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Novembre 2019

Last Update: 11/29/2019 8:35 PM
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Giovedì 21 novembre 2019 – Presentazione della Beata Vergine Maria - Memoria

DALLA PAROLA DEL GIORNO

41Quando fu vicino, alla vista della città pianse su di essa 42dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. 43Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; 44distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».
Lc 19, 41-44


Come vivere questa Parola?

Gesù si avvicina alla “sua ora”, e nel cammino, davanti a Lui, si apre al panorama della sua città – Gerusalemme - e nella potenza del suo amore senza limiti, piange. Il pianto di Gesù rivela il grande amore di Dio per l’uomo, il suo profondo rispetto fino ad arrivare a piangere quasi impotente davanti al suo rifiuto e al suo cuore indurito. Gesù entra nella città per essere ucciso, perché non lo hanno riconosciuto: l’amore muore perché non è stato amato. Ogni momento è un kairós, nel quale siamo chiamati a riconoscere “il tempo della visita di Dio”: Gesù “ci visita anche nel nostro peccato: se, per rispetto della nostra libertà, non ci può salvare dal male, per rispetto di sé ci salva nel male stesso” (S. Fausti).
In questa giornata delle claustrali, dona Signore a noi e in modo particolare a queste donne generose, sull’esempio di Maria, di comprendere tutto quello che porta alla pace. Rendilo chiaro ai nostri occhi perché possiamo gioire della Tua visita e Presenza.

La voce di Papa Francesco
“… anche oggi Gesù piange, perché noi abbiamo preferito la strada delle guerre, la strada dell’odio, la strada delle inimicizie. “Farà bene anche a noi chiedere la grazia del pianto per questo mondo che non riconosce la strada della pace, che vive per fare la guerra, con il cinismo di dire di non farla. Chiediamo la conversione del cuore”
(Meditazione mattutina 19 novembre 2015)

Commento di suor Monica Gianoli FMA
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11/21/2019 8:38 PM
 
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Venerdì 22 novembre 2019 – Santa Cecilia, Vergine E Martire – Memoria

DALLA PAROLA DEL GIORNO

45Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, 46dicendo loro: «Sta scritto:
La mia casa sarà casa di preghiera.
Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
47Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; 48ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell'ascoltarlo.
Lc 19,45-48


Come vivere questa Parola?

Non si può tenere insieme la logica dell’amore con la logica del possesso. E questo soprattutto nel nostro cuore. Anche noi possiamo correre il rischio di mercanteggiare nella nostra vita, di rimanere legati a pensieri di merito, di compra-vendita - anche nei confronti di Dio - di avere idoli (denaro, pensieri, pregiudizi, illusioni, inganni ...) che prendono il posto dell'unico Signore. Il tempio di Gerusalemme non era nato per questo, ma a questo era arrivato, anche profanato spesso da una religiosità formale. Gesù continua ad insegnare in quel tempio, che da dopo l’infanzia l’aveva visto tornare “per occuparsi delle cose del Padre suo” (cf Lc 2,49), e da quel tempio ribadisce che l’amore di Dio non si può comperare; l’amore di Dio si può solo accogliere o rifiutare e richiede uno stile di vita nella logica delle Beatitudini
Purifica il nostro cuore, perché non dimori in esso falsità e menzogna

La voce di Papa Francesco
“Ho imparato a vigilare dentro di me, perché il tempio nel mio cuore sia solo per lo Spirito Santo? Purificare il tempio, il tempio interiore e vigilare. Stai attento, stai attenta: cosa succede nel tuo cuore? Chi viene, chi va … Quali sono i tuoi sentimenti, le tue idee? Tu parli con lo Spirito Santo? Ascolti lo Spirito Santo? Vigilare. Stare attenti a cosa succede nel tempio nostro, dentro di noi.”
(Meditazione mattutina 24 novembre 2017)

Commento di suor Monica Gianoli FMA
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11/22/2019 1:41 PM
 
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Sabato 23 novembre 2019 - XXXIII settimana del tempo ordinario (anno dispari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

27Gli si avvicinarono alcuni sadducei - i quali dicono che non c'è risurrezione - e gli posero questa domanda: 28«Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. 29C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. 30Allora la prese il secondo 31e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. 32Da ultimo morì anche la donna. 33La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie».
Lc 20,27-33


Come vivere questa Parola?

