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Marzo 2019

Last Update: 3/29/2019 3:31 PM
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Venerdì 1 marzo 2019 - VII Settimana del Tempo Ordinario - Anno Dispari

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».”


Mc 10,1-12


Come vivere questa Parola?

Gesù raccoglie la sfida che indirettamente gli era stata rivolta dai farisei, senza paura di rispondere con un “voi” personale e diretto. Li smaschera, mostrando che volevano confermare i malvagi orientamenti del loro cuore schermandosi dietro la neutralità inappellabile della legge mosaica. È la “durezza dei vostri cuori” che fa dell’originaria armonia del piano di Dio una vacillante architettura edificata sulle storture del nostro peccato. Ci sentiamo colpiti e messi a nudo anche noi, quando ci facciamo garanti di una legge che ha adulterato il vino buono della parola di Dio. Manchiamo di una visione d’insieme, perché vogliamo cogliere della legge solo ciò che fa comodo a noi; non ne sappiamo interpretare la “mens” (mente), perché abbiamo smarrito il contatto con il Creatore, e travisando le sue parole vaneggiamo nei nostri ragionamenti. Il Signore usa un linguaggio diretto, da del “tu” anche a noi, che ci rifugiamo dietro la regola della legge quando non riusciamo più ad amare. Ben venga questo stile, che mi richiama alle mie responsabilità, che mi riporta a me stesso e alla mia interiorità, che mi aiuta a valutare tutto secondo quell’antico adagio: “agisci come pensi, altrimenti penserai come agisci”!

Quando vedo che la mia capacità di amare e di fare del bene comincia ad essere compromessa, quando nonostante la mia buona volontà mi accorgo del mio limite nel vivere la logica del dono, non darò la colpa agli altri o alle strutture, ma con fermezza anche rinunciando a qualche impegno mi troverò del tempo per andare alla radice del problema, per guardare al mio cuore ed esporlo con rinnovata fiducia all’amore di Dio, perché sia scaldato e illuminato da Lui.

La voce del Magistero
“In verità gli squilibri di cui soffre il mondo contemporaneo si collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell’uomo. E’ proprio all’interno dell’uomo che molti elementi si contrastano a vicenda”
Gaudium et spes.

Commento di don Enrico Emili
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3/1/2019 10:37 AM
 
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Sabato 2 marzo 2019 - VII Settimana del Tempo Ordinario - Anno Dispari

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“In quel tempo, presentavano a Gesù dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono.
Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso».
E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, ponendo le mani su di loro.”

Mc 10,13-16


Come vivere questa Parola?

La pochezza, lo scarso valore che era attribuito ai bambini è confermato nel nostro passo evangelico dal fatto che il termine usato – paidìon – è un diminutivo, e per di più declinato non al genere maschile, come ci aspetteremmo, ma al neutro. Il bambino non ha grandezza, non ha sesso, non ha arte né parte, è puro bisogno e pura dipendenza. Questo Gesù che si china per accarezzare i fanciulli, che li abbraccia e benedice, è in sommo grado scandaloso: dona importanza a chi è nulla, a chi a malapena ha diritto ad esistere. Lo dimostra l’impressione che fece tale episodio sui discepoli, quei discepoli che non potevano tollerare una caduta di tono così bassa, per il loro maestro. Gesù ha nostalgia che i suoi discepoli trovino la genuinità e la spontaneità di quei bambini, che la smettano di pensare a cose “da grandi” precludendosi l’ingresso nel Regno. Il Verbo di Dio rinuncia ai magniloquenti discorsi per indicare una misteriosa strada fatta di abbandono, di fiducia, di semplicità, di povertà e veracità, di tutto quello che tante volte smarriamo crescendo ed entrando in un mondo smaliziato, perché il nostro cuore si rassegna al duro cinismo degli adulti. Ben venga un Gesù così, che ci scandalizza e ci mette in discussione, un Gesù irriconoscibile che con sconcertante saggezza ribalta le gerarchie e ci mostra dov’è da cercare la porta del Regno: nei poveri, negli ultimi, negli anonimi e invisibili inquilini del castello incantato, dove vige la legge del cuore e sfuma il gioco delle apparenze.

Non siamo sostenitori della cosiddetta “analisi transazionale”, ma pensiamo che la triade genitore-adulto-bambino sia ben rappresentata dentro ogni tipo umano. Oggi, prendendo atto che in me esiste anche la dimensione dell’infante, cercherò di valorizzare quella componente essenziale, mi ricorderò che il “bambino” che è in me ha bisogno di attenzione, di conforto, di una carezza che lo ravvivi e lo faccia sentire importante, e mi prenderò cura di lui.

La voce di un Letterato
“Solo essendo così spietatamente se stesso come fu fino alla morte, poteva dare qualcosa a tutti gli uomini”
Italo Calvino.

Commento di don Enrico Emili
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3/1/2019 10:41 AM
 
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3 marzo 2019 - VIII Domenica del Tempo Ordinario - Anno C

DALLA PAROLA DEL GIORNO


“Non lodare nessuno prima che abbia parlato,
poiché questa è la prova degli uomini. “


Sir 27, 8


Come vivere questa Parola?

