amore di Dio, il quale ha detto: “Apri la tua bocca, la voglio riempire” (Sal 81,11). Come possiamo temere di annunciare il Vangelo, e come può risultarci innaturale e forzato, se attraverso l’ascolto di quella parola siamo divenuti sempre più conformi a Cristo, e ognuno di noi è un alter Christus? La crescita del nostro uomo interiore non dovrebbe tanto essere verificata sulla base di progressi misurabili “col metro”, ma sulla base di una gioia che cresce di giorno in giorno e che non si lascia scoraggiare dalle difficoltà, che riduce in polvere, direi quasi stritolandola, ogni avversità che ci viene dall’esterno.
Oggi mi propongo di versare il mio piccolo contributo all’annuncio del Vangelo parlando di Dio e di Gesù anche se può sembrare un’intromissione sconveniente e sgarbata.

La voce di una santa
“Non abbiamo bisogno di usare bombe o pistole per dominare il mondo. Usiamo l’amore e la compassione. La pace comincia con un sorriso: sorridi cinque volte al giorno a quella persona cui non avresti nessunissima voglia di sorridere: fallo per la pace”
(Madre Teresa di Calcutta).

Commento di Don Enrico Emili
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6/22/2020 2:59 PM
 
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Lunedì 22 giugno 2020 - XII Settimana del Tempo Ordinario (Anno Pari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Non giudicate, per non essere giudicati; 2perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. 3Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? 4O come dirai al tuo fratello: «Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio», mentre nel tuo occhio c'è la trave? 5Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello»
Mt 7,1-5


Come vivere questa Parola?

La relazione con gli altri rimane sempre la fatica più grande nel nostro cammino di maturazione, perché l’altro che mi sta di fronte provoca la reazione del mio ego, mette in discussione la mia impostazione di vita e l’immagine che ho di me stesso. Quante volte arriviamo ad augurarci di non incontrare l’altro, o addirittura che sparisca per sempre dalla nostra vista! … Gesù mi invita in ogni caso a non giudicare, perché se non conosco neanche bene me stesso, come posso sentenziare qualcosa nei confronti dell’altro? La mia conoscenza dell’altro è viziata dal mio punto di osservazione necessariamente parziale, dai miei limiti, dai miei interessi, e non è facile liberarsi da tanti condizionamenti, per essere più obiettivi nelle nostre valutazioni. Accogliamo oggi pertanto le parole di Gesù che frenano ogni nostra pretesa di detenere la verità, nostra e di chi ci sta accanto!
Oggi mi propongo fermamente di evitare chiacchiere, discussioni, facili ironie e apprezzamenti sul mio prossimo, tanto meno in sua assenza.

La voce di un Padre del deserto
“Chi incolpa se stesso, accoglie tutto serenamente quando incorre in qualunque contrarietà, danno, maldicenza, oltraggio o altra afflizione: di tutto egli si ritiene meritevole, né può in alcun modo essere turbato”
(S. Doroteo abate)


Commento di Don Enrico Emili
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6/22/2020 3:02 PM
 
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Martedì 23 giugno 2020 - XII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«6Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
12Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.
13Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. 14Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!»
Mt 7,6.12-14


Come vivere questa Parola?

La nostra fede in Gesù e nel Vangelo non ci chiede di rinunciare alla nostra sensibilità e intelligenza. Anche se presi da ardore e da amore appassionato, non dobbiamo passare dal considerarci “pecore” al seguito del “bel pastore”, all’essere “pecoroni” all’inseguimento di ogni cosa che svolazza scambiandola per la propria bandiera. Un sano discernimento passa attraverso il riconoscimento dei propri limiti, come anche attraverso l’umile presa di coscienza delle proprie capacità: non lasciamoci prendere dall’illusione che tutto sia facile e che l’obiettivo sia sempre visibile e alla propria portata. Lasciamoci guarire dalle illusioni che abbiamo verso noi stessi e anche dall’illusione di poter cambiare gli altri con un colpo di bacchetta. Quel che piace a Dio, e non quel che voglio io, è la cosa migliore per me oggi.
Prenderò la saggia decisione di non preoccuparmi per chi non riesco ad aiutare veramente, per dedicarmi di più a custodire i doni del mio cuore, coltivando i carismi che il Signore mi ha donato.