La legge del levirato obbligava il fratello di colui che moriva a prendere in moglie la sposa per assicurare la discendenza all’uomo. Diventava di conseguenza un aiuto per la difesa e la sicurezza della donna, ma nello stesso tempo la donna era “presa in moglie”, era possesso del marito ed era acquistata con regolare contratto dietro scambi di beni. Questo “prendere”, però, come ci viene raccontato, in realtà non genera vita, ma morte sterile. La vita ci insegna che la fecondità è strettamente legata al “dare”. Il possesso non è mai segno di amore, ma di egoismo. La vita si genera solo nel dono che si fa rispetto, collaborazione, aiuto reciproco: è questa la logica della Risurrezione. Quando saremo con Dio, non troveremo più possesso, ma amore gratuito e libero. Gesù ci dice che questa è l’aria che respireremo in Paradiso: l’amore. Il segno della Vita Consacrata sulla terra è già “profezia dei beni futuri”, nella logica del passaggio dal possedere al donare, dall’egoismo all’amore, dalla terra al cielo.
Gesù, aiutaci a vivere da figli della Risurrezione

La voce di Papa Francesco
“Non è questa vita a fare da riferimento all’eternità, all’altra vita, quella che ci aspetta, ma è l’eternità – quella vita – a illuminare e a dare speranza alla vita terrena di ciascuno di noi! Se guardiamo solo con occhio umano, siamo portati a dire che il cammino dell’uomo va dalla vita verso la morte. Questo si vede! Ma questo è soltanto se lo guardiamo con occhio umano. Gesù capovolge questa prospettiva e afferma che il nostro pellegrinaggio va dalla morte alla vita: la vita piena” (Meditazione mattutina 24 novembre 2018).

Commento di suor Monica Gianoli FMA
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11/22/2019 1:43 PM
 
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24 novembre 2019 - XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

NOSTRO SIGNORE GESÚ CRISTO RE DELL'UNIVERSO – ANNO C – SOLENNITÀ

DALLA PAROLA DEL GIORNO

[dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
Lc 23,35-43


Come vivere questa Parola?

Avviene in tante tradizionali feste del nostro entroterra: nelle chiese viene sollevato il velo che copre l'immagine della Madonna o di un Santo incastonata in una parete, e tutti rimangono estasiati a rimirare la bellezza di quell'icona colorata della fede popolare, fino a prorompere nelle note di un canto devozionale, che segnala l'inizio dei festeggiamenti ... In una simile atmosfera di sospeso silenzio, rimasero a guardare le folle attonite il grande, mirabile spettacolo di Gesù innalzato sulla croce. Uno spettacolo ambiguo che metteva a nudo le attese dei cuori di tutti i presenti. Quasi tutti rifiutano di comprendere: non appartiene a nessuna logica umana che un rabbi autorevole e popolare finisca condannato fra malfattori! Si cerca piuttosto di esorcizzare quel sentimento a metà fra la repulsione e la rabbia: “Salva te stesso, come ognuno di noi farebbe al tuo posto!”. Tutti meno uno: il malfattore ravveduto. Ravveduto perché “vede meglio” dell'altro: sa vedere in Gesù uno che si fa carico del suo stesso dolore, e fra le tinte fosche di quel paesaggio irreale si accorge che il dolore sopportato con amore copre il clamore di ogni bestemmia e di ogni peccato.
Oggi chiedo al Signore nella preghiera la capacità di leggere gli avvenimenti tristi della mia vita come segno della paternità e dell'eterna provvidenza di Lui, che si preoccupa che io desideri i beni che non tramontano.

La voce di un sacerdote
“I fardelli pesanti e grandi diventano leggeri e facili da portare quando sono vissuti nella luce della benedizione. Quello che sembrava insopportabile diventa una sfida. Quello che sembrava un motivo di depressione diventa una sorgente di purificazione. Quello che sembrava una punizione, diventa una garbata correzione. Quello che sembrava un rifiuto, diventa un modo per una più profonda comunione”
(Henri J.M. Nouwen).

