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Aprile 2019

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21 aprile 2019 - RISURREZIONE DEL SIGNORE

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.”

Gv 20,1-9


Come vivere questa Parola?

Nella nostra filosofia pratica del quotidiano poniamo l’evidenza a conclusione di qualsiasi argomento: con ottimismo mettiamo in atto una certa fiducia nei confronti di un bene da ottenere, e una volta che lo abbiamo sotto gli occhi lo diamo per conquistato. L’evangelista Giovanni non cessa di sorprenderci adottando la dinamica opposta: il discepolo che Gesù amava “vide e credette”. Ecco che la fede è la virtù somma che viene auspicata per ognuno che si metta in cammino verso Dio, è il coronamento delle aspettative di chi ha il coraggio di entrare senza paura nei sepolcri della propria interiorità. È quanto fece ad esempio il monaco Antonio, che trascorse parte della sua esperienza di ascesi soggiornando tra le tombe degli Egizi, per affrontare a sconfiggere quella ancestrale paura che – familiare e spesso inconfessata per tanti di noi – agitava di spettri la sua mente. La fede è la facoltà che riempie l’uomo di immortalità e che evidenzia la sua chiamata a sopravvivere alla morte, per vivere senza fine in Dio.

In Dio la mia vita è sin da ora perfettamente compiuta, perché il nemico di sempre – la morte – è sconfitto una volta per tutte. Oggi prego in particolare perché la fede che ho ricevuto in dono diventi in me sempre più consapevole, un “sesto senso” di cui ho cognizione e faccio esperienza, e determini l’atteggiamento di fondo nell’affrontare le varie situazioni, fino a che il camminare incerto ceda il posto all’entusiasmo del correre.

La voce di un Teologo
“L’uomo non raggiunge veramente se stesso tramite ciò che fa, bensì tramite ciò che riceve. Egli è tenuto ad attendere il dono dell’amore, e non può accogliere l’amore che sotto forma di gratuita elargizione”
Ratzinger

Commento di don Enrico Emili
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22 aprile 2019 - LUNEDÌ FRA L'OTTAVA DI PASQUA

DALLA PAROLA DEL GIORNO


“In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».

Mt 28,8-15


Come vivere questa Parola?

A partire dalla resurrezione di Gesù il corso della storia è cambiato. C’è chi si accontenta di richiudere la pietra del sepolcro illudendosi che tutto venga dimenticato, le costruzioni ideologiche dell’uomo vorrebbero sovrapporsi alla realtà dei fatti ed imbrigliare le opinioni delle masse secondo il loro tornaconto. Ma fuori dell’astrazione dei libri e degli interpreti, all’opposto di chi vorrebbe regolamentare il corso delle cose con la potenza del denaro, esiste la vita vera e concreta, per chiunque ha il coraggio di guardarla rinunciando ad ogni finzione. È qui che è possibile incontrare il Signore in carne ed ossa, quando mostra una verità che è presenza e vita, quando ama incontrare gli ultimi, confidare i suoi segreti a quelle donne che avevano poche probabilità di essere credute. Un Signore che ama calpestare le strade della quotidianità spesso polverosa e difficile, ma che ci ricorda chi siamo. È questa storia, la nostra storia, che determina il mondo: tutto oggi è affidato alla mia scelta.
Il “Salute a voi!” che Gesù risorto rivolge alle donne è un verbo di gioia. Oggi desidero ricordare alla mia vita che la misura del mio essere cristiano è proporzionata alla gioia che provo nel cuore, e alla cura che ho nel coltivarla e farla crescere.

La voce di un Papa
“La realtà è superiore all’idea”.
Papa Francesco


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23 aprile 2019 - MARTEDÌ FRA L'OTTAVA DI PASQUA

DALLA PAROLA DEL GIORNO


“Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: "Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro"».
Maria di Màgdala andò subito ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.”
Gv 20,11-18


Come vivere questa Parola?

“Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”: in Gesù risorto non c’è più distanza fra terra e cielo, non c’è più lontananza fra gli uomini e Dio, possiamo chiamare tutti fratelli rispondendo all’invito di Gesù ad essere un’unica famiglia radunata nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. L’ansia e il dolore che abitano il cuore dell’uomo lasciano il posto al conforto di sapersi abitati da Dio, nel nostro uomo interiore da dove spesso preferiamo rimuovere lo sguardo per non essere impressionati dalla sensazione di vuoto. Le lacrime di Maria non si arrestano ma cambiano significato: esprimono ora la dolcezza che stilla dalla gioia dell’incontro, dove ogni sentimento viene accolto, giustificato e redento dal Signore, riconosciuto maestro nell’arte dell’amore.
L’esperienza di Maria racconta di un amore che ha pervaso ogni estensione del suo essere. Oggi voglio ricordare a me stesso che ogni sforzo di evangelizzazione deve per forza passare attraverso un incontro personale, unico e quotidianamente rinnovato con il “mio Signore”!

La voce di una Mistica
“Compresi che l’amore abbracciava in sé tutte le vocazioni, che l’amore era tutto, che si estendeva a tutti i tempi e a tutti i luoghi … in una parola che l’amore è eterno”
Teresa d’Avila


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24 aprile 2019 - MERCOLEDÌ FRA L'OTTAVA DI PASQUA

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana,] due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù […] Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; … non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».

Lc 24,13-35


Come vivere questa Parola?

I due viandanti di Emmaus all’inizio del loro dialogo con il misterioso personaggio si identificano con i tanti che hanno ricevuto la notizia del vangelo, ma non sono stati disposti a lasciarsi trasformare da quella notizia. È un vangelo a metà – è tipico di molte persone che conosciamo! – che magari frequentano i luoghi di culto ma rimangono alla superficie di un evento, di cui rimangono spettatori, come quando si assiste a un rito, ma nulla cambia nella propria interiorità e nella vita … Si tratta sì di un “annuncio”, ma non è ancora il “buon annuncio” di cui è sostanziato il vangelo! Proviamo a scrutare l’andamento stilistico del brano: si passa da un periodare lungo e stanco, puramente descrittivo, ad uno stadio in cui al contrario compaiono punti esclamativi, frasi brevi ed espressioni veicolanti coinvolgimento e partecipazione emotiva. È la traduzione in chiave letteraria di un processo che conduce i due viandanti a riacquistare quella speranza che avevano perduto (“Noi speravamo …”). E non è un processo di introspezione solipsistica, è invece il rendersi conto che Gesù non è un ricordo né un teorema, ma è vivente tra noi e in noi, ed attende che lo riconosciamo “Signore”!
Davanti al fratello che mi trovo di fronte, oggi mi propongo di avere occhi per scorgere in lui la presenza discreta e misteriosa del Signore, per sperimentare come la mia salvezza passa attraverso la realtà concreta di quanto accade attorno a me.

La voce di un Sapiente
“Comprendi la forza dell’amore. Il tuo orizzonte sarà infinito”
Gandhi


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4/24/2019 2:03 PM
 
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25 aprile 2019 - GIOVEDÌ FRA L'OTTAVA DI PASQUA

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.”


Lc 24,35-48


Come vivere questa Parola?

L’esperienza precede la conoscenza e ne pone le condizioni: la notizia della resurrezione si impone in tutta la sua rilevanza non tanto per la sollecitazione intellettuale che può porre, ma nel fatto che i discepoli – innanzitutto loro! – incontrano Gesù risorto e gli parlano, lo vedono mangiare, lo possono toccare e sentire vicino. Dunque il nostro essere Chiesa, il nostro convenire nel nome del Signore è già uno sperimentare concreto la presenza del Risorto, che ci conforta e ci svela la nostra identità di redenti. Viviamo la nostra realtà di Chiesa e sperimentiamo Cristo quando ci riuniamo insieme animati da uno slancio sincero del cuore, che si interroga sul senso vero della vita e non si accontenta del “sentito dire”. Qualcuno, che ha compiuto prima di noi l’esperienza di Emmaus, ci chiama e ci rende partecipi della gioia: entriamo in questo scambio inesauribile di doni, dove parola si somma a parola e col contributo di tanti testimoni si fonda la Tradizione, mentre la ricchezza dell’esperienza diventa patrimonio condiviso.
L’illusione di poterci salvare in modo individualistico, a prescindere dalla comunità, è una tentazione ricorrente. Oggi voglio pormi nell’umiltà di riconoscermi bisognoso dell’altro, e se veramente desidero incontrare il Risorto farò un passo verso il fratello, per sperimentare insieme con lui la fecondità perenne della Chiesa.

