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DIO CHIAMA UN ESILIATO

Last Update: 5/10/2019 3:06 PM
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Ezechiele nel paese dei caldei

Ezechiele, uno tra i deportati in Babilonia nella prima deportazione compiuta da Nabucodonosor nel 597, viene chiamato al ministero profetico nel 592, «l’anno quinto della deportazione del re Ioiachin» (Ez. 1,2); lo esercita - secondo la sua cronologia di Ezechiele 29,17 – fino al 570, sempre in terra d’esilio. Era sacerdote come Geremia e, in certi parti della sua predicazione, fa sentire molto la sua mentalità “sacerdotale”. Egli fa progredire la linea teologica di Geremia e la specifica; abbozza la teologia della risurrezione della carne; sottolinea il tema del Dio presente tra il suo popolo.

LA MIA PAROLA SIA IL TUO CIBO, DOLCE E AMARO

Come per Isaia, anche per Ezechiele la vocazione avviene durante una grandiosa teofania raccontata lungo i primi tre capitoli del libro omonimo. Jahvè «mi disse: “Figlio dell’uomo, mangia ciò che ti sta davanti, mangia questo rotolo, poi va’ e parla alla casa di Israele”…» (Ez 3,1-8).
Il rotolo da recare «alla casa d’Israele» (con le parole da riferire ad essa) era «dolce come il miele», ma era anche altro: «Conteneva lamenti, pianti e guai» (Ez 2,9). Dolce perché la Parola di Dio è sempre tale; amara per i rimproveri che tale Parola a volte rivolge. Ezechiele deve essere la «sentinella» di Dio in quanto ha il compito di avvisare il popolo dei pericoli che possono sopraggiungere.

IL POPOLO VIENE RICONDOTTO ALLA SPERANZA

Questa esigenza di essere una sentinella diventa impellente dopo il 586 con il nuovo grande flusso di ebrei deportati in Babilonia in seguito alla distruzione di Gerusalemme e del Tempio; era gente che non intravvedeva una prospettiva futura e che si considerava quindi come «ossa inaridite» (Ez 37,4). Ezechiele racconta: «Un fuggiasco da Gerusalemme [venne] per dirmi: “La città è persa”. La sera prima dell’arrivo del fuggiasco, la mano del Signore fu su di me e al mattino quando il fuggiasco giunse, il Signore mi aprì la bocca» (Ez 33,21-22). Quindi Ezechiele può comunicare con il popolo e farsi ascoltare.
Ci serviamo ora di alcuni testi dei capitoli 34-37.

Dio come Padre e Pastore

Gli ultimi re di Giuda che hanno portato il regno alla rovina sono stati senz’altro poveri politicamente e religiosamente. Ciò veniva già detto da Geremia 23,1-6, ed Ezechiele ora riprende il tema in forma molto in più ampia (Ez 34)
Data la sua situazione, Dio stesso si prenderà cura della pecora grassa, della pecora che si è smarrita e della pecora che ha partorito. Il tema verrà cantato egregiamente nel Salmo 23: «Il Signore è il mio pastore e non manco di nulla…»; ancor più nelle parabole del Vangelo e in modo sommo in Giovanni capitolo 10: «Io sono il Buon Pastore». Dio punirà i pastori infedeli. Ancor più, sarà lui stesso il Pastore del gregge.
Naturalmente anche le pecore colpevoli saranno punite: «Ecco, io giudicherò tra pecora e pecora, fra montoni e capri» (Ez 34,18). Messaggi di questa intensità e ampiezza dovevano ben essere ascoltati e – ce lo auguriamo – vissuti nella fede. Ma anche Ezechiele ha qualche dubbio.
Infine, Dio stesso sarà Padre e Pastore del suo gregge. «”Voi, mie pecore, siete il gregge del mio pascolo e io sono il vostro Dio”. Oracolo del Signore Dio» (Ez 34,31). Il Dio Padre e Pastore crea unità col gregge.

«Il mio servo Davide regnerà su di voi»

Non si pensa alla restaurazione della monarchia come continuazione della precedente. Al posto di essa Dio metterà un sostituto, «il mio servo Davide», cioè il futuro Messia: «Susciterò per loro un pastore che le pascerà, il mio servo Davide. Egli le condurrà al pascolo sarà il loro pastore. Io, il Signore, sarò il loro Dio, e il mio servo Davide sarà principe in mezzo a loro: io, il Signore ho parlato. Stringerò con loro un’alleanza di pace e farò sparire dal paese le bestie nocive. Abiteranno tranquilli anche nel deserto e riposeranno nelle selve» (Ez 34, 24-25).
È preannuncio del futuro Messia e dei tempi messianici, già fatto da Isaia: «Il lupo dimorerà insieme con l’agnello…» (11,6-9) e da Geremia: «Ecco. Verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto…» (Ger 23,5-6).

