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Marzo 2020

Last Update: 3/29/2020 10:13 PM
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Sabato 21 marzo 2020 – III Settimana di Quaresima - Anno A

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: «O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo». Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: «O Dio, abbi pietà di me peccatore».»
Lc. 18, 11 - 13


Come vivere questa Parola?

Anche gli esponenti della Letteratura greco–latina hanno preso posizione critica nei confronti dell’uomo paludato di presunzione.
La Parola di Gesù denuncia con forza la “menzogna esistenziale” di chi si crede e afferma di essere onesto, buono, ricco di virtù umane. Quel che colpisce è la sua pseudo sicurezza di essere migliore degl’altri.
Questa figura presentata da Gesù, esprime efficacemente l’ombra di chi gioca a credersi non solo pienamente onesto, ma superiore a tutti: vero modello di umanità riuscita ed è proprio l’opposto.
Quello che Gesù dice colpisce nel segno anche oggi, perché siamo informati di tanta ingiustizia là dove occorrerebbe solo il coraggio della verità tradotto poi nell’impegno di voler aiutare il prossimo in gravi difficoltà.
Chi vive in semplicità di spirito i suoi giorni, sa di non potersi gloriare giudicandosi migliore degli altri.
Una buona coscienza espone a Dio anche le sue mancanze e non gioca a nascondere le sue magagne. Non a caso Gesù illumina semplicemente il pubblicano; certo, non loda le sue colpe ma il coraggio della verità con se stesso
Signore, dammi un cuore semplice che cerca e vive la verità e approda alle rive di un mare importante: quello dell’umile amore.

La voce di un filosofo e teologo
Meglio dare che prendere; ma talvolta può esserci più umiltà nel ricevere che nel donare.
Soren Kierkegaard

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA
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3/21/2020 2:03 PM
 
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22 marzo 2020 - IV DOMENICA DI QUARESIMA - LAETARE (ANNO A)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Passando, vide un uomo cieco dalla nascita […] 5Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». 6Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7e gli disse: «Va' a lavarti nella piscina di Sìloe» - che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva»
Gv 9, 1.5-7



Come vivere questa Parola?

Il quinto segno compiuto da Gesù nel Vangelo di Giovanni è la guarigione di un uomo cieco dalla nascita. La cecità è la sua condizione: è nato cieco e lo sa! Gesù inaspettatamente lo avvicina e lo guarisce, senza che egli chieda nulla. Si trova guarito facendo solo quello che Gesù gli dice di fare: andare a lavarsi alla piscina di Siloe.”. Una cosa semplice? Ma, forse per un cieco non del tutto! La sua obbedienza rivela la fede del cieco in Gesù, un uomo che non conosceva, anche perché non lo aveva mai visto.
Con questa guarigione la luce entra nella vita di quest’uomo: “Io Sono la Luce”, e quando la Luce entra nella vita, le cose si riescono a vedere con più chiarezza, con grande libertà di cuore, senza timori e paure. La fiducia data è diventata possibilità di vedere oltre e con una semplicità disarmante; è saper trarre dalla sua storia il segno della manifestazione di Dio, così da poter fare la professione di fede quando finalmente lo incontra e lo vede: «E chi è, Signore, perché io creda in lui? […] Lo hai visto: è colui che parla con te[…]. Credo, Signore!».

Credo Signore, aumenta la mia fede!
Convertici a Te Signore, siamo nelle Tue mani!

La voce di Papa Francesco
“Con questo miracolo Gesù si manifesta e si manifesta a noi come luce del mondo. Il cieco dalla nascita rappresenta ognuno di noi, che siamo stati creati per conoscere Dio, ma a causa del peccato siamo come ciechi, abbiamo bisogno di una luce nuova; tutti abbiamo bisogno di una luce nuova: quella della fede, che Gesù ci ha donato. Infatti quel cieco del Vangelo riacquistando la vista si apre al mistero di Cristo. Gesù gli domanda: «Tu credi nel Figlio dell’uomo?» (v. 35). «E chi è, Signore, perché io creda in lui?», risponde il cieco guarito (v. 36). «Lo hai visto: è colui che parla con te» (v. 37). «Credo, Signore!» e si prostra dinanzi a Gesù.” (ANGELUS, 26 marzo 2017)


Commento di suor Monica Gianoli FMA

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3/22/2020 10:10 PM
 
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Lunedì 23 marzo 2020 - IV settimana di Quaresima

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va', tuo figlio vive». Quell'uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!».»
Gv 4, 46-51


Come vivere questa Parola?

