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Giugno 2019

Last Update: 6/28/2019 8:53 PM
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Sabato 22 giugno 2019 - XI Settimana Del Tempo Ordinario - Anno Dispari

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno.”

Mt6,30-32


Come vivere questa Parola?

Ancora una volta, con immagini quotidiane e semplici, Gesù ci parla della tenerezza del Padre, della sua cura per tutti noi. Possiamo stare tranquilli e avere fiducia di chi, oltre a vestire l’erba del campo di magnifici colori, conosce i nostri bisogni e risponde alle nostre attese. La volontà del Maestro di mostrare il Padre è quasi commovente, il suo volto paterno viene richiamato 195 volte nel Vangelo. E sempre in atteggiamento di cura, benevolenza, misericordia. Quindi allontaniamo le preoccupazioni inconcludenti, che sottraggono spazio e tempo alle occupazioni. Il mantra del cristiano è “Vivi il momento, vivilo in amore”.
Oggi ripeterò spesso, lentamente, la preghiera che ci ha insegnato Gesù “Padre nostro” e mi lascerò avvolgere dalla sua tenerezza.

La voce di un Teologo
"La fiducia concreta, immediata, nella provvidenza, è come la frangia del mantello della speranza."
Cerfeaux

Commento di Sr Graziella Curti
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23 giugno 2019 - SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO – Anno C SOLENNITÀ

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare».»

Lc 9,11-13a


Come vivere questa Parola?

Essere accolti, istruiti, guariti, nutriti da Gesù Questi sono gli atteggiamenti con cui le folle che si erano messe a cercare e seguire il Maestro, vengono trattate: è il Suo Stile, pienamente umano perché divino. Nutrire il corpo, la mente, il cuore. Sanare il corpo, la mente, il cuore. Non sono surrogati che vengono offerti, ma la Sua Vita, il dono totale di sé: il suo Corpo e il Suo Sangue. E insegna ai discepoli a vivere la stessa dinamica, a farsi carico, a non demandare ad altri. Il Signore Gesù donandoci il Suo Corpo e il Suo Sangue per rimanere con noi chiede a ciascuno di noi di farsi dono della Sua Presenza, farsi mano, piede, cuore! Benediciamo e ringraziamo! Il Tuo Corpo e il Tuo Sangue Gesù sono il dono con cui Tu sei voluto rimanere con noi. Dono d’ intimità e forza. Solo se nutriti di Te e da Te, potremo diventare pane spezzato per i nostri fratelli. AMEN!

La voce di Papa Francesco

“…da dove nasce l’invito che Gesù fa ai discepoli di sfamare essi stessi la moltitudine? Nasce da due elementi: anzitutto dalla folla che, seguendo Gesù, si trova all’aperto, lontano dai luoghi abitati, mentre si fa sera, e poi dalla preoccupazione dei discepoli che chiedono a Gesù di congedare la folla perché vada nei paesi vicini a trovare cibo e alloggio (cfr. Lc9,12). Di fronte alla necessità della folla, ecco la soluzione dei discepoli: ognuno pensi a sé stesso; congedare la folla! Ognuno pensi a sé stesso; congedare la folla! Quante volte noi cristiani abbiamo questa tentazione! Non ci facciamo carico delle necessità degli altri, congedandoli con un pietoso: “Che Dio ti aiuti”, o con un non tanto pietoso: “Felice sorte”, e se non ti vedo più… Ma la soluzione di Gesù va in un’altra direzione, una direzione che sorprende i discepoli: «Voi stessi date loro da mangiare» […] È un momento di profonda comunione: la folla dissetata dalla parola del Signore, è ora nutrita dal suo pane di vita. E tutti ne furono saziati.”
Omelia 30 maggio 2013


Commento di suor Monica Gianoli FMA
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Lunedì 24 giugno 2019
NATIVITA' DI SAN GIOVANNI BATTISTA
Solennità

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino
e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria.
Ma sua madre intervenne:
«No, si chiamerà Giovanni».»

