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Dicembre 2018

Ultimo Aggiornamento: 13/12/2018 20.39
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30/11/2018 15.18

Sabato1dicembre 2018

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«34State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all'improvviso; 35come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.36Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell'uomo».
Lc 21,34-36


Come vivere questa Parola?

Il monito a vegliare pregando ci parla della nostra realtà ancora perfettibile di uomini, esposti ai rischi di un mondo che ha rifiutato Dio, che percorre binari lontani dal Vangelo. Contro il principe di questo mondo abbiamo un’arma: la tenacia della nostra fede unita alla perseveranza nel seguire i comandi del Signore. C’è sempre il rischio di adagiarci sulle nostre conquiste, di riposare contentandoci di una tranquillità ingannevole. Il vero cristiano non cede alle lusinghe di chi vorrebbe a poco a poco privarlo del suo possesso più prezioso, che è il riporre la sua speranza solo in Dio. E’ in questa cooperazione fra volontà e grazia che sta la virtù di colui che è in grado di attendere la venuta di Cristo, di chi non si stanca di levare gli occhi lassù, dove ci attende la vera ricompensa.
Decido con discernimento di operare qualche taglio, qualche rinuncia, di sopportare qualche sacrificio, consapevole che non è il possesso materiale delle cose ad elevare la qualità della mia vita, ma piuttosto la motivazione ultima, l’amore che investo nel programmare le mie scelte: solo questo può donarmi la soddisfazione di essere stato fedele ai miei propositi.

La voce di un Padre Della Chiesa
“Ciascuno, lottando contro la sua concupiscenza, preghi per non entrare in tentazione, cioè per non essere da quella attratto ed allettato. Ma non entra in tentazione, se vince con la volontà buona la cattiva concupiscenza. Eppure non è sufficiente l’arbitrio della volontà umana … In effetti se il nostro Salvatore avesse detto «Vegliate» per non entrare in tentazione, sembrerebbe ammonire esclusivamente la volontà dell’uomo; ma quando aggiunge: «e pregate», dimostra che è Dio a fornire l’aiuto per non entrare in tentazione” (Sant’Agostino, La grazia e il libero arbitrio).

Commento di Don Enrico Emili
Sabato 1 dicembre ore 14:30, stadio Pietro Barbetti di Gubbio: Gubbio - MONZAblog1912dicembre03/12/2018 18.58 by TifosodaBG
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01/12/2018 14.52

2 dicembre 2018 - I DOMENICA DI AVVENTO ANNO C

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Ecco, verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d’Israele e alla casa di Giuda»
Ger 31, 14


Come vivere questa Parola?

La liturgia a volte potrebbe sembrare finzione, nel senso buono della parola. Tutti sappiamo cosa è il Natale ma ci inventiamo un tempo per aspettarlo, l’avvento, e ci prepariamo a quello che sappiamo già arrivato e di cui conosciamo gli effetti. La verità è che la liturgia nel fare memoria del già, non ricorda semplicemente, ma anticipa, prevede il non ancora contenuto in quello stesso evento. Gli eventi della liturgia infatti non sono mai esauriti: celebrandoli, diventano vivi, attuali e si rinnovano.
Le parole di consolazione del profeta Geremia aprono questo avvento e rivitalizzano la nostra speranza. Molte promesse di bene Dio le ha già realizzate e fanno consistere la nostra fede, animano la nostra carità. Molte promesse ancora ci aspettano e danno ali alla nostra speranza, sollecitando la nostra carità a non stare con le mani in mano.
Signore, anche quando tutto sembra andare a rotoli e le conquiste fatte nel campo della giustizia, della democrazia , della solidarietà sembrano svanire, tu ci ricordi che hai altre promesse di bene che ci aspettano, che aspettano gli sconfitti della terra, che aspettano l’impegno della nostra vita. Ti ringraziamo, perché solo così non soccombiamo nella disperazione, ma continuiamo ad aver voglia di vivere ed agiamo perché il bene divenga reale e di tutti.

La voce di un poeta
Ora ti vogliamo pregare, Signore,
per tutti i deportati della terra,
per tutti gli esiliati dai loro paesi,
per la gente di ogni colore,
per i poveri figli della Notte
sradicati dalla loro Africa,
così soli e smarriti in queste città di bianchi ...
e poi per il "piccolo resto" di fedeli:
che continuino a credere, Signore!
Amen.
(P. David M. Turoldo)


Commento di Sr Silvia Biglietti FMA
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02/12/2018 22.06

Lunedì 3 dicembre 2018 - San Francesco Saverio, Sacerdote – Memoria

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri,
delle loro lance faranno falci;
una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra»
Is 2, 4


Come vivere questa Parola?

