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Maggio 2019

Last Update: 5/29/2019 1:30 PM
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Giovedì 23 maggio 2019 - V SETTIMANA DI PASQUA

DALLA PAROLA DEL GIORNO

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At 15, 7- 9


Come vivere questa Parola?

Gli Atti degli Apostoli, narrando quel che capita nella vita dei primi cristiani, ci rivelano anche quel che sempre succede tra i gruppi di persone anche credenti. C’è chi la pensa in un modo e chi in un altro. È necessario però che, come accade qui, ci sia una persona meritevole di stima e ascolto, che dica una parola illuminata dalla fede e sia capace di orientare la mente e il cuore dei fedeli.
Qui è Pietro a esprimere qualcosa che in quel momento è rassicurante; Egli infatti non teme di far conoscere la scelta di Dio in ordine alla diffusione del Vangelo.
È Dio che conosce i cuori; dunque Pietro afferma senza paura che anche coloro che sono appena giunti alla fede sono investiti dallo spirito Santo. Egli concede anche a loro quella purificazione del cuore per cui si giunge alla fede, accogliendo cioè quel che il Signore Gesù è venuto a portare.
Interessante il fatto che Pietro sottolinea l’identica possibilità di accedere a questo cammino di giustizia di verità di amore, senza discriminare affatto quelli che sono arrivati da poco alla scelta cristiana.
Signore, questa pericope è luce di verità sempre attuale. Ci mette in guardia dal crederci più a posto degli altri: quasi figli di Dio privilegiati. No! L’amore, quando è vero, non discrimina; se mai inonda di grazia e di gioia i cuori più liberi, più ricettivi e pronti ad accogliere la verità, non solo da conoscere ma da vivere.

La voce di un poeta indiano
Nelle tue vene, nelle mie, non scorre che un solo sangue ed è la medesima vita a renderci vivi tutti! Poiché un’unica madre tutti ci ha generato. Ma dove abbiamo imparato a dividerci così? Kabir


Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA
[Edited by R.Mezzana 5/29/2019 1:30 PM]
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Sabato 25 maggio 2019 - V SETTIMANA DI PASQUA

DALLA PAROLA DEL GIORNO

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At 16,1-10


Come vivere questa Parola?

In questo brano degli Atti degli Apostoli è interessante cogliere ciò che si muove in maniera vitale nella Chiesa primitiva. Paolo, l’Apostolo delle genti, incontra Timoteo in uno di questi spostamenti apostolici. Ecco, questo giovane uomo è figlio di una donna giudea credente e di Padre greco. Notiamo dunque che l’estrazione socioculturale non ha niente a che fare con realtà particolarmente legata a un giudaismo assoluto. Però Paolo è talmente sicuro di muoversi secondo i dettami del Signore, che non esita a far circoncidere Timoteo per contentare i giudei; nello stesso tempo prende Timoteo con sé e lo fa collaboratore di un’azione evangelizzatrice per fortificare nella fede quelli che già credevano e andare là dove è lo Spirito di Gesù che li guida.
Signore, grazie perché il primo gruppetto dei cristiani è stato forte nella fede. Grazie per Paolo e Timoteo: per la loro collaborazione fraterna sincera animata dal Vangelo. Come la Chiesa primitiva fiorì di nuovi credenti a causa di questa solidarietà apostolica così fa che anche la Chiesa di oggi: (io tu lui noi che siamo Chiesa), viviamo quello che Gesù ha insegnato, sempre più testimoni credibile che attirano sulla strada del Signore tanti fratelli disorientati nelle tenebre di un indifferentismo prossimo all’ateismo.

La voce di un anonimo del XX secolo
"Gesù e i suoi primi seguaci hanno proclamato e testimoniato il Vangelo con la loro vita. Fa che siano molti i veri credenti che danno un volto nuovo, dunque veramente cristiano alla storia."

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA
[Edited by R.Mezzana 5/27/2019 8:58 PM]
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26 maggio 2019 - VI DOMENICA DI PASQUA – Anno C

DALLA PAROLA DEL GIORNO


“In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. […]”

Gv 14,23-29


Come vivere questa Parola?