Lc 1,59-60

Come vivere questa Parola?

Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome»." (Lc1,63) Il nome Giovanni deriva dal nome ebraico יוֹחָנָן (Yochanan) composto da Yehō- (o Yah,. abbreviazione di Yahweh, che nella tradizione ebraica è il nome di Dio) e da chānān (o hanan, che significa "ebbe misericordia", o "ebbe grazia" o "fu misericordioso"): il significato complessivo può essere interpretato come "YHWH è misericordioso", "YHWH ha favorito", forse in riferimento alla nascita di un figlio lungamente atteso. Il nome rappresenta l’identità, l’essenza. Il nome nasconde la missione, la vocazione che Dio ha scritto nella vita dell'uomo, nella vita del profeta e che lui imparerà a conoscere nel tempo, nelle vicende della sua vita. Ed è così per ciascuno di noi: Dio ha pronunciato su di noi un nome che rappresenta il Suo sogno e perciò la nostra identità. Elisabetta ha il coraggio di riconoscere questo nome dato da Dio e non "da carne" e accetta questo nome "in libertà". I figli sono innanzitutto figli di Dio, non appendici legate alla natura, sono identità chiamate a scoprire e rispondere al loro nome, non ad altro!
Aiutami Signore a capire quanto sto realizzando il Tuo Sogno su di me! Aiutami ad essere fedele al Tuo progetto di felicità!

La voce di Papa Francesco
“… La Vergine Santa ci aiuti a comprendere che in ogni persona umana c’è l’impronta di Dio, sorgente della vita. Lei, Madre di Dio e Madre nostra, ci renda sempre più consapevoli che nella generazione di un figlio i genitori agiscono come collaboratori di Dio. Una missione veramente sublime che fa di ogni famiglia un santuario della vita e risveglia – ogni nascita di un figlio – la gioia, lo stupore, la gratitudine.”
Angelus 24 giugno 2018

Commento di suor Monica Gianoli FMA
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6/24/2019 1:24 PM
 
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Martedì 25 giugno 2019

XII Settimana del Tempo Ordinario - Anno Dispari


DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.»

Mt 7,6


Come vivere questa Parola?

Questo detto piuttosto aspro di Gesù è probabile che l'abbia preso da un proverbio popolare che aveva come base tematica la “purità” rituale. Nelle parole di Gesù, tra l’altro, appaiono due animali tradizionalmente “impuri”, il cane e il porco. Ma cosa Gesù voleva sottolineare? Certamente egli non si preoccupa tanto dell’osservanza di qualche norma di “purità” rituale, anche perché spesso è rimproverato per la sua libertà al riguardo, Qual è, allora, il messaggio che vuole lanciare? Gesù afferma che la dottrina santa e preziosa del Vangelo può cadere in mano a persone che ne abusano, la deformano e la rigettano. Ma chi sono costoro? A prima vista si può pensare agli scribi e ai farisei ipocriti, ma, non bisogna però ignorare un altro profilo per noi un po' sconcertante. Ora, l’ebraismo culturale e religioso a cui Cristo umanamente apparteneva, considerava impuri come i cani i gojîm, i pagani. Ricordiamo Gesù quando risponde in prima battuta alla donna siro-fenicia che gli chiede la guarigione della figlia con questa frase: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Anche Gesù ha vissuto il suo cammino di discernimento. Gesù ha vissuto nella sua cultura e anche Lui ha scoperto poco alla volta gli orizzonti sulla Sua Missione. Non si deve dimenticare che il cuore del cristianesimo è nell’Incarnazione: Gesù era uomo come noi. Anche Lui ha fatto i conti con la vita. Distinguere tra ciò che è bene e ciò che è male, tra ciò che è bene e ciò che è meglio è importantissimo. E la vita ci è maestra se la sappiamo ascoltare, ma non solo. Una domanda ci può aiutare: quello che faccio, giova davvero a far crescere me e l’altro? Se sì lo faccio. Se invece no, e intuisco che chi è davanti a me non è in grado di accogliere, o, capire quello che propongo, o semplicemente lo ritiene male, per il momento non lo faccio. Perché la Verità, il Bene è da fare ma nel Rispetto, nella Carità, nell'Amore.

