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Dicembre 2019

Last Update: 12/30/2019 2:09 PM
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22 dicembre 2019 - IV DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. 20Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; 21ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
22Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: 23Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi. 24Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa»
Lc 1,18-24

Come vivere questa Parola?

Il vangelo di questa domenica di Avvento ci presenta la "genealogia" di Gesù: ci fa capire che Egli è profondamente inserito nella storia umana, tramite Maria santissima e san Giuseppe.
Maria, la madre, aspetta il bambino e san Giuseppe ne è il padre adottivo. Gesù porterà la salvezza all'umanità: anzi Egli è all'origine di una nuova fase delle vicende umane.
I due protagonisti ricordati nel vangelo di oggi, Maria e Giuseppe, sono profondamente obbedienti alla volontà di Dio: Maria accetta di essere la madre di Gesù e san Giuseppe proteggerà lei e il figlio che nascerà. Ambedue danno l'esempio di una perfetta adesione al volere di Dio, secondo la situazione che viene a crearsi.
Non sempre tutto è chiaro nella vita: in questo vangelo si dice che Giuseppe in "sogno" ascolta e vede quello che deve fare: è un modo per indicare che occorre la partecipazione attiva da parte dell'uomo per realizzare il piano di Dio.
O Signore, aiutaci a comprendere la tua volontà in ogni momento della nostra vita, anche nelle circostanze più difficili, sull'esempio di Maria santissima e di san Giuseppe.

La voce del profeta Isaia
“Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele”
Is 7,14

Commento di D. Mario Maritano SDB
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12/23/2019 7:49 AM
 
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Lunedì 23 Dicembre 2019 - Feria propria

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. 58I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
59Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. 60Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». 61Le dissero: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». 62Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. 63Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. 64All'istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. 65Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. 66Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.»
Lc 1,57-66

Come vivere questa Parola?

Oggi il vangelo ci presenta le circostanze della nascita di Giovanni Battista. Elisabetta dà alla luce il figlio Giovanni e otto giorni dopo, al momento della circoncisione devono mettere il nome al bambino.
Il padre Zaccaria è muto, quindi chiedono alla madre di indicare il nome. Essa dice "Giovanni", poi chiedono anche al padre di segnalare il nome ed egli prende una tavoletta e scrive: "Giovanni" e nello stesso momento riprende la parola, benedicendo Dio.
Questo fatto è anche significativo della nuova via che orienta la storia: la Parola di Dio deve diventare anche parola dell'uomo che loda Dio per le meraviglie che Egli opera.
Il vangelo odierno si conclude con la frase: "E la mano del Signore era con lui". Veramente il Signore è sempre presente con la sua potenza (simboleggiata nella "mano") nella storia personale e comunitaria di ogni persona umana; dipende da noi essere docili e realizzare nella nostra vita la sua santa volontà.
O Signore, sempre vicino a noi, aiutaci a comprendere e a compiere il tuo volere, perché solo così possiamo essere felici.

La voce di un salmista
“Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza”.
Salmo 24/25,4-5

Commento di D. Mario Maritano SDB
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12/23/2019 7:52 AM
 
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Martedì 24 dicembre 2019 - Feria propria

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Zaccaria, suo padre, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo:
68«Benedetto il Signore, Dio d'Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo, (…)
78Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio,
ci visiterà un sole che sorge dall'alto,
79per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre
e nell'ombra di morte,
e dirigere i nostri passi
sulla via della pace».»
Lc 1,67. 78-79

Come vivere questa Parola?

Il vangelo di oggi ci presenta il cantico di esultanza di Zaccaria che benedice "il Dio di Israele che ha visitato e redento il suo popolo". Un sentimento di gioia e di riconoscenza pervade tutto il cantico: Dio non si è dimenticato del suo popolo, ma è intervenuto per salvarlo.
Dio è sempre presente nella nostra storia personale e comunitaria e ci guida verso la giustizia e la carità, e ognuno di noi sia consapevole di dover collaborare a questa realizzazione, secondo le sue capacità e possibilità.
Dio per primo, nella persona del suo Figlio Gesù, ci ha dato l'esempio: ha lasciato i cieli per venire sulla terra a salvarci. Quanta riconoscenza dovremmo avere verso di lui, ma soprattutto dovremmo imitarlo nel venire incontro alle necessità e alle attese degli altri, particolarmente se bisognosi e in difficoltà.

O Signore, donaci la larghezza del tuo cuore, perché anche noi sappiamo capire le sofferenze degli altri e possiamo intervenire in modo fruttuoso per soccorrerli.

