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Una parola… sulla liturgia della Parola

Last Update: 6/22/2019 1:50 PM
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6/22/2019 1:50 PM
 
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Don Giulio
Mi capita spesso di celebrare nelle chiese parrocchiali della città. Una domenica sono venuto anche nella tua parrocchia per la Santa Messa festiva. Eravate solo due chierichetti. Ma purtroppo spesso in città ce ne sono meno che nei paesi di campagna o di montagna!
Mi hai detto che voi usate sempre alla domenica l’incenso per il Vangelo e mi hai chiesto se ero d’accordo. Ben volentieri ho accettato, perché è bello la domenica celebrare con qualche segno di festa e di solennità. Ma purtroppo quel giorno con la tua collega ti sei mosso troppo tardi e l’Alleluia era già finito quanto siete usciti dalla sacrestia con il turibolo e la navicella! Abbiamo cercato di rimediare, ma non è stato proprio il massimo!
In occasione di una Udienza generale sulla Messa il 28 febbraio 2018 il Papa ha ricordato il significato dell’incenso nella Messa e ha detto: «Certo, è poca cosa la nostra offerta, ma Cristo ha bisogno di questo poco. Ci chiede poco, il Signore, e ci dà tanto. Ci chiede poco. Ci chiede, nella vita ordinaria, buona volontà; ci chiede cuore aperto; ci chiede voglia di essere migliori per accogliere Lui che offre se stesso a noi nell’Eucaristia; ci chiede queste offerte simboliche che poi diventeranno il Suo Corpo e il Suo Sangue. Un’immagine di questo movimento oblativo di preghiera è rappresentata dall’incenso che, consumato nel fuoco, libera un fumo profumato che sale verso l’alto: incensare le offerte, come si fa nei giorni di festa, incensare la croce, l’altare, il sacerdote e il popolo sacerdotale manifesta visibilmente il vincolo offertoriale che unisce tutte queste realtà al sacrificio di Cristo. E non dimenticare: c’è l’altare che è Cristo, ma sempre in riferimento al primo altare che è la Croce, e sull’altare che è Cristo portiamo il poco dei nostri doni, il pane e il vino che poi diventeranno il tanto: Gesù stesso che si dà a noi».
Accanto all’altare c’è un altro luogo importante che i ministranti conoscono bene: è l’Ambone, il luogo della liturgia della Parola della Messa. Questa è una parte della Messa che non dà molto lavoro ai chierichetti! Qui sono impegnati soprattutto i lettori (per le letture e per le intenzioni della preghiera dei fedeli), il salmista, il coro e gli strumentisti e, se c’è, anche il dialogo. Ed è bene lasciare spazio ad altre persone, soprattutto adulte, che ben preparate proclamano la Parola di Dio da quel luogo tanto significativo che è l’ambone. Voi ministranti avete già il vostro ruolo! Ma anche le altre persone, come voi chierichetti e come il resto dell’assemblea devono ascoltare in silenzio e con attenzione la Parola di Dio e unire la propria voce a quella dell’assemblea nelle varie risposte, preghiere e acclamazioni. Una volta ho chiesto a un chierichetto se era muto… non lo vedevo nemmeno aprire la bocca al Credo!
Un momento particolare per il vostro servizio riguarda la proclamazione del Vangelo, che può essere preceduta, durante il canto dell’acclamazione, dalla processione con il libro dei Vangeli, l’Evangeliario. In quel caso due ministranti con i candelieri e due con l’incenso (uno con il turibolo e uno con la navicella) accompagnano il celebrante (sacerdote o diacono) dalla sede, all’altare fino all’ambone. Se si usa il turibolo i chierichetti andranno in sacrestia a prepararsi in silenzio e con grande cura, già durante la seconda lettura, per essere pronti appena comincia il canto al Vangelo. Si recano davanti al sacerdote alla sede offrendo a lui e aprendo bene il turibolo e la navicella. Gli altri due incaricati andranno a prendere i candelieri alla mensa, dove erano stati posto all’inizio della Messa. Candelieri si tengono normalmente con la mano esterna; l’altra mano starà sotto a sorreggerli. La base della candela dovrebbe essere all’altezza dei vostri occhi. Ma state attenti sempre paralleli e simmetrici. Anche per le torce valgono pressappoco le stesse indicazioni: mano esterna, altezza degli occhi; ma queste, se sono alte, si possono anche appoggiare per terra, soprattutto quando si è inginocchiati.
Diceva ancora papa Francesco in un'altra catechesi dell’Udienza generale di mercoledì 7 febbraio 2018: «La stessa liturgia distingue il Vangelo dalle altre letture e lo circonda di particolare onore e venerazione. Infatti, la sua lettura è riservito al ministro ordinato, che termina baciando il libro; ci si pone in ascolto in piedi e si traccia un segno di croce in fronte, sulla bocca e sul petto; i ceri e l’incenso onorano Cristo che, mediante la lettura evangelica, fa risuonare la sua efficace Parola. Da questi segni l’assemblea riconosce la presenza di Cristo che le rivolge la buona notizia che converte e trasforma. È un discorso diretto quello che avviene, come attestano le acclamazioni con cui si risponde alla proclamazione: “Gloria a te, o Signore” e “Lode a te, o Cristo”. Noi ci alziamo per ascoltare il Vangelo: è Cristo che ci parla, lì. E per questo noi stiamo attenti, perché è un colloquio diretto. È il Signore che ci parla. Dunque, nella Messa non leggiamo il Vangelo per sapere come sono andate le cose, ma ascoltiamo il Vangelo per prendere coscienza che ciò che Gesù ha fatto e detto una volta; e quella Parola è viva, la Parola di Gesù che è nel Vangelo è viva e arriva al mio cuore. Per questo ascoltare il Vangelo è tanto importante, con il cuore aperto, perché è Parola viva… Se è vero che nella liturgia “Cristo annunzia ancora il Vangelo”, ne consegue che, partecipando alla Messa, dobbiamo dargli una risposta. Noi ascoltiamo il Vangelo e dobbiamo dare una risposta nella nostra vita».
Un bravo chierichetto dovrebbe cercare sempre di ricordare almeno una frase delle letture, o del Vangelo, o del salmo per portarlo con sé nel cuore, come una parola che illumina il cammino e ti aiuta a pensare a Gesù e alla tua vita. San Giovanni Crisostomo diceva: «Porta con te almeno un ritornello del salmo o di un canto da cantare mentre vai per strada!».

Un saluto e ci sentiamo al prossimo numero di La vita in Cristo e nella Chiesa!

Don Giulio
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