In questa domenica sia la prima lettura che il vangelo approfondiscono il tema della parola. Non quella di Dio, ma quella degli uomini. In modo sapienziale, secondo un genere che si esprime a proverbi e brevi sentenze, la parola dell’uomo è qui analizzata per come si esprime e per cosa suscita. La parola che emerge in una discussione, lascia intravedere i difetti di chi sta litigando, come se il discutere fosse un setaccio che separa il buono dal rifiuto. La parola che traduce il ragionare dell’uomo è paragonata alle ceramiche che la fornace (metafora del ragionamento) cuocendo ha dimostrato difettose o perfette. La parola in azione è rivelazione del cuore, della mente e dell’animo delle persone. Essa è sintesi di quanto costruito, elaborato da ciascuno. Si fa carne della nostra carne e rimane il segno che ci contraddistingue.
Signore, tu che hai scelto di essere parola di Dio fatta carne, fa che le nostre parole trovino senso e significato in Te ed esprimano Te. Contro ogni parola vana, ogni parola sprecata, male detta e ab-usata.

La voce del web

"Le parole hanno un loro movimento intrinseco, hanno la capacità di muovere qualcosa nell’altro. Non è un caso che quando si instaura un regime dittatoriale la libertà di parola sia la prima cosa che viene negata. La parola è in grado di smuovere le coscienze, le idee, racchiude in sé il peso di ciò che esprime, ma acquista il suo senso solo quando è “agita”. Ed è solo in questo caso che essa può risultare universalmente comprensibile, poiché è capace di muovere l’altro, colui che ascolta. È solo in questo caso caso che si compie, portando alla luce ciò che altrimenti rimarrebbe nascosto. È così che la parola forma, educa, plasma, distrugge, uccide, salva, ama, istruisce, consola, guarisce, mobilita.
Essa compie la sua missione solo attraverso la presenza dell’altro ed è solo nel dialogo con esso che rivela la sua essenza, dando anche al silenzio il potere di esprimersi."
Tonia Zito in www.connessioniletterarie.it


Commento di Sr Silvia Biglietti FMA
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3/3/2019 1:37 PM
 
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lunedì 4 marzo 2019 - VIII Settimana Del Tempo Ordinario - Anno Dispari

DALLA PAROLA DEL GIORNO


“Quanto è grande la misericordia del Signore,
il suo perdono per quanti si convertono a lui!”

Sir 17, 28


Come vivere questa Parola?

Continuamo in questi ultimi giorni di tempo ordinario ad approfondire il libro del Siracide. Il genere sapienziale nella Bibbia esalta la quotidianità e la dimostra luogo di rivelazione dell’umanità e di Dio stesso: un luogo di incontro tra Dio e le persone, un luogo di cambiamento e di conversione.
La pagina di oggi è un invito pressante alla conversione, per non perdere tempo nè occasioni. In questa vita che qui sulla terra abbiamo, rendiamo lode alla misericordia di Dio, con segni evidenti di adesione a lui. Sembra che di fondo risuoni qui la beatitudine che Gesù proclamerà dell’affamato e assetato di giustizia, ossia di colui che desidera ardentemente il volere di Dio e che fa della sua vita un’occasione per manifestare questo Suo volere. Siracide non conosce ancora la speranza della resurrezione e invoca una vita intensa da vivi, perchè i morti non possono più lodare il Signore.

Signore, la resurrezione è il nostro desiderio più grande, ma non smorza l’impegno che ora in questa terra ci spinge ad essere testimoni evidenti della tua misericordia e della tua giustizia.

La voce della Parola Di Dio

“Misericordia e verità s'incontreranno, *
giustizia e pace si baceranno.
La verità germoglierà dalla terra *
e la giustizia si affaccerà dal cielo.
Quando il Signore elargirà il suo bene, *
la nostra terra darà il suo frutto.
Davanti a lui camminerà la giustizia *
e sulla via dei suoi passi la salvezza.”

PS 84


Commento di Sr Silvia Biglietti FMA
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3/4/2019 1:36 PM
 
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Martedì 5 marzo 2019 - VIII Settimana del Tempo Ordinario - Anno Dispari

DALLA PAROLA DEL GIORNO


“Dà all’Altissimo secondo il dono da lui ricevuto,
e con occhio contento, secondo la tua possibilità,
perché il Signore è uno che ripaga
e ti restituirà sette volte tanto.”

Sir 35, 12-13


Come vivere questa Parola?

Il misterioso scambio che celebriamo in ogni eucaristia è raccontato dalla pagina del Siracide di stamattina. In un gioco di reciproco dono, ci troviamo ricchi di qualità e opportunità che sollecitano la nostra generosa gratuità. Doniamo e più siamo ed abbiamo, più doniamo. Il datore di ogni dono, Dio, vedendo ciò donerà a noi ancora di più... sette volte tanto, per dire un’infinità.
Una dinamica che converte lo sguardo. Con gli occhi si vede e spesso si invidia, si riconosce quanto gli altri siano meglio e abbiano più di noi. Qui il movimento del dono rende l’occhio contento, felice e riconoscente di cosa sia e di quanto abbia al punto da desiderare di donare sempre più.
Signore, donaci questo occhio contento: quello attraverso cui vediamo i nostri vicini di casa, i colleghi di lavoro, i nostri parenti, gli amici. Con occhi così trasformeremo in paradiso la nostra esistenza.