La voce di un salmista
Canterò in eterno l'amore del Signore,
di generazione in generazione
farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà,
Salmo 88/89,2

Commento di D. Mario Maritano SDB
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12/25/2019 8:37 PM
 
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Giovedì 26 dicembre 2019 - Santo Stefano, primo Martire – Festa

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Stefano intanto, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo. 9Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenei, degli Alessandrini e di quelli della Cilìcia e dell'Asia, si alzarono a discutere con Stefano, 10ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava. 11Allora istigarono alcuni perché dicessero: «Lo abbiamo udito pronunciare parole blasfeme contro Mosè e contro Dio». 12E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al sinedrio»

At 6,8-12;7,54-60

Come vivere questa Parola?

Oggi 26 dicembre celebriamo la festa del primo martire (= che letteralmente significa "testimone") cristiano: s. Stefano.
Egli era uno dei sette diaconi istituiti dagli apostoli, per il servizio della parola e delle mense per i fedeli.
Nella prima lettura si racconta il suo martirio: egli si difende di fronte al sinedrio, proclamando che vede i cieli aperti e la gloria del Figlio dell'uomo.
In tale episodio si evidenziano anche atteggiamenti che richiamano la morte di Gesù: Stefano perdona i suoi uccisori. A questa uccisione era presente anche Saulo (che poi diventerà Paolo, il grande apostolo delle genti) e si vede allora l'efficacia della preghiera di santo Stefano: più tardi Saulo si converte e diffonderà il messaggio cristiano nel mondo greco-romano del tempo.
Stefano realizza anche il significato del suo nome, cioè "corona": egli è il primo che assume la "corona" del martirio e viene indicato come il protomartire del cristianesimo.
O Signore, fa' che sull'esempio di santo Stefano, pure noi manifestiamo con coraggio la nostra fede, anche nei momenti di difficoltà e di incomprensione.

La voce del salmista
Sii per me una roccia di rifugio,
un luogo fortificato che mi salva.
Perché mia rupe e mia fortezza tu sei,
per il tuo nome guidami e conducimi.

Alle tue mani affido il mio spirito;
tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele.
Esulterò e gioirò per la tua grazia,
perché hai guardato alla mia miseria.

Liberami dalla mano dei miei nemici
e dai miei persecutori:
sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto,
salvami per la tua misericordia. (Salmo 30)

Commento di D. Mario Maritano SDB
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12/26/2019 1:44 PM
 
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Venerdì 27 dicembre 2019 San Giovanni, Apostolo ed Evangelista – Festa

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». 3Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. 4Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. 6Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, 7e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. 8Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette»
Gv20,2-8

Come vivere questa Parola?

Oggi 27 dicembre celebriamo la festa san Giovanni un apostolo tra i più vicini e amati da Gesù. Con il salvatore aveva condiviso momenti importanti (gioiosi e dolorosi). Aveva mangiato, bevuto e camminato con lui: era stato al suo fianco per i tre anni della vita pubblica del Salvatore, aveva ascoltato i suoi insegnamenti, aveva camminato con lui lungo le strade della Giudea e della Palestina, ne aveva assimilato il messaggio.
Il vangelo di oggi ci racconta il suo correre velocemente alla tomba della risurrezione e fermarsi all'entrata, lasciando passare Pietro. Vede le bende e il sudario - ormai abbandonate - indizio della tomba vuota: allora egli crede nella risurrezione, segno dell'amore di Dio.
Giovanni ci ha lasciato un vangelo che mette in evidenza gli insegnamenti e gli esempi del Salvatore, soprattutto descrivendo il grande amore di Dio per l'umanità.
Anche il grande papa Giovanni XXIII (che ha preso il nome dall'Apostolo) è rimasto nel nostro cuore per la sua grande bontà e per i suoi esempi, che hanno inciso profondamente nella storia del nostro tempo.
Grazie Signore, per queste figure meravigliose (l'Apostolo Giovanni e il Papa omonimo) che richiamano il tuo grande amore di Padre buono e misericordioso, amante della vita e della gioia da dispensare ai tuoi figli.

La voce della Bibbia
“ 1Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita 2 (poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), 3 quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. 4 Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta”.
(1Giovanni 1,1-4)

Commento di D. Mario Maritano SDB
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12/27/2019 8:53 PM
 
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Sabato 28 dicembre 2019 - Santi Innocenti, Martiri – Festa

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
14Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, 15dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
Dall'Egitto ho chiamato mio figlio.
16Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. 17Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremia:
18Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamentogrande:
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata,
perché non sono più»
Mt 2,13-18

Come vivere questa Parola?