Il secondo segno compiuto da Gesù nel Vangelo di Giovanni è la guarigione del figlio del funzionario del re. Può sembrare sconcertante l’aspro rimprovero rivolto da Gesù a questo funzionario in ansia per il proprio figlio: “Se non vedete segni e prodigi, voi non credete”. Gesù non risponde ad una singola persona, ma usando il plurale ("se non vedete... non credete") si dirige a tutti quelli che si possono rispecchiare in questo funzionario del re: magari tutti noi che avendo un certo “potere”, cerchiamo di voler far fare a Dio quello che abbiamo in testa o quello che crediamo sia più importante, che ci sta a cuore. Il dignitario non comprende il rimprovero di Gesù e insiste: “Signore, scendi prima che il mio bambino muoia!”. La sua non è una preghiera, ma un ordine imperativo: "Scendi... intervieni... guarisci”. Ma di fronte all’attesa dell’evento prodigioso richiestogli, Gesù replica: “Sei tu che devi “scendere”! E tuo figlio vivrà”. In questo invito c’è il cuore del problema. Il dignitario ha chiesto a Gesù di "scendere", ma è lui che deve “scendere” abbandonando le sue pretese e il suo atteggiamento altezzoso: solo una fiducia umile potrà riaccendere la vita in lui e intorno a lui.

Gesù mite e umile di cuore, rendi il mio cuore simile al tuo!
Convertici a Te Signore, siamo nelle Tue mani!

La voce di Papa Francesco
“La fede è dare spazio a questo amore di Dio; è fare spazio alla potenza, al potere di Dio, al potere di uno che mi ama, che è innamorato di me e che desidera la gioia con me. Questa è la fede. Questo è credere: è fare spazio al Signore perché venga e mi cambi”.
(MEDITAZIONE MATTUTINA DOMUS SANCTAE MARTHAE ,16 marzo 2015)


Commento di suor Monica Gianoli FMA
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3/23/2020 1:59 PM
 
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Martedì 24 marzo 2020 - IV settimana di Quaresima

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Dopo questi fatti, ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. [ 4] Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all'istante quell'uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare»
Gv 5,1-9a


Come vivere questa Parola?

Il terzo segno compiuto da Gesù nel Vangelo di Giovanni è la guarigione dell’uomo malato da 38 anni, alla piscina di Betzatà. La cifra "38" allude agli anni che il popolo di Israele, fuggito dall'Egitto, ha trascorso nel deserto prima di giungere nella terra promessa "andammo erranti per 38 anni" (Dt 2,14). Ecco: quest’infermo oppresso dai mali è ormai senza speranza, attende solo la morte. Anche in questo caso Gesù prende l’iniziativa e chiede all’uomo: «Vuoi guarire?», vuoi ritornare a sperare?. “Signore , non ho nessuno…”. Gesù sembra dirgli guarendolo: “Hai me! Perché guardi ancora alle sicurezze umane, alla dipendenza servile dagli altri?”.

La mia fiducia riposa ormai sulla Tua forza!
Convertici a Te Signore, siamo nelle Tue mani!

La voce di Papa Francesco
“Quanti sono i perseguitati o uccisi a motivo della loro fede in Gesù? Essi sono uno “stimolo” a testimoniare con coraggio Colui che sulla Croce ha vinto per sempre l’odio e la violenza con il suo amore”.
( Giornata in memoria dei missionari martiri-24 marzo 2019)


Commento di suor Monica Gianoli FMA
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3/24/2020 9:42 PM
 
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Mercoledì 25 marzo 2020 - ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE - SOLENNITÀ

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«26Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. […]34Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». 35Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. 36Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: 37nulla è impossibile a Dio». 38Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei»
Lc 1,26-27.34-38


Come vivere questa Parola?

“Nulla è impossibile a Dio!”. L’azione di Dio con la sua forza creatrice non ha limiti.
Dio crea come all’inizio. L’uomo creato al ”sesto giorno”, trova compimento nell’uomo nuovo che chiede di essere concepito nel “sesto mese” per ricreare l’opera della Genesi. Anche a noi è chiesto, come a Maria, l’ascolto della Parola, la fiducia in questa Parola e la collaborazione.
Allora Maria disse: “Ecco la serva del Signore”. Maria si fida e collabora: “avvenga di me secondo la tua parola”.

Ecco la serva del Signore, avvenga di me secondo la tua Parola
Convertici a Te Signore, siamo nelle Tue mani!

La voce di Papa Francesco
«Nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,37): così termina la risposta dell’Angelo a Maria. Quando crediamo che tutto dipenda esclusivamente da noi rimaniamo prigionieri delle nostre capacità, delle nostre forze, dei nostri miopi orizzonti. Quando invece ci disponiamo a lasciarci aiutare, a lasciarci consigliare; quando ci apriamo alla grazia, sembra che l’impossibile incominci a diventare realtà “(S. Messa al Parco di Monza, 25 marzo 2017).


