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Maggio 2020

Last Update: 5/29/2020 9:32 PM
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Giovedì 21 maggio 2020 – VI Settimana di Pasqua

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«In verità, in verità io vi dico:
voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà.
Voi sarete nella tristezza,
ma la vostra tristezza
si cambierà in gioia».
Gv 16,20


Come vivere questa Parola?

“La vostra tristezza si cambierà in gioia”.
Gesù non ci toglie la tristezza, la sofferenza, il dubbio, la paura, la disillusione, la difficoltà, la morte. Gesù non toglie niente dall’umano della nostra esistenza ma entra in punta di piedi nel nostro quotidiano, trasformandolo.
“La vostra tristezza si cambierà in gioia”.
Perché è questo il segreto di Dio, trasformare il quotidiano e l’esistente, rendendolo vita. Come ha fatto con la sua Resurrezione, come ha fatto con i suoi numerosi miracoli, come ha fatto con la sua Parola portatrice di speranza.
Entrare nel presente, così come è, e trasformarlo.
E questo Gesù lo chiede anche a tutti noi.
Non possiamo solamente piangere davanti ai fallimenti e agli errori, alla sofferenza e alla tristezza, dobbiamo rimboccarci le maniche e trasformare le sconfitte in opportunità nuove e ricche.

Donaci, Signore, il tuo Santo Spirito perché possiamo rileggere le situazioni di sofferenza e di dolore che viviamo e che abbiamo vissuto e trasformarle in eventi di vita e di speranza.

La voce uno scrittore Paulo Coelho
Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.

Commento di suor Sandra Bona FMA
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5/21/2020 1:02 PM
 
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Venerdì 22 maggio 2020 – VI Settimana di Pasqua

DALLA PAROLA DEL GIORNO

[Mentre Paolo era a Corìnto,] una notte, in visione, il Signore gli disse: «Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male: in questa città io ho un popolo numeroso».
At 18,9-10


Come vivere questa Parola?

Gesù invita Paolo a non tacere ma a continuare a parlare di Lui, annunciandolo con le parole e con la vita.
E’ un forte invito anche per noi: la fede non va mai in vacanza e neanche in “quarantena”, non ci sono periodi sì e periodi no, il nostro impegno di Cristiani continua sempre, raccontando con creatività e gioia le cose buone e belle che Dio compie nella nostra vita, testimoniando la gioia di essere Cristiani anche nella sofferenza e nella malattia, vivendo la carità e il servizio anche nelle situazioni più problematiche e difficili, non lasciando nessuno solo.
E sulle orme di Paolo e seguendo le indicazioni di Gesù, in questo periodo di pandemia e di isolamento forzato abbiamo visto nascere e crescere un modo nuovo di vivere la Chiesa e la vicinanza con tutti gli uomini perché l’annuncio della Parola di Dio non si può fermare mai.
Donaci, Signore, il tuo Santo Spirito perché ci dia la creatività e il coraggio di continuare ad annunciare e a testimoniare Gesù tra gli uomini del nostro tempo.

La voce di San Giovanni Paolo II
Questo dice oggi il Signore anche a te, Chiesa che gli rendi testimonianza in Pisa. “Non avere paura” di proclamare le supreme verità che Cristo ti ha rivelato, non chiuderti nello sconforto o nell’isolamento: il Signore è con te! “Continua a parlare e non tacere”, perché se da Cristo hai ricevuto un così grande patrimonio di grazia e di verità per il bene dell’uomo, mai ti sarebbe lecito, mai ti sarebbe consentito di sottrarlo ai fratelli o di tenerlo nascosto. Se dai tuoi padri hai ereditato una forza ed una chiarezza di voce e di testimonianza come quella che appare da questi stupendi edifici, tu devi continuare ad esprimerti con la stessa coraggiosa franchezza.
Omelia 24 settembre 1989 – Visita Pastorale a Pisa

Commento di suor Sandra Bona FMA
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5/22/2020 1:45 PM
 
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Sabato 23 maggio 2020 – VI Settimana di Pasqua

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena».
Gv 16,23-24


Come vivere questa Parola?