Il Gesù che parla in questo brano evangelico è un Gesù che partecipa già della pienezza della divinità, che parla all’unisono col Padre e che trasmette lo Spirito a chiunque si pone nella condizione di ascoltarlo. La sua voce quasi eco di eternità, semplice ma profonda di risonanze, come soffusa in un’aura di intensa limpidezza. Parla con la sovrabbondanza di un cuore colmo d’amore, e ci parla di come l’amore possa scaturire solo da un cuore aperto all’accoglienza. L’amore è l’unica condizione per cui l’uomo possa affidarsi, riposare nella verità, decidersi ed assumere un orientamento di vita. E l’amore non è un sentimento disponibile al capriccio umano, non appare spontaneamente nello spettro degli stati d’animo che si avvicendano, né lo si può indurre artificiosamente: può essere soltanto un dono, che un altro gratuitamente mi porge. Lo accolgo, lo riconosco e ne godo. Gesù è il mio tutto, e tutto grazie a Lui nella mia vita è già compiuto.
Il mio proposito oggi sarà di assumere la capacità critica di discernere nel mio quotidiano di quali incontri o di quali condizioni io possa dire che mi donano vera gioia, rispetto a momenti vissuti con pesantezza o magari con una felicità fasulla o simulata con un riso sguaiato ed effimero. Consapevole di ciò, imparerò a vivere in sintonia con l’amore vero che abita in me.

La voce DI UN PADRE
“Chi ama non sente la fatica, ma anche se la sentisse, amerebbe persino la fatica”
Sant’Agostino

Commento di don Enrico Emili
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Lunedì 27 maggio 2019 - VI SETTIMANA DI PASQUA

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l'ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l'ho detto».”

Gv 15,26-16,4


Come vivere questa Parola?

Abitati dallo Spirito, possiamo dare un senso al male che bussa prepotentemente alla nostra porta, senza sorprenderci. Gesù ha annunciato chiaramente al discepolo che la sua vita inciamperà contro lo scandalo del dolore e della persecuzione. Con la maturità e la confidenza di chi si conosce da tempo, possiamo ricevere un nutrimento solido, perché ci fidiamo di Lui: il nostro Rabbi non può mentire né ingannare, anzi la sua parola va oltre i confini del tempo e i limiti delle interpretazioni umane, condizionate dal pensiero di ogni epoca. Abbiamo fiducia che la parola del Signore continuerà ad echeggiare nel nostro cuore anche quando rischierà di essere annacquata, spenta, caduta in oblio a causa delle forze del male. L’ottimismo di un cristiano nasce dal sano realismo di prevedere la massiccia portata del male che incombe su di lui, che può far vacillare la fede ma che non può scardinare una coscienza custodita dalla verità.
Sarà mia cura, oggi, rivisitare con lo sguardo della fede gli eventi negativi che minacciano la mia serenità: il ricordo della parola del Signore mi aiuterà a leggere il disegno di Dio anche laddove mi viene chiesto di rinunciare faticosamente a me stesso.

La voce di un Contemporaneo
“Il vero pericolo è sempre stato, e sarà sempre, la mondanità di una Chiesa che dimentica lo spirito delle beatitudini. Allora la croce, ridotta a un ornamento di vario materiale e uso, diventa copertura e giustificazione di iniquità.”
Fausti
Commento di don Enrico Emili
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5/27/2019 9:04 PM
 
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Martedì 28 maggio 2019 – VI SETTIMANA DI PASQUA

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. […]”

Gv 16,5-11


Come vivere questa Parola?

Contrariamente alla maggior parte di noi, Gesù non asseconda l’istinto di aggrapparsi al mondo con un guizzo di autoaffermazione, magari nell’ultimo spasimo prima della morte. L’uomo è stato sempre travagliato dal desiderio di sopravvivere al proprio annientamento lasciandosi dietro uno strascico di gloria e di buona fama, forse nel terrore di scomparire nell’anonimato e di non essere più oggetto di memoria da parte di alcuno. Tante opere d’arte e raffinati prodotti dell’ingegno umano tradiscono tale obiettivo, pur inespresso. Gesù non cerca di appropriarsi dell’eternità, non ha paura di permettere che sia qualcun altro a sigillare la sua vita con un’affermazione di autorità e di giustizia: sarà lo Spirito Santo, che da Lui e dal Padre procederà, a continuare la sua opera di incarnazione, non più soltanto «con» noi, ma «in» noi. La vittoria del Cristo sarà nei cuori, nel trionfo riportato sulle nostre tristezze e delusioni.
Non capita di rado che nelle nostre relazioni, spesso caratterizzate da affanno e superficialità, cerchiamo una garanzia contro la minaccia incombente della solitudine o dell’incomprensione. Oggi, ogni volta che mi troverò di fronte a qualcuno, mi interrogherò riguardo alle mie aspettative, mi chiederò se il mio atteggiamento è disponibile e disinteressato, verificherò di non caricarlo di pesi inutili. A volte una serena distanza può essere più fruttuosa di un attaccamento indebito.