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3/27/2020 1:46 PM
 
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Giovedì 26 marzo 2020 - IV settimana di Quaresima

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti,
come potrete credere alle mie parole?».»
Gv 5,46-47


Come vivere questa Parola?

Credere a Mosè, l’inviato di Dio, è credere a Dio stesso che parla e parlando si comunica.
Oggi il Signore ci aiuta a capire come le fondamenta sono importanti per poter avere una casa sicura. C’è uno stretto rapporto tra Mosè, la legge, l’Antico Testamento, e Gesù. Se uno non conosce l’Antico Testamento, come fa a capire in profondità chi è Gesù?. Noi cristiani, se con umiltà non ci mettiamo a comprendere il pensiero, la vita, la spiritualità dei nostri fratelli ebrei, faremo fatica a comprendere con verità Gesù, perché Gesù è Colui che si è rivelato in quella storia, in quella promessa, in quei fatti. Certo, Lui li ha poi donati a tutto il mondo, ma sono nati in quel contesto. Lo diceva San Gerolamo: “Ignorare le Scritture è ignorare Cristo”. Vi è sicuramente un ignorare a livello cognitivo, ma la fiducia, la fede, sono un dono; “credere” è affidarsi a Colui del quale le Scritture parlano. Questo rapporto cuore a cuore con Dio, in Gesù, ci permette di ”credere alle Sue Parole”.

Lampada per i miei passi è la Tua Parola!
Convertici a Te Signore, siamo nelle Tue mani!

La voce di Papa Francesco
“Proprio da un punto di vista teologico, appare chiaramente l’inscindibile legame che unisce cristiani ed ebrei. I cristiani, per comprendere sé stessi, non possono non fare riferimento alle radici ebraiche, e la Chiesa, pur professando la salvezza attraverso la fede in Cristo, riconosce l’irrevocabilità dell’Antica Alleanza e l’amore costante e fedele di Dio per Israele”.
(DISCORSO NELLA SINAGOGA DI ROMA 17 gennaio 2016)


Commento di suor Monica Gianoli FMA
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3/27/2020 1:48 PM
 
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Venerdì 27 marzo 2020 - IV settimana di Quaresima

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Dopo questi fatti, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo. […]
Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora»
Gv 7, 1.30


Come vivere questa Parola?

Qui si sente nell’aria il pericolo della morte: vogliono uccidere Gesù; prima però cercano di arrestarlo, di limitarne la parola, i gesti, ma non riescono. Una domanda viene spontanea: “E’ possibile imprigionare Dio?” Purtroppo, sì! Possiamo imprigionare Dio nei nostri schemi quando abbiamo il cuore indurito e diventiamo persone rigide, banali, disattente, in fondo quando procediamo a senso unico, restringendo il campo visivo ai soli nostri interessi. Possiamo imprigionare Dio con i nostri ragionamenti contorti, il nostro voler avere tutto sotto controllo! La pretesa di voler capire l’agire di Dio! Ma Dio non si lascia catturare. Quante volte viviamo la tensione tra il catturarlo, il farlo tacere, la presunzione di capirlo, e non accogliamo la Parola che salva, che dà vita. Il non ascoltare la Parola non solo è l’ “arrestare” la Parola, ma è già l’”uccisione” della Parola.
Sia fatta la Tua Volontà!

La voce di Papa Francesco
“Penso che tutte voi, suore di clausura, siete venute per essere vicine al Signore e cercare la via della perfezione, ma la via della perfezione si trova in questi piccoli passi di carità, sulla strada dell’obbedienza. Piccoli passi, che sembrano niente, ma sono piccoli passi che fanno schiavo Dio. Piccoli fili che imprigionano Dio. [...]Piccoli, piccolissimi, perché la nostra piccola anima non può fare grandi cose”. (Incontro con le Carmelitane scalze ad Antananarivo, Viaggio Apostolico in Madagascar 7/9/2009).

Commento di suor Monica Gianoli FMA
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3/27/2020 1:50 PM
 
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Sabato 28 marzo 2020 - IV settimana di Quaresima

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«All'udire queste parole, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui»
Gv 7, 40-43


Come vivere questa Parola?

In base a come parla, Gesù viene riconosciuto da alcuni come un profeta che parla con parole di verità, parole che danno vita. Altri invece lo riconoscono, non solo da come parla, ma da come compie e realizza quello che dice. Lo riconoscono come il Cristo: Colui che non solo dice la Parola, ma la compie restituendo l’uomo alla sua verità, realizzando il Regno promesso. Di fronte all’evidenza di quello che Gesù diceva e faceva, qualcuno però solleva l’obiezione relativa alla provenienza del Cristo. Non era possibile considerarlo tale perché il limite della loro conoscenza lo identificava con la Galilea e le Scritture lo legavano a Betlemme. E da questa questione nasce un dissenso, una divisione, uno scisma: la vera differenza sta nel diverso modo di concepire e vivere il rapporto con Dio, se nella carne oppure in altri modi. L’umanità di Gesù, proprio il suo essere carne legato al tempo e allo spazio, è da sempre l’origine di tanti scismi.