Donaci o Signore un cuore mite e umile!
La voce di Madre Mazzarello
“Fate con libertà tutto ciò che richiede la carità"
L 35,3


Commento di suor Monica Gianoli FMA
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6/25/2019 1:21 PM
 
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Mercoledì 26 giugno 2019

XII Settimana del Tempo Ordinario -Anno Dispari

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci!»
Mt 7,15


Come vivere questa Parola?

Nel contesto, i falsi profeti, non sono quelli che dicono cose sbagliate, ma quelli che non fanno ciò che dicono.
Il vero pericolo non è quello di dir cose sbagliate, in fondo il Vangelo è abbastanza chiaro. Il problema è farlo, viverlo. Il falso profeta è quello che vive questa incoerenza tra il dire e il fare. e fa di questa incoerenza un sistema di vita invece che il luogo della conversione. Ora questa incoerenza l'abbiamo tutti, fa parte della nostra vita. E allora? Possiamo dire che siamo chiamati ad essere veri profeta, essere cioè di quelli che prima di chiamare alla conversione gli altri chiamano sé stessi e a questa conversione siamo chiamati tutti con urgenza.
Il Tuo Spirito Gesù ci doni ogni giorno il coraggio di vivere una Parola del Tuo Vangelo!

La voce di Papa Francesco
“Se questo va nella linea del Signore, così andrai bene, ma se non va… Mettete alla prova gli spiriti per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono venuti nel mondo. Profeti o profezie o proposte: ‘Io ho voglia di far questo!’. Ma questo non ti porta al Signore, ti allontana da Lui. Per questo è necessaria la vigilanza. Il cristiano è un uomo o una donna che sa vigilare il suo cuore. E tante volte il nostro cuore, con tante cose che vanno e vengono, sembra un mercato rionale: di tutto, tu trovi di tutto lì... E no! Dobbiamo saggiare – questo è del Signore e questo non è – per rimanere nel Signore”.
Omelia Santa Marta martedì 7 gennaio 2014


Commento di suor Monica Gianoli FMA
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6/26/2019 1:28 PM
 
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Giovedì 27 giugno 2019

XII Settimana del Tempo Ordinario - Anno Dispari


DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Non chiunque mi dice: «Signore, Signore»,
entrerà nel regno dei cieli,
ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.»

Mt 7,21


Come vivere questa Parola?

Signore, Signore è l'acclamazione liturgica di fede e di preghiera: Il Signore è il Kyrios, Dio Gesù è il Signore, è il centro della fede cristiana. Gesù è il mio Dio il mio Signore. Questa affermazione di fede, ci rimette di fronte alla verità del nostro cuore e delle nostre parole: davvero Gesù il mio Signore? Quanti signori ho nella mia vita? Il Signore, è per me, il principio e il fine di tutto? Gesù è il principio e il fine del mio vivere? E non basta dire: Signore, Signore per entrare nel regno dei cieli. Non basa la fede. Ci vuole l'amore, perché è l’amore che pone Lui all’inizio e alla fine della propria esistenza concreta. Quindi per entrare nel regno dei cieli non basta né la fede, né la preghiera corretta. Bisogna far la volontà del Padre che è nei cieli. Lo diciamo nel Padre nostro: sia fatta la tua volontà. E la volontà del Padre è l’amore. E l'amore si esprime attraverso il cuore che ama e le mani che operano secondo il cuore. È un fare sempre, l'amore. La vita esprime questo amore nella concretezza dei gesti, delle azioni. E questo è il fare la volontà del Padre.
Sia fatta Signore la Tua Volontà!