La voce di un poeta

“L’anima è la nostra dimora; i nostri occhi sono le sue finestre, e le nostre parole i suoi messaggeri.”
Kahlil Gibran



Commento di Sr Silvia Biglietti FMA
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3/4/2019 1:39 PM
 
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6 marzo 2019 - MERCOLEDÌ DELLE CENERI

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Ritornate a me con tutto il cuore,
con digiuni, con pianti e lamenti.”

GL 2, 12


Come vivere questa Parola?

Sembra un grido sofferto questa richiesta di RITORNARE. È la voce di Dio, che attraverso il profeta supplica gli uomini di convertirsi, di smetterla di girare le spalle a suo creatore e riconsegnarsi a lui.
In Cristo, dopo la sua venuta, la sua morte e risurrezione, quest’invocazione è ancora più tenace. Nel nostro immaginario ormai si veste dei panni del padre misericordioso della parabola di S. Luca, che per anni scruta l’orizzonte da casa sua, aspettando il ritorno del figliol prodigo.
Il tempo forte della Quaresima dilata questa supplica, si dota di segni particolari che creano un’occasione unica di riflessione, di presa di coscienza. Un appuntamento che ogni anno si rinnova e si ripropone a noi tutti con forza e novità, come fosse la prima ed unica volta. Ad ogni età questo tempo ci scuote e fa riemergere il desiderio di pentimento, di liberazione, di salvezza. Un tempo particolare, un’opportunità unica da non perdere per fare ordine, rinnovarsi, far pace col passato e liberarsi da abitudini scorrette e mortifere.

Signore, dà forza ai nostri desideri, che questo tempo ci veda rinascere e farlo dall’alto, in te.

La voce delle Monache Clarisse di San Severino Marche

“In greco e in latino, la parola conversione ha il significato di cambiamento di mentalità e di
direzione, ponendo al centro l’uomo che vive il cambiamento; nella lingua ebraica, invece, il termine conversione ha una radice che significa ritorno, lasciando che aspetta nell’amore. La conversione è, allora, un ritornare a un cuore che batte, che ama, che aspetta.”



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3/6/2019 9:21 PM
 
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7 marzo 2019 - GIOVEDÌ DOPO LE CENERI

DALLA PAROLA DEL GIORNO


“Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male. Oggi, perciò, io ti comando di amare il Signore, tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi e il Signore, tuo Dio, ti benedica nella terra in cui si stiano per entrare per prenderne possesso.”


Dt 30, 15-16


Come vivere questa Parola?

Scegliere. Il verbo della maturità, dell’essere adulti. La capacità di scelta è l’obiettivo dei nostri percorsi di orientamento, è la qualità che dice che quella persona è adulta, in grado di distinguere, valutare e determinarsi. Anche in un cammino di fede la capacità di scelta, che si può dire discernimento, definisce la persona autonoma e responsabile. Il comando di amare presuppone non un’obbedienza cieca ed ottusa, ma l’adesione attiva al contenuto di quel comando e l’impegno desiderante di penetrare il mistero della vita, custodirlo, proteggerlo, perpetuarlo. Da qui gli elementi per distinguere il bene dal male, anche quando sia l’uno che l’altro si presentano in modo ambiguo e confuso.
Signore, in questo tempo di Quaresima aiutaci a prendere coscienza della nostra capacità di amare e di investire per la vita, con scelte profetiche e coraggiose che dicano il nostro desiderio di conversione e di cambiamento, non solo personale ma collettivo.

La voce di un drammaturgo, scrittore, saggista

“Un uomo è fatto di scelte e delle circostanze. Nessuno ha potere sulle circostanze, ma ognuno ne ha sulle sue scelte.”
Eric-Emmanuel Schmitt



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3/6/2019 9:23 PM
 
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8 marzo 2019 - VENERDÌ DOPO LE CENERI

DALLA PAROLA DEL GIORNO


“Non è piuttosto questo il digiuno che voglio:
sciogliere le catene inique,
togliere i legami del giogo,
rimandare liberi gli oppressi
e spezzare ogni giogo? “

Is 58, 6


Come vivere questa Parola?

L’impegno per la vita, il comando di amare che abbiamo meditato ieri, si sostanzia di una virtù difficilissima: la giustizia. Nei tribunali essa è strapazzata, tradita al punto che diviene vero e giusto il risultato malvagio di manipolazioni astute di parole e fatti. Nella vita vera non è così. Nel desiderio di Dio, nella sua beatitudine degli affamati e assetati di giustizia, essa è il volto umano, l’incarnazione della volontà di Dio. È il suo volere, il suo desiderio che prendono forma. Una forma libera da vincoli, costrizioni, deformazioni. Il peccato ha costretto le creature, uomini, ma anche animali, piante, spazio e tempo in determinazioni diminuite, asfittiche. La giustizia di Dio, anche esercitata per mano d’uomo, libera, toglie catene, gioghi, legami inutili.
Signore, aiutaci a concorrere alla liberazione degli oppressi, concretamente, ogni giorno, combattendo le scelte di chi vorrebbe ancora catene, discriminazioni ed esclusione.