Mio Signore e mio Dio!
Convertici a Te Signore, siamo nelle Tue mani!

La voce di Papa Francesco
«E di cosa ha invidia il diavolo? Della nostra natura umana. E voi sapete perché? Perché il Figlio di Dio si è fatto uno di noi. Questo non può tollerarlo, non riesce a tollerarlo».
(MEDITAZIONE MATTUTINA, DOMUS SANCTAE MARTHAE, 12 novembre 2019)


Commento di suor Monica Gianoli FMA
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3/28/2020 3:11 PM
 
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29 marzo 2020 - V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«21Marta «disse a Gesù: Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». 23Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». 24Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno». 25Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». 27Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».»

Gv 11,21-27


Come vivere questa Parola?

La prova avvincente di Giovanni ci accompagna ad accorgerci di tutta una gradazione di condizioni esistenziali – corrispondenti ai vari personaggi del racconto – segnate in modo diverso dal dramma della morte. Lazzaro ha chiuso gli occhi, i suoi lineamenti umani sono resi irriconoscibili da quelle bende di lino … ma anche le due sorelle, Marta e Maria, trascinano con sé un’angoscia di vuoto interiore, non sanno dare un senso all’accaduto. I discepoli fraintendono Gesù, non capiscono le sue decisioni, pensano che il loro maestro sia uno sconsiderato … una forma di morte è anche il peso dell’ignoranza che grava su di loro. La fede non è ancora ben fondata: si vorrebbe mettere sulla bocca di Cristo le risposte giuste, quelle che ci aspettiamo … Una cosa, sì, la possiamo fare: uscire dalle nostre ristrette visuali, e dire con slancio: “Vieni, Signore! … Te lo diciamo con l’insistenza amorevole delle due sorelle, con quell’insistenza che arrivò a commuoverti. Vieni! Guarda le nostre morti interiori ed abbine compassione! Vieni nella nostra casa, e mostraci con la tua presenza che dove Tu sei non c’è morte, che Tu sei prima e al di là di ogni nostro giudizio, che tutto dipende da Te e nulla è possibile senza di Te!”.

Oggi orienterò la volontà a far morire il mio modo di fare giustizia. Accoglierò il fratello che Tu mi hai donato lasciando cadere ogni rancore, prendendo la decisione di conservare il rapporto con lui anche se mi costa e va contro i miei interessi.

La voce di un educatore
“Ho voluto più bene a voi che a Dio”
Don Lorenzo Milani ai suoi ragazzi della Scuola di Barbiana


Commento di Don Enrico Emili
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3/29/2020 10:13 PM
 
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Lunedì 30 marzo 2020 - V settimana di Quaresima (Anno A)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«3Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e 4gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. 7Tuttavia, poiché insistevano nell'interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». (…)
10Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più».»

Gv 8,3-7. 10-11


Come vivere questa Parola?

Colpisce nel brano di questo Vangelo la prolungata reticenza di Gesù a parlare. Egli viene ripetutamente provocato dalle insinuazioni degli astanti, ma rimane silenzioso, scrivendo per terra (v. 6). E’ un silenzio particolarmente eloquente, questo di Gesù: silenzio che evince e mette in luce i pensieri nascosti dei cuori, che sopporta su di sé, senza rigettarli sul prossimo, i maligni propositi – dardi acuti e pungenti di una faretra avvelenata! – di chi vorrebbe accomunare in un’unica condanna la misera e la misericordia! … Una contemplazione insolita per noi: ci è molto più familiare assecondare l’istinto e ricambiare male per male. Ci viene molto più naturale parlare senza pensare, obbedire alle passioni, quelle che ci fanno guerra da dentro, e ci dominano signoreggiando i nostri animi. Dopo aver insegnato nel Tempio (v. 2), Gesù oggi ci insegna a tacere.
Le parole e i comportamenti degli altri tante volte sono dei sottili inviti o provocazioni ad agire in un certo modo, a pensarla in una determinata maniera. Con i fianchi della mente cinti (1Pt 1,13), mi impegno a tacere, anche quando sarebbe più facile e logico far valere le mie ragioni.

La voce di un Papa
“Devi aver fiducia nel ricordo di Dio: la sua memoria non è un «disco rigido» che registra e archivia tutti i nostri dati, la sua memoria è un cuore tenero di compassione, che gioisce nel cancellare definitivamente ogni nostra traccia di male”
Papa Francesco

Commento di Don Enrico Emili
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