La voce di un PADRE
“Vivendo secondo lo Spirito piuttosto che secondo la carne, vinciamo con la fermezza dell’animo l’infermità del corpo.”
San Cipriano

Commento di don Enrico Emili
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Mercoledì 29 maggio 2019 - VI SETTIMANA DI PASQUA

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».”

Gv 16,12-15


Come vivere questa Parola?

Non tutto può essere detto, e non tutto può essere detto subito. La forza della parola può essere dirompente, ma ha bisogno di trovare un terreno capace di accoglierla e farla attecchire. La testimonianza di Gesù non trova la sua efficacia maggiore dei segni che Egli è in grado di compiere, ma nel suscitare una corrispondenza interna all’uomo, quando la voce del Maestro è riconosciuta da una presenza che già abita dentro di noi. E così lo Spirito, che già abbiamo ricevuto e dal quale abbiamo l’adozione filiale, ci attesta dal di dentro che le parole di Gesù sono vere e persuasive. Ma non basta: quello che sacramentalmente abbiamo ricevuto una volta per sempre, ha bisogno di una continua, aggiornata adesione da parte nostra, perché l’intelletto e la volontà accolgano ogni giorno tale novità, e arrivino alla decisione di corrispondere all’amore di Dio.
L’esercizio che mi troverò a fare oggi sarà quello di riconoscere umilmente i miei limiti, di dirmi che non tutto dipende dal mio impegno e che i momenti di aridità spirituali sono connaturali alla mia umanità. Sarà dunque una scelta matura e saggia anche quella di lasciare che il Signore decida i tempi di incontro, che sia Lui a ritmare le fasi del mio percorso di fede.

La voce di un Esegeta
“Avere Dio per padre è precisamente ciò che conduce alla fede in Gesù. Quando uno ha Dio per padre si sente portato da una vera connaturalità verso colui che è inviato da Dio, riconosce l’accento della sua voce, si sente intimamente accordato alle sue parole che esprimono il disegno di Dio”
Albert Vanhoye

Commento di don Enrico Emili
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5/29/2019 1:27 PM
 
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Giovedì 30 maggio 2019 - VI SETTIMANA DI PASQUA

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete».
Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».”

Gv 16,16-20


Come vivere questa Parola?

Per noi la gioia è qualcosa di palpabile, coincide col nostro benessere: è un tutt’uno con l’ebrezza delle emozioni, col dilatarsi dei polmoni, la lucidità della mente e il fervore dei sentimenti. Gesù non promette una gioia che il mondo possa immediatamente riconoscere e fare propria. È il paradosso della “perfetta letizia” di cui parla Giacomo (Gc 1,2): la sconfitta agli occhi del mondo è la vittoria di Dio! Come entrare in queste parole di Gesù, se continuiamo a rincorrere successi facili e riconoscimenti immediati, se non siamo in grado di attendere che quel “poco” faccia il suo corso e susciti una nuova disposizione di cose? Ogni attesa vissuta in direzione dell’incontro col Signore diventa tempo carico di speranza, di significato e di gioia: si dilata verso l’eternità e sa vedere nella precarietà dell’oggi la benevola provvidenza di Dio.
Oggi voglio chiedere al Signore in modo particolare che mi doni di custodire la gioia ottenuta nella preghiera e la consolazione dell’abbondanza, perché io possa ricordarmene nel tempo della tristezza e della desolazione. Sarà una riserva preziosa, utile a suo tempo!

La voce di un dottore della Chiesa
“Interroga la grazia, non la scienza, il desiderio non l’intelletto, il sospiro della preghiera non la brama del leggere, lo sposo non il maestro, Dio non l’uomo, la caligine non la chiarezza, non la luce ma il fuoco che infiamma tutto l’essere e lo inabissa in Dio con la sua soavissima unzione e con gli affetti più ardenti.”
San Bonaventura

Commento di don Enrico Emili
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