“Chiedete ed otterrete, perché la vostra gioia sia piena”. Potrebbe sembrare un messaggio egoista, più chiedete più avrete e più starete bene e sarete felici, ma non è così.
E questa è la gioia vera, quella dei figli che si sentono amati, protetti e seguiti dal Padre e a Lui chiedono con libertà e affetto, accettando anche un no, perché l’importante è essere e sentirsi sempre figli!
E questa è la gioia del Padre che si sente tale solo quando ha un figlio con cui relazionarsi, un figlio da amare, proteggere, ascoltare, correggere.
E questa è la gioia di chi non ha niente ma si sente di tutto debitore del Signore e a Lui chiede con semplicità e onestà, perché è Padre.
E questa è la gioia di chi sa che solo nel fare la volontà del Padre troverà la pienezza.
Donaci, Signore, il tuo Santo Spirito perché siamo capaci di vivere la vera gioia che tu doni ai tuoi figli in maniera piena ed abbondante.

La voce un teologo, Padre Alberto Maggi
Quindi l’invito di Gesù alla gioia non è una gioia passeggera, non è una gioia momentanea, non è neanche una gioia limitata, ma è una pienezza di gioia che si colma e trabocca e deve essere comunicata agli altri. La volontà del Padre espressa da Gesù, quindi è la pienezza della gioia. Tutto quello che attenta, tutto quello che limita o tutto quello che impedisce la gioia è contrario al progetto di Dio sull’umanità. La massima aspirazione degli uomini, la felicità, coincide con la volontà di Dio. Dio vuole che l’uomo sia felice, ma qui in questa esistenza terrena.

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5/22/2020 1:50 PM
 
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24 maggio 2020 – ASCENSIONE DEL SIGNORE

SOLENNITA’ DI MARIA AUSILIATRICE PER LA FAMIGLIA SALESIANA

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».»
Mt 28, 16-20


Come vivere questa Parola?

L’invito di Gesù agli apostoli mentre sale al cielo e li lascia un’altra volta da soli è chiaro: “Andate” e “Fate”.
Verbi attivi, non passivi, azioni che richiedono il loro impegno perché niente di quello che hanno vissuto con Gesù vada perduto: andate da chi non l’ha conosciuto e fatevi annunciatori del Vangelo.
E’ un invito anche per tutti noi, un impegno che richiede di riscoprire il momento del nostro incontro personale con Gesù, le motivazioni profonde e vere del nostro essere cristiani oggi, il desiderio profondo di non tenere per noi quello che abbiamo visto e udito con i nostri occhi e con le nostre orecchie.
Gesù sale al cielo ma chiede a ognuno di noi di continuare la sua missione d’amore, di raccontare ciò che ha detto, di fare ciò che ha fatto.
E allora vedremo cosa sono i miracoli e come, ancora oggi, possiamo rispondere ai bisogni dell’umanità.
Donaci, Signore, il tuo Santo Spirito perché ci insegni ad “andare” e a “fare” per essere annunciatori e testimoni di Te per tutti coloro che incontriamo nel nostro cammino.

La voce del Santo dei giovani
“Amate, onorate, servite Maria. Procurate di farla conoscere, amare e onorare dagli altri. Non solo non perirà un figlio che abbia onorato questa madre, ma potrà aspirare anche a una grande corona in cielo”.
San Giovanni Bosco


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5/25/2020 1:34 PM
 
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Lunedì 25 maggio 2020 – VII Settimana di Pasqua

DALLA PAROLA DEL GIORNO

Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».
Gv 16,31-33



Come vivere questa Parola?

La pace è uno degli ultimi doni che Gesù ci lascia prima di salire al cielo. Una pace che non è assenza di tribolazione e di sofferenza ma che viene solo dalla fiducia in Gesù.
Non c’è messaggio più significativo in questo periodo in cui stiamo vivendo difficoltà, insicurezza e paura.
E ciò che deve ancora venire, il tempo futuro, sarà altrettanto difficile perché non sappiamo ancora come sarà…
Non possiamo tornare indietro, ma non sappiamo ancora dove andare!
L’insicurezza e l’instabilità di questo periodo è forte, tanto forte… Signore abbiamo bisogno di quella pace che solo Tu puoi donarci!