Commento di Don Enrico Emili
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11/24/2019 10:08 PM
 
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Lunedì 25 novembre 2019 - XXXIV Settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Gesù alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».
Lc 21,1-4


Come vivere questa Parola?

Era in uso a Gerusalemme che i sacerdoti, interessati a vedere volta per volta quanto veniva versato nel tesoro del Tempio, e ad opera di chi, dichiarassero ad alta voce l'entità e l'intenzione dell'offerta, destinandola a una delle tredici casse a disposizione. Il loro sguardo probabilmente era più interessato alla consistenza del denaro che alla persona. Gesù si sostituisce a loro e proclama lui, dopo aver indugiato ad osservare attentamente, una parola di verità, che va a favore di una povera vedova, apparentemente insignificante. Il suo sguardo non è offuscato da interesse, le sue parole sono più efficaci di un colpo di flagello, e se l'evangelista Giovanni ci parla di come venditori e cambiavalute vengono rimossi dalle loro occupazioni abusive con una frusta (Gv 2,15), Luca ci dice che Gesù non può essere simpatico neanche a chi con il privilegio e l'immunità conferitagli da un abito sacro rende la casa di Dio un luogo dove si concentrano capitali e si commercia potere.
Mi chiedo oggi se e come vivo l'intensità del rapporto con il Signore, perché se è vero che la vedova è naturalmente propensa a ricercare la presenza sponsale di cui è stata privata, ognuno di noi è chiamato a riconoscere nei propri vuoti e nella propria povertà la grande “nostalgia” di Dio.

La voce di un Santo
“Quel poco di scienza, quel poco di esperienza che ho acquistato, quanto sono e quanto posseggo, preghiere, fatiche, sanità, la mia vita stessa, tutto desidero impiegare a vostro servizio. In qualunque giorno e per qualunque cosa, fate pure conto su di me, ma specialmente nelle cose dell’anima. Per parte mia, per strenna vi do tutto me stesso; sarà cosa meschina, ma quando io vi do tutto, vuol dire che nulla riserbo per me”
(San Giovanni Bosco).

Commento di Don Enrico Emili
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11/25/2019 1:45 PM
 
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Martedì 26 novembre 2019 - XXXIV Settimana del Tempo Ordinario (Anno Dispari

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo»
Lc 21,5-11


Come vivere questa Parola?

Quando il futuro ci si spalanca davanti in modo inaspettato e improvviso, quando non riusciamo più a controllare tutto come eravamo abituati a fare, quando i pesi del presente e le incognite del domani diventano tali da mettere in discussione il nostro modo di pensare e di agire, allora quegli eventi escatologici di cui ci parla il Vangelo diventano la straordinaria, apocalittica realtà della nostra vita. Sentiamo di non avere più i piedi per terra, “guerre” e “rivoluzioni” sono all'opera non all'esterno, ma dentro di noi. Possiamo allora rifugiarci nelle consolazioni apparenti che ci dà un passato ideale e atemporale, tanto rassicurante quanto inesistente, possiamo aggrapparci alla speranza che ci dà il primo “potente” di turno, possiamo cercare tante strade … Oppure credere fino in fondo che la vita continua e si trasfigura proprio laddove siamo capaci di perdere noi stessi e vedere la rinascita, quando muore quella parte di noi che non vuole cambiare, che vuole rimanere bambina, che non sa fidarsi di un Dio che ci abitua a camminare sulle nostre gambe!
Oggi voglio aprirmi alla possibilità che Dio si prende cura di me anche nelle situazioni più difficili e imprevedibili. Tra le scelte possibili, farò quella più ardua, quella che mi apre la via del rischio, che mi rende più responsabile e mi mostra i grandi progetti che il Signore porta avanti con la mia collaborazione.

La voce di un Papa
“L’inquietudine insoddisfatta, insieme allo stupore per le novità che si presentano all’orizzonte, apre la strada all’audacia che spinge i giovani a prendere la propria vita tra le mani e a diventare responsabili di una missione. Questa sana inquietudine, che si risveglia soprattutto nella giovinezza, rimane la caratteristica di ogni cuore che si mantiene giovane, disponibile, aperto” (Papa Francesco).