La voce di Papa Francesco
«Si entra nel regno dei cieli, si matura spiritualmente, si va avanti nella vita cristiana con il fare, non con il dire». Infatti «il dire è un modo di credere, ma a volte molto superficiale, a metà cammino»: come quando «io dico che sono cristiano ma non faccio le cose del cristiano». È una sorta di «truccarsi», perché «dire soltanto, è un trucco», è «dire senza fare».
Omelia Santa Marta 6 dicembre 2018

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Venerdì 28 giugno 2019

SACRATISSIMO CUORE DI GESU' - Anno C
Solennità

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l'ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: «Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta». Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.»
Lc 15,3-7


Come vivere questa Parola?

Il capitolo 15 di Luca è il capitolo della misericordia. Un’unica parabola di tenerezza e misericordia, un insegnamento che ci svela e rivela il cuore di Gesù. La parabola è rivolta a “loro”, farisei, scribi, a chi si sente “giusto”, perché si convertano dalla “propria giustizia di condanna”, dal proprio modo di ragionare autoreferenziale, al modo di ragionare della Misericordia svelato dal pastore che cerca l’unica pecora perduta, dalla donna che cerca la dragma perduta, dal Padre misericordioso che si fa grembo accogliente per il figlio, ridonandogli la vita. La misericordia è dono, che per chi crede di essere giusto non sente come desiderio, mentre per chi si sa peccatore diventa bisogno.
Signore, il Tuo Cuore brucia d’amore per noi! Fa che sentiamo il bisogno del Tuo Amore, fa che aneliamo alla Tua Misericordia!

La voce di Papa Francesco
“La gioia di Dio, che è un Dio a cui non piace perdere, non è un buon perdente e per questo, per non perdere, esce da sé e va, cerca. E’ un Dio che cerca: cerca tutti quelli che sono lontani da Lui. Come il pastore, che va a cercare la pecora smarrita. Cerca sino alla fine, come questo pastore che va nel buio, cercando, finché la trova; o come la donna, che quando perde quella moneta accende la lampada, spazza la casa e cerca accuratamente. Così cerca Dio. Poi, una volta ritrovata la pecorella e riportata nell’ovile, nessuno dice: “Tu sei persa”, ma anzi gli ridà la dignità dicendo: “Tu sei una di noi”. Quando fa questo, “è un Dio che gioisce”. Insomma, la gioia di Dio non è la morte del peccatore, ma la sua vita: è la gioia. Quanto lontano era questa gente che mormorava contro Gesù, quanto lontano dal cuore di Dio! Non lo conoscevano. Credevano che essere religiosi, che essere persone buone fosse andare sempre bene, anche educati e tante volte fare finta di essere educati, no? Questa è l’ipocrisia della mormorazione. Invece, la gioia del Padre, Dio, è quella dell’amore: ci ama”.
Omelia Santa Marta 7 novembre 2013

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Sabato 29 giugno 2019
SANTI PIETRO E PAOLO
APOSTOLI

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.».»

Mt 16,15-18


Come vivere questa Parola?

Gesù cambia a Simone, figlio di Giona, il nome e nel nuovo nome – Pietro - si trova indicata la sua missione, quello che sarà chiamato a fare: diventare pietra sulla quale potrà edificare la Chiesa. Ma non perché è bravo, intelligente,” né carne, né sangue te lo hanno rivelato” (Mt16,17) ma perché “il Padre glielo ha ri-velato” (Mt16,17) . Anche Saulo si renderà conto che quando si intercetta Gesù, la vita cambia completamente e passarà da Saulo a Paolo, cioè “piccolo”, perché “Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.” (Gal 2,19b-20). Entrambi con il loro amore appassionato e senza riserve per Gesù hanno messo la loro vita a servizio dei fratelli: Pietro nel ministero dell’autorità a servizio della comunione e dell’unità e Paolo nell’ascolto attento dello Spirito che apre continuamente frontiere e cammini per l’annuncio del Vangelo. Pietro e Paolo due ruoli diversi nella vita della Chiesa, ma vissuti nella comunione e nella complementarietà. Il Signore entrando nella nostra vita ci mette a disposizione degli altri, ognuno per il nome che si porta, ma perché questo servizio possa rimanere segno del nostro amore appassionato a Cristo, deve avere la dimensione della comunione, della sinodalità e della complementarietà.
Ti preghiamo oggi Signore per Papa Francesco.