La voce di un Pastore
“Chi dona la propria libertà è più libero di uno che è costretto a tenersela”
don L. Milani

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26 aprile 2019 - VENERDÌ FRA L'OTTAVA DI PASQUA

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete a da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete» …”

Gv 21,1-14

Come vivere questa Parola?

Il dogma di fede fondamentale del nostro credo, la risurrezione del Signore, è il più difficile da accogliere, il più contrario all’evidenza e al “buon senso”, il più lontano dalla nostra esperienza. Per questo abbiamo bisogno di sentirlo ripetere e di avvertirne la portata sulla nostra pelle, non basta che ce ne abbiano parlato o che ne abbiamo una sommaria cognizione: occorre che Gesù si manifesti come “Signore” anche per noi, e non solo una volta, ma più volte, tutti i giorni! C’è bisogno di un cuore ardente come quella brace, allegoria della vita che continua sotto la cenere (piscis assus Christus passus, secondo un antico adagio), c’è bisogno di saziarsi di un cibo “ben cotto” che è Cristo stesso, offertosi come vero nutrimento per il mondo, come alba che accompagna tutte le notti dell’uomo, quando le illusioni della notte e i capricci della volontà umana si dissipano e ci si riveste di Lui.
Accanto e al di là dei nostri sforzi di evangelizzazione, è il Signore il protagonista, l’autore e il promotore della salvezza. Senza di Lui siamo come tralci privi di linfa. Oggi voglio interrogarmi sul progetto che Dio ha sul mio fratello, su colui che non a caso mi trovo a fianco, e mi chiederò se il mio cuore è capace di sentire come sente Lui, di amare ed accogliere come fa Lui.

La voce di un Profeta
“La Chiesa è il più grande focolare collettivo di amore mai apparso al mondo”
Teilhard De Chardin

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4/26/2019 8:53 PM
 
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27 aprile 2019 - SABATO FRA L'OTTAVA DI PASQUA

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.
Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch'essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.
Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».”

Mc 16,9-15


Come vivere questa Parola?

I più restii a credere all’annuncio della resurrezione sono paradossalmente gli Undici, per i quali la parola del Vangelo deve penetrare attraverso mura molto più spesse. Quando infatti il cristianesimo diventa esclusivismo e chiusura, ci si ammala di “illusione da cenacolo”, e si finisce con lo spegnere quella fiamma ardente che Gesù è venuto ad accendere, e che inevitabilmente spinge ad uscire e a contagiare tutti. Prima di essere apostoli, si è peccatori salvati come la Maddalena, pellegrini smarriti e cercatori di verità come i discepoli di Emmaus, popolo in cammino disposto a lasciarsi condurre dal pastore, infedeli incalliti ma con una crepa aperta, che diventi feritoia per lasciar passare almeno un fascio di luce.
Quelli che erano stati con Gesù “erano in lutto e in pianto”. Quanto sono disposto oggi a lasciarmi sconvolgere la vita dall’annuncio del Vangelo e a rinunciare ai miei umori e stati d’animo altalenanti, per diventare creatura nuova annunciatrice di speranza?

La voce di uno Studioso
“Le idee sono tutte sbagliate, è la realtà, l’esperienza, con cui occorre confrontarsi costantemente, che conta”
Silvano Fausti

Commento di don Enrico Emili
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4/26/2019 8:55 PM
 
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28 aprile 2019 - II Domenica di Pasqua O Della Divina Misericordia – Anno C

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. Detto questo mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.”

Gv 20,19-20


Come vivere questa Parola?