La voce di un profeta dei nostri tempi

“Giustizia è riportare tutte le cose al loro senso.”
Oreste Benzi



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3/8/2019 10:21 AM
 
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9 marzo 2019 - SABATO DOPO LE CENERI

DALLA PAROLA DEL GIORNO


“La tua gente riedificherà le rovine antiche,
ricostruirai le fondamenta di trascorse generazioni.
Ti chiameranno riparatore di brecce,
e restauratore di strade perché siano popolate.”

Is 58, 12


Come vivere questa Parola?
Ricostruire. Dopo un danno, dopo un evento mortifero e brutale, i disastri vengono presi a mano e liberati dalla loro negatività. Le opere di ricostruzione, di riparazione, di restauro non sono facili. Spesso non si può riportare immediatamente e solo alla situazione precedente. Il più delle volte ricostruire implica immaginare forme nuove, diverse. È in qualche modo rigenerare.
Ogni azione di conversione, non è un semplice tornare sui propri passi, cancellando quello che è stato. Si tratta di rimpastare anche l’errore nella novità rigenerata, conservando il principio vitale precedente e intuendo forme nuove di vitalità, di fedeltà. Si tratta di ridare al passato l’occasione di trasformarsi e di smetterla di essere un peso inamovibile. Si tratta anche di agire insieme. Ogni azione di conversione non rimane un fatto personale, ma concorre alla trasformazione, redenzione di tutti.

Signore, oggi aiutaci a prendere in mano la nostra storia, il nostro passato e a trasformarla in novità, in futuro, immaginato in modo nuovo, possibile e accogliente.

La voce della Chiesa
“Il bene dell'uomo coincide con la sua strutturale apertura al futuro.”
Angelo Bagnasco

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3/8/2019 10:23 AM
 
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10 marzo 2019 - I Domenica Di Quaresima – Anno C

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: "Non di solo pane vivrà l’uomo"». […] «È stato detto: "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo"».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Lc 4,1-13


Come vivere questa Parola?

Nessuno di noi può sentire estranea a sé questa pagina del Vangelo: Gesù non disprezza, respinge o relativizza l’umanità, ma l’accoglie in toto, eccetto che per il peccato (Eb 4,15). Incarnandosi e vivendo le tappe della normale crescita di ogni uomo, vediamo come Egli sia consegnato alla debolezza di ogni carne. Le maglie insidiose del Diavolo lo avviluppano in quanto uomo, in quanto passibile di stanchezza, di fame, di desiderio. La sua sensibilità terrena rispecchia la condizione di noi tutti: è soggetta al delirio della mente, perché nell’offuscamento del quarantesimo giorno, dopo il digiuno, le pietre simulano la fragranza del pane; la languida monotonia del deserto rende vivida ed invitante l’apparizione di ricchezze immense che baluginano di molli attrattive; la vertigine del pinnacolo del Tempio sconvolge l’equilibrio dell’ego sospingendolo verso un «folle volo» che prelude all’autoannientamento (i demoni sono ottimi teologi). Santità e perdizione sempre si fronteggiano e duellano da vicino, la pienezza dello Spirito Santo conduce Gesù ad immergersi nella precarietà della condizione mortale, per mostrare come l’uomo abitato da Dio possa riconquistare quella pienezza di libertà compromessa con il primo Adamo
Soltanto in Gesù riesco a superare le tentazioni che mi disturbano. Guardo a Lui, alla sua inflessibilità di fronte al compromesso, al suo abbandono al Padre. Non è solo, il Signore, neanche nel deserto: lo Spirito Santo e il Padre lo abitano e lo rendono una fortezza invalicabile. Nei momenti difficili (so che non mancheranno) ricorderò anche a me stesso che le mie inclinazioni e la mia istintività non dicono tutto di me; mi ricorderò che anche, soprattutto in quei momenti il Signore è dentro di me e mi parla, vuole che sia tutto suo, che valgo tutto il suo sacrificio, che un piccolo atto di donazione a Lui sarà causa di grazie infinite.

La voce di un Monaco
“Gesù era avvolto, rivestito di debolezza: era la casula del suo sacerdozio, e questo per tutti i giorni della sua vita, fino alla morte”.
André Louf

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Lunedì 11 marzo 2019 - I Settimana Di Quaresima

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: "Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi".
Allora i giusti gli risponderanno: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?". E il re risponderà loro: "In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me".
Mt 25,31-46


Come vivere questa Parola?