Donaci, Signore, il tuo Santo Spirito perché ci illumini e ci guidi in questi momenti così difficili, donandoci la pace.

La voce di un sacerdote
“La pace che Gesù viene a portarci, non è quella emotiva, è la pace che scorre nella parte più profonda di noi, quella parte che si sostiene proprio quando sembra tutto perduto. Non possiamo evitare le tribolazioni che ci vengono dal mondo, ma possiamo continuare ad avere fiducia nonostante le tribolazioni”
Don Luigi Maria Epicoco, Commento al Vangelo 03.06.2019

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5/25/2020 2:54 PM
 
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Martedì 26 maggio 2020 – San Filippo Neri - Memoria

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola.
Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te,
perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro.
Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te
e hanno creduto che tu mi hai mandato»
Gv 17,6-8


Come vivere questa Parola?

“Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato.”
Bene si addicono queste parole al santo che celebriamo oggi, San Filippo Neri che, in tutta umiltà e semplicità, con l’allegria e la leggerezza di chi ha fede solo in Dio, ha annunciato la Parola di Dio agli uomini del suo tempo rompendo convenzioni sociali e dando vita ad una nuova forma di pastorale.
Nell’oratorio ogni giorno, ad esclusione del sabato e della domenica, si predicavano gli esercizi spirituali e si svolgevano varie attività come letture spirituali, predica di sermoni, narrazione delle vite dei santi e dei padri della Chiesa, lezioni di storia della Chiesa, canto di laudi spirituali, preghiera comune perché evangelizzare e formare era per Filippo una missione perché sapeva bene che tutte le persone che lo ascoltavano erano di Dio, e gli erano state affidate per incontrarlo, conoscerlo, amarlo ed essere felici per l’eternità.

Donaci, Signore, il tuo Santo Spirito perché impariamo ad essere strumento docile per farti conoscere e amare da tutti gli uomini.

La voce di Papa Francesco
“Padre Filippo, nel suo metodo formativo, seppe servirsi della fecondità dei contrasti: innamorato dell’orazione intima e solitaria, egli insegnava nell’Oratorio a pregare in fraterna comunione; fortemente ascetico nella sua penitenza anche corporale, proponeva l’impegno della mortificazione interiore improntata alla gioia e alla serenità del gioco; appassionato annunciatore della Parola di Dio, fu predicatore tanto parco di parole da ridursi a poche frasi quando lo coglieva la commozione. Questo è stato il segreto che fece di lui un autentico padre e maestro delle anime”.
Messaggio per il V centenario della nascita di san Filippo Neri – 26 maggio 2016

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5/26/2020 9:10 PM
 
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Mercoledì 27 maggio 2020 –VII Settimana di Pasqua

DALLA PAROLA DEL GIORNO

[Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.».
Gv 17,11


Come vivere questa Parola?

Quanto è importante la preghiera se Gesù, prima di salire al Padre, si ferma a lungo affidandogli ciascuno di noi.
La preghiera ci fa conoscere Dio e ci aiuta a dirgli, con tutto il cuore e in piena fiducia. “ti voglio bene”.
La preghiera ci aiuta a riconoscere i nostri limiti, le nostre deficienze e il nostro bisogno di Lui.
La preghiera ci spinge a ridimensionare ciò che ci accade e a rimanere al nostro posto.
La preghiera ci insegna ad allargare il nostro cuore per farvi entrare tutti i fratelli e le sorelle del mondo.
La preghiera è l’unico modo che abbiamo per rimanere in contatto con Dio, sempre!
Donaci, Signore, il tuo Santo Spirito che ci insegna a pregare con il tuo cuore.