La voce di un Papa
“La mancanza di un riconoscimento sincero, sofferto e orante dei nostri limiti è ciò che impedisce alla grazia di agire meglio in noi, poiché non le lascia spazio per provocare quel bene possibile che si integra in un cammino sincero e reale di crescita”
(Papa Francesco)

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6/24/2020 8:54 PM
 
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Mercoledì 24 giugno - NATIVITA' DI SAN GIOVANNI BATTISTA – SOLENNITÀ

(Messa del giorno)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

57Per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. 58I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
59Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. 60Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». 61Le dissero: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». 62Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. 63Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. 64All'istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. 65Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. 66Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
80Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.
Lc 1,57-66.80


Come vivere questa Parola?

Veramente i progetti del Signore sono più grandi dei nostri cuori, più grandi di quanto di meglio potevamo immaginare, fino a sconvolgerci! Così è stata la vicenda di Giovanni il Battista, che ha sorpreso i suoi genitori e tutti coloro che ne sono venuti a conoscenza. Colpisce che già all’apparire del Battista Zaccaria ed Elisabetta comprendono che devono farsi da parte, per lasciar spazio a un progetto che li supera. Ma sempre in questa dinamica vitale si manifesta la volontà di Dio: quando ci decidiamo per Lui e abbiamo il coraggio di fare il nostro passo in avanti, per poi lasciarci afferrare dalla mano di Colui che decide anche senza di noi e che farà tutto il resto, per il nostro meglio.
Oggi mi propongo di modificare nella mia scansione della giornata quelle occupazioni o quei comportamenti che sono diventati per me imprescindibili, ma che in ultima analisi nella loro schematicità mi impediscono di vivere nella libertà di figlio di Dio.

La voce di un Padre della Chiesa
“Dio, anche se nulla si può dire degno di Lui, ha accettato l’omaggio della parola dell’uomo e ha gradito che noi avessimo a godere delle parole che pronunciamo a sua lode” (Sant’Agostino).

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6/24/2020 8:56 PM
 
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Giovedì 25 giugno 2020 - XII settimana del tempo ordinario (Anno pari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«21Non chiunque mi dice: «Signore, Signore», entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli (…)
24Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia (...)
28Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: 29egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi»
Mt 7,21. 24. 28-29


Come vivere questa Parola?

Non si è veramente cristiani se non ci si sottopone con umiltà e confidenza alla volontà del Padre, se non si riconosce la propria limitatezza di figli, se non ci si abbandona a quella forza autorevole, salda e normativa che viene dall’alto. Soltanto una relazione diretta con Dio – come fu con Gesù che era continuamente a colloquio col Padre – può elevarci da quell’approssimazione e quel dilettantismo spirituale in cui tante volte rinchiudiamo il nostro cristianesimo. Soltanto Dio sa essere veramente esigente, perché ci conosce fino in fondo e non può accontentarsi delle nostre briciole. Soltanto ascoltando Lui capiremo cosa è bene per la nostra vita. Soltanto quando faremo tabula rasa di tutte le nostre illusioni e dei falsi dèi ai quali abbiamo elevato incenso, riconosceremo che Egli sempre è stato lì, ad attenderci, rassicurandoci che mentre tutte le nostre costruzioni finiscono per perdere l’equilibrio e vacillare, la casa che Egli ci prepara e dove saremo in sua compagnia non subirà mai scosse.
Ciò che è importante per me è importante anche per Dio. Oggi voglio riflettere su quegli obiettivi che considero veramente importanti nella mia vita e verificare a che punto sto rispetto alla loro realizzazione.

La voce di un Papa
“La missione che ogni mattina il Signore ci dona: trasmettere «una grande gioia, che sarà di tutto il popolo» (Lc 2,10). Ma, appunto, non come teoria o conoscenza intellettuale o morale di ciò che dovrebbe essere, bensì come uomini che immersi nel dolore sono stati trasformati e trasfigurati dal Signore” (Papa Francesco).

Commento di Don Enrico Emili
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6/25/2020 9:10 PM
 
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Venerdì 26 giugno 2020 - XII Settimana del Tempo Ordinario (anno pari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Scese dal monte e molta folla lo seguì. 2Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». 3Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita. 4Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va' invece a mostrarti al sacerdote e presenta l'offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».»
Mt 8,1-4


Come vivere questa Parola?