Commento di Don Enrico Emili
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11/26/2019 8:54 PM
 
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Mercoledì 27 novembre 2019 - XXXIV Settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

Gesù disse ai suoi discepoli:
«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Lc 21,12-19


Come vivere questa Parola?

L'occasione della massima testimonianza per noi cristiani è quando rinunciando alla salvaguardia di noi stessi non facciamo più leva sulle nostre difese e ci apriamo all'amore vero. Ci metteranno le mani addosso, non potremo più gestire il nostro tempo secondo i nostri gusti, sembreremo incatenati ed inermi, eppure il mondo comprenderà che abbiamo qualcosa da dire. Le parole di Gesù non sono una triste previsione del fallimento del nostro discepolato, indicano al contrario quali sono le condizioni necessarie perché la nostra fede abbia una libertà d'azione la più ampia possibile. E' quando vengono meno le nostre forze, che esse vengono sostituite dalla forza di Dio! E' quando rinunciamo al nostro approccio troppo razionalizzante con la realtà, che ci viene in soccorso la sapienza di Dio! E' quando non sappiamo più cosa dire, che il Signore riesce a spiegarsi attraverso la povertà dei nostri mezzi! Nella più grande prostrazione, quando anche le sicurezze affettive sembrano vacillare, il Signore agisce e cura nel profondo la nostra anima inquieta e bisognosa di salvezza!
Chiedo oggi di poter guardare la mia vita con gli occhi di Dio, che mi assicura il successo laddove io vedo solo il fallimento, che mi dona consolazione quando non ne ricevo dagli uomini. Chiedo a Dio la forza di amare soprattutto chi non mi ama.

La voce DI UN MARTIRE
“Per me chiedete solo la forza, interiore ed esteriore, perché non solo parli, ma anche voglia, perché non solo mi dica cristiano, ma lo sia realmente. Se io lo sono potrei anche essere chiamato ed allora essere fedele quando non apparirò al mondo. Niente di ciò che è visibile è buono. Dio nostro Signore Gesù Cristo essendo nel Padre si riconosce maggiormente. Non è opera di persuasione ma di grandezza il Cristianesimo, quando è odiato dal mondo” (S. Ignazio di Antiochia).

Commento di Don Enrico Emili
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11/27/2019 1:38 PM
 
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Giovedì 28 novembre 2019 - XXXIV Settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti. Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

Lc 21,20-28


Come vivere questa Parola?

Il cristiano non può riporre la sua fiducia solo su questa terra e su ciò che appartiene a questo mondo. Egli è un illuminato: sa vedere oltre l'apparenza, oltre il successo immediato, oltre le gioie effimere che ci offrono i dominatori di questo mondo. Perciò condivide con solidarietà gli eventi che coinvolgono i suoi contemporanei, sa farsi fratello di tutti, compartecipe di ogni sentimento genuinamente umano, ma mantiene dentro di sé uno spazio di libertà che lo apre ad una valutazione spirituale della storia. Non si lascia definire da un giudizio ideologico, politico, culturale. Sa guardare i fatti e le persone con sguardo profondo, è capace di lottare tenacemente, coltiva il sogno di trasformare il mondo con il lavoro e l'ingegno, ma non vuole stringere tutto nelle mani per sentirsi qualcuno, non alimenta la sua sete di potere e sa lasciare agli altri il suo posto. Vede, prima di ogni altro, il sereno oltre la cortina della pioggia. Vede il ritorno della vita dopo ogni morte, perché sa che la vita non gli appartiene.
Voglio oggi rinsaldare in me la speranza che il mondo, grazie anche al mio contributo, può evolvere in maniera diversa rispetto a quello che altri vorrebbero, che è possibile uscire dai condizionamenti di chi vorrebbe lasciare sempre le cose così come sono.

La voce di un Cardinale
“Una delle cause di corruzione nella religione si ha quando ci si sottrae dal seguire il cammino di una dottrina che evolve, e si rimane ostinatamente attaccati alle idee del passato” (J.H. Newman).