La prospettiva ultraterrena e mitologica di Matteo ci vuole ricordare l’urgenza di convertirci finché abbiamo tempo, su questa terra, nella breve vita che ci si spalanca davanti oggi. Infatti un re è in mezzo a noi, percorre le nostre strade, incrocia i nostri sentieri, camuffandosi sotto le sembianze del povero, del bisognoso, del carcerato, del nudo e dello sprovveduto, ma non è riconoscibile se non attraverso la fine sensibilità di chi è diventato familiare di Dio. Il giorno del giudizio è oggi, quando mi trovo davanti qualcuno che vuole qualcosa di mio, un pizzico del mio tempo, un sorriso riparatore dei torti subìti, una stretta di mano disinteressata, un ascolto paziente perché in troppi gli hanno negato udienza. Il mito di Matteo si fa storia, è la nostra vita, è la nostra giornata, laddove si è chiamati irrevocabilmente a scegliere da che parte stare. Il re è alle porte, bussa alla porta di casa mia, mi sorprende mentre sto pensando agli affari miei, mentre mi perdo nel bicchiere d’acqua che non ho saputo donare con gioia. Ci penso, mi convinco che è vero prima di richiudere infastidito: solo se mi fermerò un attimo e ricorderò questa infantile, banale storiella del Vangelo che ho ascoltato tante volte in chiesa come un ritornello, gli aprirò la porta con una luce nuova negli occhi!
Ci sono sogni e desideri che mi sorpassano, che collimano con i miei grandi ideali e con la naturale volontà di realizzazione, ma che non appartengono all’oggi. Rimando queste traiettorie vertiginose a quando avrò il brevetto per pilotare l’aereo … Il mio oggi è fatto invece di “piccoli” che attraversano la mia strada, che chiedono una risposta concreta, e ai quali posso dire veramente il mio “sì”. Oggi avrò riguardo per loro, perché non possono aspettare, e domani forse non li incontrerò più. È amando che mi realizzo appieno

La voce di un Sapiente
“Dà due volte chi dà velocemente”.
Publilio Sirio

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Martedì 12 marzo - 2019 - I Settimana Di Quaresima

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli, …”

Mt 6,7-15


Come vivere questa Parola?

Se ogni tanto veramente comprendessimo la portata rivoluzionaria del “Padre nostro”, credo che faremmo come San Francesco, che dopo una notte intera riuscì a pronunciarne solo le due prime parole! … Lo sappiamo a memoria e ci è entrato negli orecchi, il “Padre nostro”, spesso ci scivola addosso e con superficialità ci passiamo sopra, non riflettiamo più sul significato e lo riteniamo una formula ormai acquisita. Solo chi ha l’ardire di andare a fondo, nel dialogo col Signore, si rende conto che il protagonista deve essere il cuore, più che alle parole. Tornare ad essere sbigottiti dinanzi al mistero, ed esserlo al punto da rendersi muti … Chissà se un giorno torneremo a recitare il Pater come se fosse la prima volta! Ogni parola segna un limite, definisce un concetto, cerca di afferrare una realtà circoscrivendola. Ma il Signore non si lascia avvincere dai nostri tentativi improvvisati di piegarlo alle nostre attese. Conversando con Lui, spesso ci ingarbugliamo innalzando monologhi che difendono come bastioni i nostri pensieri ricorrenti. Più ci preoccupiamo di dare una bella forma alle nostre preghiere, più esse rischiano di essere un vuoto artificio incapace di vera relazione. È amante delle cose vere, sincere, Gesù, e il suo insegnamento è un martellante e incisivo debellare le nostre sovrastrutture: culturali ed esistenziali. Se solo pensassimo che prima e al di là delle nostre parole, prima di un figlio che si ricorda di Lui, c’è un Padre che attende

Ho fatto questa esperienza: ogni volta che mi ripropongo di pregare, qualche pensiero o preoccupazione cerca di distogliermi, facendomi credere che ci sia qualcosa di più importante da fare … Oggi voglio credere e verificare che soprattutto il fermarmi e stare in silenzio davanti a Dio è ingresso nella preghiera e itinerario per un rapporto sincero con Lui.

La voce di un Letterato

“Gli uomini vanno escogitando tutto il possibile, a eccezione di quell’unica cosa che può salvarli, o che, se anche non potesse salvarli, potrebbe almeno alleviare la loro situazione, e che consiste appunto nel fermarsi almeno per un istante e nel non continuare ad accrescere con le proprie azioni sbagliate le proprie sventure”
Lev Tolstòj

Commento di don Enrico Emili
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Mercoledì 13 marzo - 2019 - I Settimana Di Quaresima

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell'uomo lo sarà per questa generazione. […] Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».”


Lc 11,29-32

Come vivere questa Parola?

Gesù sembra non aver riguardo per i tanti che Gli fanno ressa attorno, e anziché cavalcare l’onda del successo per riscuoterne uno ancora maggiore, conformandosi alle loro aspettative, lancia provocatoriamente una sfida. I contemporanei che lo cercano, forse abituati ad andar dietro all’occasione a buon mercato, in verità non conoscono Lui, ma guardano con malcelata cupidigia ai doni di un anonimo predicatore. Sono ciechi di fronte alla verità ed erranti senza fede, e mentre invocano il nome del Signore non vogliono accettare che la salvezza abbia i tratti di un uomo, che Dio si faccia carne, che in Gesù Dio possa dire a me oggi: «sono qui, accanto a te, per salvarti!». Il chiedere continuamente segni vuol dire non riconoscere il significato delle cose, vuol dire rimandare sbrigativamente tutto ad un “oltre” che sfuma evanescente e che non potrà mai dirsi presente. Chi chiede segni non riconosce la salvezza di Dio viva e operante nel mondo, hic et nunc. Nei circoli viziosi ricorrenti nella storia, vediamo Gesù circondato da una folla di miopi che vede come unita mèta il soddisfacimento delle proprie richieste personali, va dietro ai propri sogni vagheggiati con i paraocchi, e non viene sfiorata dall’idea dell’Incarnazione: il Figlio dell’uomo non significa, ma è la presenza di Dio su questa terra!