La voce di Papa Francesco
“La preghiera è il respiro della fede, è la sua espressione più propria. Come un grido che esce dal cuore di chi crede e si affida a Dio…Gli artisti si fanno spesso interpreti di questo grido silenzioso del creato, che preme in ogni creatura ed emerge soprattutto nel cuore dell’uomo, perché l’uomo è un “mendicante di Dio”.”
Udienza Generale 06.05.2020


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5/27/2020 10:21 PM
 
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Giovedì 28 maggio 2020 – VII Settimana di Pasqua

DALLA PAROLA DEL GIORNO

[Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato».
Gv 17,20-21


Come vivere questa Parola?

Gesù, prima di salire al cielo prega per l’unità dei suoi discepoli, tra loro e con lui, perché tutti credano: il presupposto della fede è la testimonianza di unità.
Unità è credere nell’unico Signore Gesù Cristo, pur mantenendo le proprie peculiarità e diversità.
Unità è essere fedeli alla Sua Parola e al suo Vangelo, con il cuore semplice e sereno di chi ha incontrato Dio.
Unità è partecipare, sentirsi famiglia e fare casa, sentirsi parte di un sogno grande e tante volte da Dio sognato.
Unità è vivere la solidarietà che mette in comune ciò che si è e ciò che si ha, perché tutti siamo figli dello stesso Padre.
Unità è farsi carico gli uni degli altri perché essere famiglia richiede cura e dedizione vicendevole.
Unità è vivere lontani ma col cuore unito nell’unico dono che Gesù ci ha lasciato, l’Eucarestia.
Donaci, Signore, il tuo Santo Spirito perché possiamo conoscere, vivere e costruire nella nostra vita quotidiana la vera unità.

La voce di una fondatrice
“L’Unità! ma chi potrà azzardarsi a parlare di lei? È ineffabile come Dio! Si sente, si vede, si gode ma… è ineffabile! Tutti godono della sua presenza, tutti soffrono della sua assenza. È pace, gaudio, amore, ardore, clima di eroismo, di somma generosità. È Gesù fra noi!”
Chiara Lubich - Lettera del 29.04.1948

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Venerdì 29 maggio 2020 – VII Settimana di Pasqua

DALLA PAROLA DEL GIORNO

[quando si fu manifestato ai discepoli ed] essi ebbero mangiato,
Gesù disse a Simon Pietro:
«Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?».
Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene».
Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
Gli disse di nuovo, per la seconda volta:
«Simone, figlio di Giovanni, mi ami?».
Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene».
Gli disse: «Pascola le mie pecore».
Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore».

Gv 21,15-17


Come vivere questa Parola?

Quanto ci dice sull’amore questo brano che parla di amore vero, quello in cui ci si mette in discussione e si è capaci di fare un passo indietro.
Pietro, interrogato da Gesù, rivede il suo triplice tradimento, fa i conti con la sua fragilità e il suo peccato e riconosce di non poter più dire in pienezza il suo amore… e fa un passo indietro, per onestà!
Gesù chiede amore pieno ma coglie la difficoltà di Pietro, capisce i suoi limiti e le sue paure e, anche lui… fa un passo indietro, per rispetto!
Tutti e due fanno un passo indietro, l’amato e colui che ama, e viceversa, perché l’amore vero rispetta i tempi e le situazioni, riconosce i limiti e le difficoltà, ama l’altro così come è e, se necessario, fa un passo indietro, con onestà e con rispetto.
Donaci, Signore, il tuo Santo Spirito siamo capaci di amare tutti con quell’amore rispettoso e onesto con cui tu ci ami.

La voce di un teologo
“Gesù rallenta il passo sul ritmo del nostro, la misura di Pietro diventa più importante di se stesso: l'amore vero mette il tu prima dell'io. Pietro sente il pianto salirgli in gola: vede Dio mendicante d'amore, Dio delle briciole, cui basta così poco, e un cuore sincero. Nell'ultimo giorno sono certo che se anche per mille volte avrò tradito, il Signore per mille volte mi chiederà soltanto questo: Mi vuoi bene? E io non dovrò fare altro che rispondere per mille volte, soltanto questo: Ti voglio bene”.
Ermes Ronchi, Avvenire, giovedì 11 aprile 2013

Commento di suor Sandra Bona FMA
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Sabato 30 maggio 2020 – VI Settimana di Pasqua

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi».»
Gv 21,21-22

Come vivere questa Parola?