Oggi, 28 dicembre, celebriamo la festa dei santi Innocenti, ricordando il loro martirio: bambini che a Betlemme furono fatti uccidere dal re Erode, nell'intento di colpire anche Gesù. Essi furono i primi a versare il loro sangue, quasi anticipo di quello che farà Gesù per salvare tutti gli uomini.
Noi siamo giustamente inorriditi di fronte a tanta crudeltà e al comprensibile dolore delle madri, che non vogliono essere consolate per la perdita dei loro figlioletti.
Purtroppo anche oggi assistiamo a violenze che vengono perpetrate ai danni dei bambini: impedire loro di nascere con l'aborto, sfruttarli sessualmente, impiegarli in lavori anche pesanti, continuare l'esistenza in un clima di guerra e di violenza così che essi non possono vivere nella gioia la loro fanciullezza. e negare loro un futuro di pace e di prosperità. Ci auguriamo veramente che gli uomini - in particolare i governanti - siano sensibili a queste esigenze e preparino un avvenire migliore per l'umanità.
O Signore, ti preghiamo di essere vicino e di proteggere questi "fiori" di umanità che sbocciano e ci ricordano che Tu non ti sei ancora stancato dell'umanità.

La voce della liturgia
Signore nostro Dio, che oggi nei santi Innocenti
sei stato glorificato non a parole, ma col sangue,
concedi anche a noi di esprimere nella vita
la fede che professiamo con le labbra.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli. (Preghiera di Colletta della Messa di oggi)


Commento di D. Mario Maritano SDB
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12/28/2019 1:56 PM
 
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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA Domenica 29 dicembre 2019 – SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE (ANNO A)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».
Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».»
Mt 2,13-15.19-23

Come vivere questa Parola?

Giuseppe, come in tutto il Vangelo, anche qui commuove, per come si inserisce nel disegno di Dio che si sta realizzando in Maria e in Gesù. Non rivendica, ma impara ad ascoltare e a divenire custode. Ascolta nel sogno, si alza nella notte, prende, fugge, ritorna, si ritira a Nazareth. Giuseppe risponde, ma non a parole, con la vita. La sua stessa vita è risposta e dà corpo, dà carne al sogno di Dio. "Ob-audire": obbedire significa infatti ascoltare stando davanti, rivolto all'altro, ascoltare trasformando nella propria carne la volontà di un altro, dando risposta, dando credito alle parole ascoltate e credendo, alla voce percepita.
Nelle nostre famiglie quanto questi verbi - ascoltare, alzarsi, prendere, fuggire, ritornare, ritirarsi - sono vissuti! Ma come? Con la responsabilità della custodia, in obbedienza reciproca e rispettosa della dignità dell’altro o con la fuga pretenziosa dell’individualismo e dell’egocentrismo?
Aiutaci Signore a ri-vivificare il nostro rapporto con gli altri entrando nella logica del “prendersi cura” e non nella logica del ”sono forse io il custode di mio fratello?” Aiuta le nostre famiglie ad essere laboratori di perdono e di umanità. AMEN!

La voce di Papa Francesco
“Quest’oggi il nostro sguardo sulla santa Famiglia si lascia attirare anche dalla semplicità della vita che essa conduce a Nazareth. E’ un esempio che fa tanto bene alle nostre famiglie, le aiuta a diventare sempre più comunità di amore e di riconciliazione, in cui si sperimenta la tenerezza, l’aiuto vicendevole, il perdono reciproco. Ricordiamo le tre parole-chiave per vivere in pace e gioia in famiglia: permesso, grazie, scusa. Quando in una famiglia non si è invadenti e si chiede “permesso”, quando in una famiglia non si è egoisti e si impara a dire “grazie”, e quando in una famiglia uno si accorge che ha fatto una cosa brutta e sa chiedere “scusa”, in quella famiglia c’è pace e c’è gioia. Ricordiamo queste tre parole. Ma possiamo ripeterle tutti insieme: permesso, grazie, scusa(…). Invochiamo con fervore Maria Santissima, la Madre di Gesù e Madre nostra, e san Giuseppe, suo sposo. Chiediamo a loro di illuminare, di confortare, di guidare ogni famiglia del mondo, perché possa compiere con dignità e serenità la missione che Dio le ha affidato” (Angelus 29 dicembre 2013)

Commento di suor Monica Gianoli FMA
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12/29/2019 2:01 PM
 
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Lunedì 30 dicembre 2019 – VI giorno fra l’ottava di Natale

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«[Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore.] C’era una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.»
Lc 2, 36-38

Come vivere questa Parola?