Il segno più grande il Signore lo ha manifestato morendo sulla croce per tutti. Nel mio itinerario di conversione quaresimale intendo oggi convincermi sempre di più che le mie azioni, più o meno buone, e le mie migliori intenzioni valgono a poco, se non sono disposto come Gesù a compromettere veramente la mia vita per il Regno di Dio. Avrò dunque a cuore che attraverso ogni gesto e parola io doni me stesso, tutta la mia persona e tutto il mio cuore, senza riserve.

La voce del Magistero

“La dissociazione, che si può constatare in molti, tra la fede che professano e la loro vita quotidiana, va annoverata tra i più gravi errori del nostro tempo.”
Gaudium et Spes


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3/13/2019 2:10 PM
 
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Giovedì 14 marzo - 2019 - I Settimana Di Quaresima

DALLA PAROLA DEL GIORNO


“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. […] quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!”

Mt 7,7-12


Come vivere questa Parola?

Le parole di Gesù di quest’oggi ci illuminano in merito a quello che il Padre desidera da noi. Se è lecito, anzi doveroso, interrogarsi su ciò che gli altri uomini possono volere da noi, ancora più ardito, ma essenziale, è domandarsi la stessa cosa rispetto a Dio, e arrivare alla naturale conclusione che quello che Dio desidera da noi è il nostro vero bene. Conoscendo dunque il desiderio di Dio, arriviamo a capire che il bene più grande che dobbiamo chiedere è lo Spirito Santo. Dio nella sua onnipotente misericordia ci ama talmente da lasciarci liberi di chiedere quello che vogliamo, una volta che ci ha resi consapevoli di cosa vale la pena chiedere. Dunque lo Spirito Santo agisce in noi già nel momento in cui lo invochiamo, perché è Spirito di libertà, che ci libera dalla schiavitù dell’antica Legge fatta di obbedienza esteriore. E’ lo Spirito Santo, che il Padre insufflò nell’uomo già al momento della creazione, che ci rende veramente uomini, poiché ci rende consapevoli di aver sempre bisogno di invocare il Signore e di aprirci a Lui.
Oggi voglio andare più a fondo nella mia preghiera indagando cosa il mio cuore veramente desidera e ponendo la mia richiesta davanti al Padre, chiedendoGli di purificare il cuore e di farmi aspirare ai beni più grandi.

La voce del Magistero
“Affinché l’umana società sia uno specchio il più fedele possibile del regno di Dio, è necessario l’aiuto dall’alto.”
Pacem in terris



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3/14/2019 2:02 PM
 
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Venerdì 15 marzo 2019 - I Settimana Di Quaresima

DALLA PAROLA DEL GIORNO


“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.”

Mt 5,20-26


Come vivere questa Parola?

Assuefatti a valutare tutto secondo il metro della giustizia retributiva (unicuique suum), pensiamo in genere che anche su di noi Dio farà pesare il giudizio insindacabile che guarda ai meriti. Oggi Gesù ci dice chiaramente che le cose non stanno così, perché la nostra giustizia non può essere altro che la giustificazione che il Signore attua in noi, facendo prevalere il suo perdono salvifico che solo è capace di rendere “giusti”. Chi non riconosce questo irriducibile amore con cui Dio stesso copre benevolmente tutti i nostri peccati, sarà – lui sì! – spietato verso i suoi stessi fratelli, li taccerà di stupidità, di pazzia, e li liquiderà facilmente per mezzo anche solo di qualche parola storta. Per chi scopre invece la misura sovrabbondante ed eccessiva della giustizia di Dio, ci sarà solo da fare tabula rasa di tutti i crediti che ha accumulato sulla cartella del buon onore, ci sarà solo da perlustrare tutta la città alla ricerca di quell’unica persona che le mie facili battute se l’è legata al dito.

I nostri pensieri, spesso ossessivi e ricorrenti, scaturiscono dal flusso di coscienza che ininterrottamente emana giudizi contro le persone con cui abbiamo a che fare. È un corto circuito che si può interrompere solo se ci rendiamo conto che esistiamo perché qualcuno ci ha voluti ed accettati per come siamo: anche noi con i nostri difetti, limiti, contraddizioni … Sorveglierò allora il mio linguaggio perché ogni parola messa di traverso può essere un macigno gettato contro l’amore, contro l’accoglienza, contro l’accettazione del diverso da me.

La voce di un Padre

“A poco a poco ci abituiamo a parole che sono indegne di noi e le facciamo nostre con piacere, così che non ce ne vogliamo liberare, anche se le abbiamo accolte contro la nostra intenzione, per condiscendenza. In questo modo passiamo dalle parole inutili a quella dannose, da quelle di poco peso a quelle più impegnative, e la nostra bocca quando preghiamo è tanto meno esaudita dal Signore onnipotente quanto più è insozzata da parole sciocche.”
Gregorio Magno

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3/15/2019 1:42 PM
 
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Sabato 16 marzo -2019 - I Settimana di Quaresima

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».”

Mt 5,43-48


Come vivere questa Parola?