La voce di Papa Francesco
«La Chiesa “in uscita” è una Chiesa con le porte aperte. Uscire verso gli altri per giungere alle periferie umane non vuol dire correre verso il mondo senza una direzione e senza senso. Molte volte è meglio rallentare il passo, mettere da parte l’ansietà per guardare negli occhi e ascoltare, o rinunciare alle urgenze per accompagnare chi è rimasto al bordo della strada. A volte è come il padre del figlio prodigo, che rimane con le porte aperte perché quando ritornerà possa entrare senza difficoltà.»
Evangelii Gaudium


Commento di suor Monica Gianoli FMA
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30 giugno 2019
XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme»
Lc 9,51


Come vivere questa Parola?

Sono arrivati per Gesù i giorni in cui si svela la fine e il fine della Sua Vita: quello di rivelare al mondo il volto del Padre e il Suo Amore per noi. I giorni in cui “tutto si porta a compimento”,” i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto” e Gesù liberamente, sceglie di procedere, di non mollare, sapendo che questo era il nostro bene. “Indurì il volto” e salì verso la consegna di sé. Gesù indurì il volto, noi a volte induriamo il cuore. Lui indurì il volto e obbedì, noi a volte induriamo il cuore e disobbediamo. Nelle occasioni in cui a noi è chiesto di dare forma alla nostra libertà, spesso ci alleiamo con la parte più infantile di noi, che ha paura di accettare tutte le conseguenze della vita adulta, e ci rifugiamo nei nostri nascondigli, nelle recondite pieghe del nostro egoismo e della nostra autoconservazione. Gesù ci ricordi sempre che per vivere in pienezza la nostra vita siamo chiamati a quell’esodo da noi , a quell’essere elevati in alto crocifiggendo in noi –con libertà - l’egocentrismo che ci rende idoli a noi stessi.

La voce di Papa Francesco
“Tutto questo ci fa pensare. Ci dice, ad esempio, l’importanza che, anche per Gesù, ha avuto la coscienza: l’ascoltare nel suo cuore la voce del Padre e seguirla. Gesù, nella sua esistenza terrena, non era, per così dire, “telecomandato”: era il Verbo incarnato, il Figlio di Dio fatto uomo, e a un certo punto ha preso la ferma decisione di salire a Gerusalemme per l’ultima volta; una decisione presa nella sua coscienza, ma non da solo: insieme al Padre, in piena unione con Lui! Ha deciso in obbedienza al Padre, in ascolto profondo, intimo della sua volontà. E per questo la decisione era ferma, perché presa insieme con il Padre. E nel Padre Gesù trovava la forza e la luce per il suo cammino. E Gesù era libero, in quella decisione era libero. Gesù vuole noi cristiani liberi come Lui, con quella libertà che viene da questo dialogo con il Padre, da questo dialogo con Dio. Gesù non vuole né cristiani egoisti, che seguono il proprio io, non parlano con Dio; né cristiani deboli, cristiani, che non hanno volontà, cristiani «telecomandati», incapaci di creatività, che cercano sempre di collegarsi con la volontà di un altro e non sono liberi. Gesù ci vuole liberi e questa libertà dove si fa? Si fa nel dialogo con Dio nella propria coscienza. Se un cristiano non sa parlare con Dio, non sa sentire Dio nella propria coscienza, non è libero, non è libero […] La coscienza è lo spazio interiore dell’ascolto della verità, del bene, dell’ascolto di Dio; è il luogo interiore della mia relazione con Lui, che parla al mio cuore e mi aiuta a discernere, a comprendere la strada che devo percorrere, e una volta presa la decisione, ad andare avanti, a rimanere fedele.” Angelus 30 giugno 2013

Commento di suor Monica Gianoli FMA
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