Un cuore nuovo e uno spirito nuovo

In un’accurata esortazione, che si trasforma in solenne promessa, Dio dice ai deportati che è stato lui a mandarli in esilio a causa dei loro peccati, e che con la loro presenza in terra d’esilio hanno disonorato Dio in quanto gli abitanti del posto hanno potuto dire in tono canzonatorio: «Costoro sono il popolo del Signore e tuttavia sono stati scacciati dal suo paese» (Ez 36,20)
Ebbene, Jahvè rivendicherà il suo nome da loro disonorato: «Vi prenderò dalle nazioni, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; … Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo… Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio… Le nazioni che saranno rimaste attorno a voi sapranno che io, il Signore, ho ricostruito ciò che era distrutto e coltivato di nuovo la terra che era un deserto. Io, il Signore, l’ho detto e lo farò» (Ez 36, 24-36).
Siamo a uno dai vertici dell’Antico Testamento! Dio preannuncia quanto più di innovativo vorrà realizzare nel profondo dei redenti: un cuore nuovo e uno spirito nuovo che daranno come risultato un’”alleanza nuova”, già preannunciata da Geremia in 31,31-34, e qui espressa della formula di immanenza e di mutuo possesso: «Voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio». Questi doni divini vengono richiesti in celebri frasi del Miserere («crea in me, o Dio, un cuore puro; rinnova in me uno spirito saldo…» e ci vengono donati nell’Eucaristia: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi» (Lc 22,20). Abbiamo la grazia per realizzare ogni genere di vocazione alla quale il Signore ci chiama.

Non più «ossa aride», ma persone vive e vivificate

È quanto detto nel capitolo 37, dove Ezechiele riferisce quanto Dio gli ha detto: «Mi disse: “Figlio dell’uomo, queste ossa sono tutta la casa d’Israele. Ecco, essi vanno dicendo: Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti» (Ez 37,11).
Jahvè reagisce con forza: «Perciò profetizza e annuncia loro: “Così dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’Israele… Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò”. Oracolo del Signore Dio» (Ez 37, 12-14).
Il brano, di per sé, tiene presente direttamente i deportati ai quali viene promesso il rinnovamento spirituale e il ritorno in patria: «Vi riconduco nella terra d’Israele». Però, manifestamente, il simbolo va al di là della lettera e si porta alla risurrezione corporale e finale.
Tale risurrezione della carne, già insegnata in alcuni testi dell’Antico Testamento, diventerà, diremmo tangibile con la risurrezione di Gesù il terzo giorno: «Metti qui il tuo dito e guarda la mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco e non essere incredulo, ma credente!» (Gv 20,27); diventa causa della nostra risurrezione: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6,54; 1 Cor c. 15).

Lo sguardo verso il futuro di Dio

I capitoli 40-48 di Ezechiele sono particolarmente complessi. Con essi l’autore vuole orientare i suoi lettori verso un mondo nuovo che Dio ha programmato e sta costruendo. I capitolo 21-22 dell’Apocalisse riprenderanno molti di questo materiale per presentare la Gerusalemme futura.

- La Gloria del Signore che si era portata dai deportati di Babilonia ora ritorna in Gerusalemme: «Ecco, la gloria del Signore riempiva il tempio» (Ez 43,5). Segue la solenne dichiarazione: «Questo è il luogo del mio trono e il luogo dove posano i miei piedi, dove io abiterò in mezzo ai figli d’Israele, per sempre» (Ez 43,7). Gesù ci assicura: «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).

- Il fiume di acqua viva che sgorga dal Tempio (Ez 47). Nell’Apocalisse è il «fiume d’acqua viva, limpido come il cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello», fonte di vita eterna.

- Ezechiele termina con questa affermazione: «La città [di Gerusalemme] si chiamerà da quel giorno in poi: “Là è il Signore”» (Ez 48,35), Yhwh shàmma. Siamo portati alla cristologia della presenza dell’Emmanuele, il «Dio con noi» (Mt 2,23), di Colui che promette: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, sono io in mezzo a loro» (Mt 18,20), e vive e cammina con la comunità.

Pastore di un gregge strappato dell’ovile; Ezechiele è modello e grazia per quanti realizzano la loro vocazione ed elezione annunciando il messaggio cristiano ad gentes. Lo è anche per noi perché, «non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura» (Eb 13,14). In quanto battezzati, Paolo ci dice: «Cercate le cose di lassù…, rivolgete il pensiero alle cose di lassù» (Col 3,1-2).

Giuseppe Crocetti

dalla Rivista Il Cenacolo 7/2018
[Edited by R.Mezzana 5/10/2019 3:06 PM]
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