Il primo frutto del discorso della montagna è il riconoscimento della propria indegnità, del peccato che ci ha profondamente segnati e che ci rende repellenti, inavvicinabili. Avere disgusto di questa condizione di lontananza da Dio è la molla necessaria per trovare il coraggio di avvicinarsi a Gesù, il conseguimento di quella povertà spirituale che ci associa a chi veramente ascolta la parola di Dio. Questo non curarsi più di chi si ha accanto, sfidare perfino le norme sociali per gettarsi ai piedi del Cristo, è il primo passo verso la salvezza. Che sorprendente rivelazione, quando ci si accorge che Gesù non ci rifiuta ma ci tende la mano, inizia con noi un cammino di crescita personale, lontano dai clamori e dagli umori altalenanti della massa anonima. Ci rende belli, ci ricrea nuovi, rifonda la nostra vita sull’amore e ci restituisce la dignità perduta!

Il mio impegno di oggi sarà di non giudicare la persona che mi trovo di fronte, pur vedendola brutta o abbrutita dalle vicende della vita, di non fuggire da lei. E’ facile prendere le distanze da chi mi crea disagi, ma il Signore mi insegna a tendere la mano e a farmi compagno di viaggio dei tanti lebbrosi che incontro.

La voce di un Religioso
“Fare l’elemosina, dare del proprio a chi non ha, non è un’opera supererogatoria di bontà, ma dovere di giustizia: chi è figlio, è anche fratello” (S. Fausti).

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6/26/2020 8:59 PM
 
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Sabato 27 giugno 2020 - XII Settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«5Entrato in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: 6«Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». 7Gli disse: «Verrò e lo guarirò». 8Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di' soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. 9Pur essendo anch'io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: «Va'!», ed egli va; e a un altro: «Vieni!», ed egli viene; e al mio servo: «Fa' questo!», ed egli lo fa».
10Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande!»
Mt 8,5-10


Come vivere questa Parola?

La grande lezione offertaci da questo soldato romano – un pagano che ha compreso bene lo spirito delle beatitudini – è l’aver capito che la potenza di Dio è molto al di sopra delle facoltà umane, le trascende e le porta a compimento. Infatti non è la buona volontà di lui che ottiene l’esaudimento della richiesta, ma la fede, che è la virtù soprannaturale per eccellenza. La gerarchia sottesa alle operazioni umane, per cui chi sta più in alto comanda al subalterno, è infatti figura della proporzione e della reciprocità che esiste nelle realtà spirituali: basta un cenno di Dio perché la sua volontà si realizzi, e tutto è possibile se ci si richiama a questa onnipotenza divina. Saggio è colui che possiede occhi per vedere questa trama, questo ordine divino che governa tutte le cose.

Oggi voglio scegliere tra tutti i miei desideri quello più grande, e presentarlo a Dio: confido nel fatto che ciò che è importante per me è importante anche per Lui, e in virtù di ciò quello che veramente desidero andrà a buon fine.

La voce di un Padre della Chiesa
“Il timor di Dio ci deve indurre a riflettere sulla nostra condizione mortale e sulla futura morte e, per così dire, a inchiodare le nostre carni per attaccare al legno della croce tutti i sentimenti di superbia” (Sant’Agostino).


Commento di Don Enrico Emili
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6/26/2020 9:03 PM
 
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28 giugno 2020 – XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

DALLA PAROLA DEL GIORNO

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà».
Mt. 10, 37-39


Come vivere questa Parola?

Una croce, una qualsiasi croce ce l’abbiamo tutti, grande o piccola, leggera o pesante, tutti abbiamo una croce!
L’abbiamo ricevuta con una malattia, la morte dolorosa di una persona cara, una relazione difficile, un legame pericoloso, una situazione economica disastrosa, una guerra infinita…o chissà come.
Tutti abbiamo una croce, credenti o atei, cristiani o mussulmani, praticanti o no.
Tutti abbiamo una croce, e forse ne abbiamo più di una.
Ma è come l’accettiamo e l’accogliamo nella nostra vita che ci fa essere veri cristiani, autentici discepoli di quel Gesù che la sua croce, pesante e penosa, l‘ha portata lungo tutta la via Dolorosa, fino al Golgota.
Ma è come l’abbracciamo che ci fa imitatori di Gesù e suoi veri seguaci: non passivamente, per ricerca della sofferenza e della morte, ma come autentica, attiva, vera scelta d’amore per Gesù e per tutti i nostri fratelli.
Aiutaci Signore a prendere ogni giorno la nostra croce e ad abbracciarla, scegliendola con amore e libertà ogni giorno.