La profetessa Anna ci fa toccare con mano la conseguenza dell'attesa vissuta con fedeltà e speranza. Questa donna è rimasta capace per tanti anni, in mezzo a sofferenze e fatiche, di attendere, di volgere lo sguardo in avanti senza piegarlo con nostalgia e con risentimento verso il passato. Ed è stata questa capacità di attendere, di stare nel tempio, mantenendo vivo un desiderio autentico, che le ha permesso di riconoscere fra i tanti bambini quel Bambino e di additarlo a tutti coloro che “aspettavano la redenzione di Gerusalemme” (Lc 2,38) come Colui nel quale il Signore si è reso presente con la sua benedizione. Lui è la vera benedizione.
Signore, donaci la perseveranza di questa donna, perché ogni nostra attesa sia rivestita del coraggio e della sicurezza che quello che è per il nostro bene si avvererà! Grazie Gesù! AMEN!

La voce di Papa Francesco
“Erano certamente anziani, il “vecchio” Simeone e la “profetessa” Anna aveva 84 anni. Non nascondeva l’età questa donna. Il Vangelo dice che aspettavano la venuta di Dio ogni giorno, con grande fedeltà, da lunghi anni. Volevano proprio vederlo quel giorno, coglierne i segni, intuirne l’inizio. Forse ormai erano anche un po’ rassegnati a morire prima: quella lunga attesa continuava però ad occupare tutta la loro vita; non avevano impegni più importanti di questo: aspettare il Signore e pregare. Quando Maria e Giuseppe giunsero al tempio per adempiere le disposizioni della Legge, Simeone e Anna si mossero di slancio, animati dallo Spirito Santo (cfr Lc 2,27). Il peso dell’età e dell’attesa sparì in un momento. Essi riconobbero il Bambino e scoprirono una nuova forza per un nuovo compito: rendere grazie e rendere testimonianza per questo Segno di Dio. (Udienza generale 11 marzo 2015)


Commento di suor Monica Gianoli FMA
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12/30/2019 2:09 PM
 
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Martedì 31 dicembre 2019 - VII giorno fra l’ottava di Natale

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.»
Gv 1,1-3

Come vivere questa Parola?

"In principio"..., ma non siamo alla fine dell'anno? Certo, ma la Parola ci parla di "un principio" non legato allo scorrere del tempo, ma "un principio" che ci porta a riflettere sul senso dato al tempo che viviamo. È "il principio" posto all'origine della nostra esistenza, del cosmo, quel " principio" che era presso Dio ed era Dio, per il quale "tutto è stato fatto (...) e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste." La grandezza di questa affermazione porta a sentirci dentro quella storia di amore che lega nello Spirito, il Verbo al Padre. Noi non solo siamo dentro questa storia, ma noi siamo attori di questa storia, siamo amati e continuiamo ad essere amati nella relazione tra il Verbo e il Padre. Il senso della nostra vita lo ritroviamo tutte le volte che ci lasciamo amare ed entriamo consapevolmente in questo flusso di amore. E' questo amore e non altro a farci vivere, e “tutto ciò che vive” attinge e si colloca all'interno di questa relazione.
Vieni Santo Spirito, riempici del Tuo Amore. Illumina il nostro cuore e la nostra mente! Accordaci quell’Amore che è al principio della nostra esistenza ed è l’unico vero senso della nostra vita. Donaci la grazie di amare con verità, come da te, Dio Padre, Figlio e Spirito Santo siamo amati. AMEN!

La voce di Papa Francesco
“Nel giorno di Natale è stato già proclamato questo solenne inizio del Vangelo di Giovanni; oggi ci viene proposto ancora una volta. È l’invito della santa Madre Chiesa ad accogliere questa Parola di salvezza, questo mistero di luce. Se lo accogliamo, se accogliamo Gesù, cresceremo nella conoscenza e nell’amore del Signore, impareremo ad essere misericordiosi come Lui (…). Questa è la vocazione e la gioia di ogni battezzato: indicare e donare agli altri Gesù; ma per fare questo dobbiamo conoscerlo e averlo dentro di noi, come Signore della nostra vita. E Lui ci difende dal male, dal diavolo, che sempre è accovacciato davanti alla nostra porta, davanti al nostro cuore, e vuole entrare” (Angelus 3 gennaio 2016).


Commento di suor Monica Gianoli FMA
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