La “perfezione” nel Vangelo di Matteo è l’obbedienza alla Legge portata alle estreme conseguenze, cioè un entrare nelle profondità della parola di Dio fino al punto di trarne quell’essenza rivoluzionaria che è il suo specifico. Infatti non c’è contrasto fra quanto dice Gesù e quanto dice la Legge, ma Gesù ne ha mostrato la pienezza, e anziché mostrarne un’applicazione – come se la sua dottrina fosse un codicillo posto in appendice di quella Legge – ne ha rivelato lo spirito più intimo, che è quello di trascendere se stessa per elevarsi verso il bene assoluto. Se dunque la Legge aveva cercato di abbracciare il più possibile l’ampio spettro delle condizioni umane, attraverso un’elencazione di regole distribuibili nelle diverse contingenze della vita, Gesù ne ha offerto una sintesi chiara e mirabile: arriva al cuore del mondo e dell’umanità indicando che al centro di ogni cosa c’è, perennemente in fiamme e alimentato da una forza insopprimibile, il mistero dell’amore. Chi non ama, infatti, non vive. Ma chi vuole vivere appieno deve lasciarsi consumare da tale forza, deve lasciare che il fuoco dell’amore arda non più controllato da alcuna legge.

Oggi mi propongo di riconoscere umilmente che non sono padrone assoluto della mia vita. Il Signore mi ha creato per magnificare la sua potenza e per riconoscermi in un ecosistema regolato dall’amore. Voglio chiamare per nome, uno ad uno, i miei nemici, per riconoscere in ognuno un dono di Dio, per ringraziare il Padre, che me lo ha messo davanti per arginare lo strapotere incontrollato del mio egoismo. E, proprio per quella persona, pregherò il Padre, perché me lo faccia riconoscere e accettare come fratello.

La voce del Magistero
“Il rispetto e l’amore devono estendersi pure a coloro che pensano od operano diversamente da noi nelle cose sociali, politiche e persino religiose, poiché con quanta maggiore umanità e amore penetreremo nei loro modi di vedere, tanto più facilmente potremo con loro iniziare un dialogo.”
Gaudium et Spes

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3/15/2019 1:44 PM
 
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17 marzo 2019 - II Domenica di Quaresima – Anno C

DALLA PAROLA DEL GIORNO


“Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: “Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Egli non sapeva quel che diceva. Mentre parlava così venne una nube e li avvolse, all’entrare in quella nube ebbero paura. E dalla nube uscì una voce che diceva:” Questi è il Figlio mio, l’eletto, ascoltatelo”.”

Lc 9,33-35


Come vivere questa Parola?

E’ da poco iniziata la Quaresima. Il cammino nel deserto che ci chiama alla conversione, all’essenzialità. Ma ecco che la liturgia ci raggiunge con la visione del Tabor. Ci dice che se poniamo gesti di conversione e di solidarietà, di rinuncia e di digiuno, di preghiera è solo per poter essere liberi interiormente e, così, vedere la gloria del Maestro. Gesù è trasfigurato, il suo volto, immerso nella preghiera, è raggiante. Ma i suoi più intimi dormono. I discepoli, qui come avverrà poi nel Getsemani, sono oppressi dal sonno. Per vedere la bellezza di Dio, invece, dobbiamo duramente lottare, combattere, restare svegli. “Oggi restare cristiani richiede uno sforzo immane, sovrumano, che solo lo Spirito ci permette di realizzare”. Difficilmente, nella vita di ogni giorno, ci è dato di poterci trasfigurare. I rapporti personali sono rapidi; rimangono non dette troppe parole d’amore. La natura viene continuamente derubata del suo splendore. La politica delude le nostre aspettative di giustizia e onestà. Tuttavia, qualche momento di Tabor l’abbiamo gustato. Avremmo voluto che fosse per sempre. Abbiamo sognato le “tende” della pace e della gioia. Ma Gesù ci invita a ridiscendere a valle, nella città, per regalare a tutti il segreto di una Bellezza che salva.

Durante la giornata, ripeterò spesso: “Signore, illumina su di me il tuo Volto!”.

La voce di un poeta

“Il volto di Dio che la mia oscurità desidera. Il volto di Dio chi me lo saprà dire? In quale secolo, in quale luogo troveremo quel volto. Il volto di Dio non ha luogo e non ha tempo. Il volto di Dio ha saputo dirmelo solamente un santo nel sorriso del suo ultimo addio.”
Vuaillat

Commento di Sr Graziella Curti
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3/18/2019 1:34 PM
 
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Lunedì 18 marzo 2019 - II Settimana di Quaresima

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “siate misericordiosi, come è misericordioso è il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio”.”

Lc 6,36-38


Come vivere questa Parola?

“Gesù, facci conoscere il Padre”. Era questa l’invocazione che durante la Missione di Milano (1957) ideata dall’allora cardinale Montini, poi Paolo VI, aveva connotato un’esperienza di ricerca e di fede poi dilatatesi nel mondo. In una città, in una regione dove la fretta, il superlavoro, l’ansia del guadagno stavano alla base del desiderio, si sentiva l’urgenza di conoscere Dio come Padre e si chiedeva questa grazia al suo Figlio amato. Di fatto Gesù, nel Vangelo, richiama molte volte e in molti modi il Padre tentando di levarci dalla testa un Dio che siede come giudice in un tribunale, per sostituirlo con un Padre che siede in casa con i suoi figli ai quali non cessa di voler bene e di usare con essi tutta la sua comprensione paterna. A questo proposito è prezioso quanto ha scritto san Clemente di Alessandria: "Per la sua misteriosa divinità Dio è Padre. Ma la tenerezza (sympathés) che ha per noi lo fa diventare madre. Amando, il Padre diventa femminile». Se l'amore si esprime nel dono, la misericordia si esprime nel perdono, che significa super-dono, in modo che "dove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia". Il Misericordioso è la caratteristica tipica del Dio cristiano, che noi siamo chiamati ad imitare: “Misericordes sicut Pater”.