Il grande evento della Risurrezione non è ancora stato integrato dagli apostoli, nonostante la testimonianza delle donne. La piccola comunità è rinchiusa e impaurita. Ogni bussare alla porta provoca spavento. Forse i giudei stanno cercando gli amici del Maestro per condannarli. Ma d’un tratto “viene Gesù, si ferma in mezzo a loro e dice: “Pace a voi!”. L’ambiente si illumina della sua presenza. I discepoli possono costatare la verità della sua Passione: le mani e il costato. Tutto è cosi concreto e chiaro come è chiara la gioia nel vedere il Signore.
Allo stesso modo, la nostra vita, oggi, è resa serena dalla presenza dello Spirito. Il nostro volto si apre al sorriso e possiamo superare, con la vicinanza luminosa del Figlio di Dio, tutte le nostre paure e ci viene accordata la possibilità di diventare operatori di pace.

La voce di S. Ambrogio
“Egli ha accettato non l’apparenza, ma la realtà dell’incarnazione.
Egli ha preso su di sè la mia tristezza per farmi dono della sua gioia.”

Commento di Sr Graziella Curti
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Lunedì 29 aprile 2019 - SANTA CATERINA DA SIENA

Vergine e Dottore Della Chiesa, Patrona D’Italia e d'Europa
Festa

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“In quel tempo, il Signore Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo.”
Mt 25, 1


COME VIVERE QUESTA PAROLA?

Leggere la vita di Caterina è come rimanere travolti da un dinamismo di amore e di coraggio che meraviglia in questa donna fragile: l’ultima della numerosa casata dei Benincasa. Lei è davvero la vergine prudente del Vangelo, che è riuscita a tenere accesa, nonostante la lunga e faticosa attesa dello Sposo, la sua lampada. Annegata nel sangue di Cristo, non ha avuto paura di contrapporsi ai nemici della Chiesa, ai potenti del suo tempo. Assetata di Dio, trovava qualsiasi sacrificio leggero e mostrava una cura eroica e tenera verso i più poveri e sofferenti. Nonostante siano passati secoli dalla sua esistenza, rimane anche per noi un punto ardente di riferimento. C’insegna la forza e la perseveranza del quotidiano. E, insieme, ci addita i grandi spazi della verità e della giustizia.

LA VOCE DI S. CATERINA
“Ponetevi per obietto Cristo crocifisso, nascondetevi nelle piaghe di Cristo crocifisso, annegatevi nel sangue di Cristo crocifisso. E non indugiate, né aspettate il tempo, perché il tempo non aspetta voi. Ponetevi per obietto Cristo crocifisso, nascondetevi nelle piaghe di Cristo crocifisso, annegatevi nel sangue di Cristo crocifisso. E non indugiate, né aspettate il tempo, perché il tempo non aspetta voi.”



Commento di Sr Graziella Curti
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4/29/2019 8:45 PM
 
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Martedì 30 aprile 2019 - II Settimana Di Pasqua

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande stima.”

At 4,32-33


Come vivere questa Parola?

La comunità cristiana che viene presentata dagli Atti degli apostoli ha i colori della primavera, la freschezza di una realtà nuova che risente in tutte le sue membra del profumo di Cristo. La condivisione è alla radice delle relazioni. La parola sinodale, in quei tempi non era molto nota, ma, di fatto, i primi cristiani camminavano insieme. Gli apostoli prendevano forza dalla comunità primitiva e chi osservava questa realtà esprimeva grande stima dicendo del suo modo unico di stare insieme: “Guarda come si amano” Il comandamento di Gesù conservava la sua estrema attualità tra coloro che erano vissuti vicini a Lui. Oggi, si potrebbe dire lo stesso delle nostre comunità? Eppure anche noi crediamo nel messaggio di Gesù: “Beati quelli che crederanno senza vedere”. Siamo certi che Lui cammina con noi, ce l’ha promesso. E proprio dalla sua presenza viene la possibilità di essere “un cuor solo e un’anima sola”.

La voce di un canto
“Nella tua Parola io camminerò
Finché avrò respiro, fino a quando tu vorrai
Non avrò paura, sai, se tu sei con me.
Chiedo alla mia mente coraggio di cercare
Chiedo alle mie mani la forza di donare
Chiedo al cuore incerto passione per la vita
E chiedo a te fratello di credere con me.”
Pierangelo Sequeri


Commento di Sr Graziella Curti
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