La voce di un teologo
Se qualcuno vuole venire dietro a me... Ma perché seguirlo? Perché andare dietro a lui e alle sue idee? Semplice: per essere felice…Prenda la sua croce e mi segua. Una delle frasi più celebri, più citate e più fraintese del Vangelo, che abbiamo interpretato come esortazione alla rassegnazione: soffri con pazienza, accetta, sopporta le inevitabili croci della vita. Ma Gesù non dice “sopporta”, dice “prendi”. Al discepolo non è chiesto di subire passivamente, ma di prendere, attivamente.
Ermes Ronchi Avvenire – 31 agosto 2017


Commento di suor Sandra Bona FMA
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6/28/2020 1:48 PM
 
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Lunedì 29 GIUGNO 2020 – SOLENNITÀ DEI SANTI PIETRO E PAOLO

DALLA PAROLA DEL GIORNO

E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Mt 16,17-19


Come vivere questa Parola?

Quanto è rassicurante questo brano del Vangelo per ognuno di noi, deboli nella fede e peccatori: Gesù sceglie Pietro, nonostante tutto, e forse proprio per questo.
Lui è uno di noi, Lui è come noi. Ma Lui è anche Pietro, la roccia della nostra fede, l’esempio per il nostro cammino.
E non importa se cadremo o sbaglieremo, lui l’ha fatto prima di noi.
E non importa se avremo paura, anche lui l’ha avuta, come noi.
E non importa se non saremo sempre all’altezza di quanto ci viene richiesto, è stato così anche per lui.
E non importa se qualche volta l’entusiasmo ci annebbierà la vista o ci rallenterà il passo, è successo anche a lui.
E proprio perché Pietro è così vicino ad ognuno di noi e ci somiglia tanto, possiamo imitarlo e prenderlo a modello.
Come Pietro, Signore aiutaci ad essere pietre vive, solide e sicure sulle quali e con le quali costruire la tua Chiesa.

La voce di Papa Francesco
Anche con noi, oggi, Gesù vuole continuare a costruire la sua Chiesa, questa casa con fondamenta solide ma dove non mancano le crepe, e che ha continuo bisogno di essere riparata… Ognuno di noi è una piccola pietra, ma nelle mani di Gesù partecipa alla costruzione della Chiesa.
Angelus 27 agosto 2017

Commento di suor Sandra Bona FMA
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6/29/2020 9:29 PM
 
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Martedì 30 giugno 2020 – XIII Settimana del Tempo Ordinario

DALLA PAROLA DEL GIORNO

Tutti, pieni di stupore, dicevano:
«Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».
Mt 8,27


Come vivere questa Parola?

Dio è sempre capace di stupirci, di rispondere alle nostre richieste diversamente da come avevamo pensato e voluto, di fare cose inaudite e incredibili, lontane dalla nostra logica, perché Lui è Dio, perché Lui non è come noi!
Perché Lui è il Signore del cielo e della terra e noi non sappiamo con sicurezza neanche che tempo farà domani.
Perché Lui è il Dio che sa tutto di noi, e noi non sappiamo neanche cosa è bene per noi domandargli.
Perché Lui conosce cosa vuol dire amare veramente e come si fa, e noi viviamo spesso in un’illusione di affetto e di dono.
Dio è Dio e noi non possiamo piegarlo, rinchiuderlo, ammaestrarlo, Lui è lì sempre capace di stupirci!
E noi lasciamoci stupire ogni giorno dal nostro Dio!
Donaci, Signore un cuore semplice e buono, capace di stupirsi per la tua grandezza e la tua fantasia e pronto ad abbracciare sempre la tua volontà che si manifesta con tanta impensabile creatività.

La voce di Papa Francesco
Chiediamo oggi la grazia di lasciarci stupire dalle sorprese di Dio, di non ostacolare la sua creatività, ma di riconoscere e favorire le vie sempre nuove attraverso cui il Risorto effonde il suo Spirito nel mondo e attira i cuori facendosi conoscere come il «Signore di tutti»
Udienza del 16 ottobre 2019

Commento di suor Sandra Bona FMA
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