Oggi, quasi come un mantra, ripeterò: “Signore Gesù, facci conoscere il Padre”.

La voce della Liturgia

“Al sorger della luce, ascolta, Padre Santo, la preghiera degli umili.
Dona un linguaggio mite, che non conosca i fremiti dell’orgoglio e dell’ira.
Donaci occhi limpidi, che vincano le torbide suggestioni del male”

Commento di Sr Graziella Curti
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3/18/2019 1:36 PM
 
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Martedì 19 marzo 2019 – San Giuseppe, Sposo Della B. V. Maria Solennità

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa a Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito santo. Giuseppe, suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria tua sposa, perché quello che è generato in lei viene dallo Spirito santo”.”

Mt 1,16- 21


Come vivere questa Parola?
“Prima che andassero a vivere insieme, Maria si trovò incinta per opera dello Spirito santo”. Solo un uomo di fede grande e di forte umiltà poteva credere con semplicità a un mistero tanto superiore ai nostri pensieri. E Giuseppe fu quell'uomo. Egli non comprendeva ciò che era accaduto a Maria, ma poteva leggere nei suoi occhi la sua innocenza, e non sopportava vederla oggetto degli scherni di tutta Nazaret per la sua gravidanza. Per questo non la ripudiò. A costo della sua reputazione. Infatti i suoi concittadini lo ritenevano incapace di assumersi le proprie responsabilità volute dalla legge. Nel modo di comportarsi di Giuseppe c’è il totale sacrificio di sé per il bene di Maria: egli applica la legge dell’amore, il cuore del Vangelo. Non solo, ma appena riceve, in sogno, il messaggio dell’angelo, lascia la sua casa, la sua terra per andare in Egitto per poi ritornare appena giunge un altro invito dal cielo. Lui, generoso e fedele, non ha piani per sé, si abbandona, giorno dopo giorno, alla volontà di Dio. Giuseppe è l’uomo giusto e l’uomo paziente che affronta le diverse circostanze della vita: quelle di gioia, di stupore, di turbamento e di mistero. Giustamente è stato chiamato l’ombra del Padre. La presenza di Dio vicino a Gesù.

Chiederò a S. Giuseppe di aiutarmi a vivere il momento in amore. Atteggiamento ritenuto anche da Papa Francesco, radice di santità
La voce di un biblista

“Giuseppe significa “Dio aggiunga”. E’ il nome segreto di ogni uomo, finito , che desidera all’infinito, anzi, l’Infinito- aperto a ciò che lo trascende e solo può colmarlo. L’uomo è fatto per tale aggiunta divina: “Ci hai fatti per te, Signore, ed è inquieto il nostro cuore fino a quando non riposa in te».”
Silvano Fausti

Commento di Sr Graziella Curti
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3/19/2019 1:33 PM
 
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Mercoledì 20 marzo 2019 – II Settimana di Quaresima

DALLA PAROLA DEL GIORNO


“In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i Dodici e lungo la via disse loro:” Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà”.”

Mt 20,17-19


Come vivere questa Parola?

Il vangelo di oggi ci presenta tre punti: il terzo annuncio della passione; la richiesta della madre dei figli di Zebedeo e la discussione dei discepoli per il primo posto. È comunque un cammino in salita quello verso Gerusalemme, verso la Passione e la morte. È un cammino di paura nel quale Gesù non risparmia agli apostoli la profezia dolorosa di tutto quanto gli dovrà accadere. E mentre lo predice per i suoi Dodici, lo soffre già in prima persona. E’ l’ansia delle sue notti. E’ l’oggetto delle invocazioni nella sua preghiera al Padre. Le immagini di quanto avverrà tra poco diventano il film che gli si ripresenta nel quotidiano. Il Figlio di Dio, nell’incarnazione, è divenuto come uno di noi, in tutto uguale a noi fuorché nel peccato. Allora possiamo immaginare la sofferenza della sua anima, il terrore molto simile a quello di coloro che oggi, in carcere, si trovano nel braccio della morte. Anche Lui sente il dramma della solitudine in questo tempo che verrà, ma che già si percepisce così imminente. L’attesa lo rende ancora più spaventoso. Il Maestro sente il bisogno di qualcuno che stia con lui, che lo accompagni, come avverrà nell’Orto degli Ulivi e allora profetizza la realtà dolorosa che lo aspetta. Quasi invito ai suoi perché lo possano seguire e consolare.

Nella preghiera di oggi mi esprimerò con un’invocazione di S. Ignazio di Loyola: “Fa’ che ti conosca intimamente, o Cristo, e compagno della tua croce, possa risorgere con te”.

La voce di una mistica

“La croce non è facoltativa né per il mondo né per noi. La croce accettata e la croce presa sono la parte maggiore del nostro lavoro.”
M. Delbrel

Commento di Sr Graziella Curti
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