Quante volte abbiamo invidiato Giovanni, conosciuto nel suo stesso Vangelo come “il discepolo che Gesù amava”, quello che durante l’ultima cena, quella più importante, quella più intima, era al suo fianco e gli si è chinato sul petto, quasi per far risuonare il suo cuore all’unisono con quello di Gesù.
Ma siamo noi i discepoli amati, come Giovanni, perché per noi è morto e risorto, per noi ha mandato i suoi discepoli in tutto il mondo, a noi affida il suo bene più prezioso, la sua Chiesa, e siamo noi che chiama ad essere gi apostoli del suo regno.
Siamo noi i discepoli amati a patto che ci lasciamo chiamare da lui, gli rimaniamo vicino, lo seguiamo sulle strade del mondo, non lo abbandoniamo nel momento della prova, accogliamo tutti coloro che Lui ci affida, come Giovanni, anche lui discepolo amato.
Donaci, Signore, il tuo Santo Spirito siamo capaci di vivere come ha vissuto Giovanni il discepolo amato.

La voce un teologo
“Secondo una caratteristica del quarto evangelista, l’espressione “discepolo che Gesù amava” acquista una risonanza che va oltre l’identificazione anagrafica.
In Giovanni di Zebedeo si vuole tipizzare il ritratto del discepolo ideale, perciò l’espressione assume un valore simbolico. Scriveva il teologo Max Thurian: «Egli è la personificazione del discepolo perfetto, del vero fedele di Cristo, del credente che ha ricevuto lo Spirito».”
Monsignor Ravasi, “Le pietre d’inciampo del Vangelo”

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31 maggio 2020 - DOMENICA DI PENTECOSTE

Messa del Giorno – Anno A

DALLA PAROLA DEL GIORNO

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Gv 20,21-23


Come vivere questa Parola?

Siamo nel cenacolo. Gesù comunica il suo mandato a un pugno di uomini ancora storditi degli eventi della Passione, morte e Risurrezione del Maestro. Nella stanza “al piano superiore” pronuncia parole impegnative: “Disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi».
Rinnova il dono della pace, come a dire che con la sua risurrezione ha dato inizio ad un tempo nuovo, segnato dalla gioia, ma anche caratterizzato da un nuovo compito affidato ai discepoli. E' la prima volta, nel vangelo di Giovanni, che Gesù invia esplicitamente i suoi più fidi. Un invio che riguarda tutti i discepoli, quelli presenti a Gerusalemme e quelli futuri, di tutte le epoche e le zone geografiche.
All'incarico segue il dono dello Spirito Santo. Dopo aver promesso il Consolatore, “Gesù alitò su di essi”. Gesto che riproduce quello primordiale della creazione con lo scopo evidente di suggerire che si tratta di una nuova vita. Gesù glorificato comunica lo Spirito che fa rinascere l'uomo, concedendogli di condividere la comunione con Dio. “Ha fede in noi, il risorto. Affidandoci delle parole, le sue parole, la Parola, e quel poco che è riuscito a costruire nei suoi tre anni di vita pubblica. A noi che, invece, vorremmo fuggire, chiedere aiuto, lasciar fare a lui. Si ribaltano le posizioni, invece. Dio non risolve, affida. Non interviene, chiede”. Grazie alla vittoria di Cristo la salvezza divina ha prevalso sulla tenebra e raggiunge ogni persona, attraverso il ministero dei discepoli.
Oggi pregherò così: Spirito Santo, anima della mia anima, illuminami, guidami, fammi conoscere la tua volontà e fa’ che io la segua sempre.

La voce di uno scrittore e teologo
“Se ne va, il risorto, torna al Padre.
Compiendo un inaudito gesto di fede. Folle e profetico, grandioso e fecondo.
Un gesto di fede nell'umanità, in noi, in me.
Affida ad uno sparuto gruppo di discepoli, fragili uomini e donne, l'incarico di proseguire l'annuncio, di costruire il Regno, finché egli venga”.
Paolo Curtaz


Commento di Sr Graziella Curti
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