Commento di Don Enrico Emili
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11/28/2019 8:33 PM
 
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Venerdì 29 novembre 2019 - XXXIV Settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose,
sappiate che il regno di Dio è vicino.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».
Lc 21,29-33


Come vivere questa Parola?

L'ansietà di chi teme il futuro, perché lo considera spauracchio arcigno di incognite, la scioperatezza con cui a volte viviamo il presente, che ci scarica addosso un peso insostenibile di responsabilità ... Sono scelte che ci rendono ciechi di fronte alla salvezza di Dio. Gesù, in questi suoi ultimi discorsi, ha corso il rischio di turbare i suoi discepoli con la premonizione di cataclismi e punizioni. Sereno, con tono pacato, direi quasi accarezzando quell'uditorio irrequieto ma fattosi d'improvviso silenzioso ad accogliere una parola importante, l'uomo di Galilea, fattosi estraneo alle cose di fuori, nota il tenero sbocciare di una pianta di fico, leva il dito per indicarla … Dice che il senso della vita è nella bellezza – appena accennata e disponibile solo ad un occhio attento – di un presente che prelude ad un futuro carico di speranza: il bocciolo di una pianticella di fico. La salvezza è qui, davanti ai nostri occhi, per chi sa fermarsi e cogliere il movimento della vita, inarrestabile, che rischia di sfuggire
Con sguardo contemplativo mi fermo a guardare tutto intorno a me: gli oggetti, la terra, le strutture … E' frutto della fatica, della costanza, dell'operosità dell'uomo. E considero come in tutto c'è la mano di Dio, che fa crescere e porta tutto a compimento.

La voce di un religioso
“L'azione che non nasce dalla preghiera è come una freccia scoccata a caso da un arco allentato: senza fine e senza forza, non può raggiungere il suo bersaglio” (Silvano Fausti).

Commento di Don Enrico Emili
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Sabato 30 novembre 2019 - Sant'Andrea, Apostolo – festa

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono».
Mt 4,18-22


Come vivere questa Parola?

Momenti speciali, unici, impreziosiscono la vita degli uomini: gli appuntamenti. Ogni persona è fatta per desiderare qualcosa di bello, di grande: si accorge di non possedere, e quel che manca può arrivare solo da un “tu” diverso da me. Per arrivare puntuali agli appuntamenti occorre scrollarsi di dosso l'apatia, la rassegnazione, la noia, la pigrizia, e correre … correre per incontrare l'alterità! A volte, lo sappiamo bene, c'è il rischio di perdere il treno … Il primo appuntamento – chi può negarlo? – è l'appuntamento con la vita. Ci siamo trovati qui, su questa terra, e non l'abbiamo scelto. Questa primo esperienza radicale non è estranea a nessuno di noi: siamo vivi, qui e ora. Di qui procediamo seguendo una speranza che ci conduce, che ci invita a dirigerci verso qualcosa, verso qualcuno: qualcuno ha un desiderio matto di incontrarci! Così avvenne anche ai primi discepoli di Gesù: non hanno scelto quel luogo e quell'ora, non conoscevano neanche quel tale che calcava il bagnasciuga del Mare di Galilea ... eppure il loro desiderio ha incrociato quello di qualcun altro. Si sono lasciati trovare puntuali all'appuntamento. Ed è stato un evento, un incontro azzeccato (kairòs) che ha confermato la loro sete di pienezza: da pescatori a pescatori di uomini!

Cercherò oggi di affrontare la giornata concedendo un ritmo nuovo alle azioni quotidiane, per passare dall'impegno alla passione, dallo stress all'amore, dalla casualità all'occasione irripetibile: esco da me stesso e dalle mie illusioni per ritrovarmi trasfigurato. Per non mancare gli appuntamenti importati basta semplicemente lasciarsi trovare.

La voce di un Santo
“In ogni giovane, anche il più disgraziato, c’è un punto accessibile al bene. Dovere primo dell’educatore è di cercare questo punto, questa corda sensibile e trarne profitto”
(San Giovanni Bosco).

Commento di Don Enrico Emili
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