La pace è il dono per eccellenza invocato dai popoli e sentito come il frutto sintesi dei tanti sforzi fatti su più fronti e produce stabilità e sicurezza. La realtà è che della pace non si fa che un’esperienza sporadica, mentre le relazioni tra uomini si rivelano una guerra continua, dove la pace ha sempre meno posto e, anzi, prevale l’apprendimento dell’arte della guerra. Ci si specializza a questa, non solo con i grossi armamenti, che purtroppo continuano ad essere una voce importante del nostro prodotto interno lordo, ma anche convertendo quanto di bello è in noi in strumento di lotta e di morte, per esempio sviluppando emozioni come la rabbia, il risentimento e declinando la giustizia, come giustizia per me e basta. Tutte operazioni simili ma di senso opposto a quelle della trasformazione di spade in aratri o di lance in falci. È così bella questa visione di Isaia del mondo nuovo in armonia, grazie a questa pacifica trasformazione di ogni tipo di arma, che dovrebbe farci desiderare di non cercare altro e riprodurla in noi.
Signore, voglio riflettere su di me e su cosa ne faccio dei tuoi doni. Li trasformo in armi da guerra o in aratri di pace?

La voce di un santo
La Chiesa non cessa mai di proclamare la verità che la pace nel mondo affonda le sue radici nel cuore degli uomini, nella coscienza di ogni uomo e di ogni donna. La pace può essere soltanto il frutto di un cambiamento spirituale, che inizia nel cuore di ogni essere umano e che si diffonde attraverso le comunità. La prima di queste comunità è la famiglia. È la famiglia la prima comunità ad essere chiamata alla pace, e la prima comunità a ricercare la pace – pace e amicizia fra gli individui e i popoli.
(Papa Giovanni Paolo II)

Commento di Sr Silvia Biglietti FMA
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03/12/2018 15.09

Martedì 4 dicembre 2018 - Martedì Della I Settimana di Avvento

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni
per sentito dire;
ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra.
Percuoterà il violento con la verga della sua bocca, con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio.
La giustizia sarà fascia dei suoi lombi e la fedeltà cintura dei suoi fianchi»
Is 11, 3-5


Come vivere questa Parola?

Isaia vede nel germoglio la metafora del mondo nuovo promesso da Dio. Il germoglio è il Messia, l’inviato da Dio che Dio stesso riveste dei suoi doni. Sono quelli che nel nuovo testamento chiameremo i doni dello Spirito Santo. Questi doni lo rivestono e lo trasformano in un uomo che non giudica dalle apparenze, ascolta direttamente le persone e le situazioni prima di prendere una decisione e, senza affidarsi al pregiudizio, vive la giustizia come equità, facendo le differenze che sarà necessario fare, perché equità non è uguaglianza.
Un equilibrio nuovo, affrancato dall’idea della legge per la legge o del parlare per sentito dire, ma basato sull’ascolto vivo, attivo, sul lasciarsi attraversare dalle vicende delle persone senza fermarsi alle loro azioni e basta. Un ribaltamento del concetto di buono/cattivo, vero/falso deciso dalla legge, verso una ricerca del bene, che si declina in mille modi diversi, su misura per ogni persona. Potremmo dire: Amore, detto e descritto in altro modo.
Signore, tu che sei l’Amore insegnaci a non essere approssimati, generici, ma quando vogliamo imitare te, fa che sappiamo essere parziali, soggettivi, perché equi per arrivare al cuore di tutti.

La voce di papa Francesco che inventa una parola nuova INEQUITÀ
“Abbiate uno sguardo e un cuore orientati non ad un pragmatismo emergenziale che si rivela come proposta sempre provvisoria, ma ad un orientamento deciso nel risolvere le cause strutturali della povertà. Ricordiamoci che la radice di tutti i mali è la inequità". L'economia dell'esclusione e della inequità uccide. Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa. Questo è il frutto della legge di competitività per cui il più forte ha la meglio sul più debole.”


Commento di Sr Silvia Biglietti FMA
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04/12/2018 20.39

Mercoledì 5 dicembre 2018 - Mercoledì Della I Settimana di Avvento

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni. Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto, l’ignominia del suo popolo farà scomparire da tutta la terra…»
Is 25, 7-8


Come vivere questa Parola?

La visione di Isaia lascia intravedere un mondo nuovo, il Paradiso e con la sua onirica descrizione ci fa immaginare un monte a cui tutti i popoli, da versanti diversi, stanno arrivando. Lì il velo che li copriva, proteggeva, nascondeva, viene tolto e se c’erano nuvole a coprire le rispettive nazioni, anch’esse si diradano e scompaiono. Questo svelamento afferma la vita come vittoriosa, a dispetto della morte, che è eliminata per sempre. In effetti, cosa davvero è eliminato, è la sofferenza: le lacrime, l’ignominia spariscono, non hanno più motivo di essere. La sofferenza, frutto del primo allontanamento da Dio, mantiene la distanza tra noi e Lui e da soli non siamo più in grado di colmarla. L’incarnazione, l’arrivo del Messia investito di doni spirituali, colma questa distanza da parte di Dio e rende possibile a noi di riconnetterci a lui. Lo si può immaginare come un nuovo atto creativo che aggiunge al primo la conoscenza del bene e del male: il velo strappato permette alle persone di vedere con chiarezza, di riconoscere e di scegliere consapevolmente. La sofferenza è assunta dal Messia e la vita può tornare eterna ed essere desiderata come tale.
Signore, la nostra speranza è in te! Tu ci aiuti a dare significato al soffrire associandolo al tuo e ci prometti di eliminare per sempre ogni lacrima e ogni forma di denigrazione.

La voce di Papa Francesco
Ecco la meta a cui tende la Chiesa: è, come dice la Bibbia, la «Gerusalemme nuova», il «Paradiso». Più che di un luogo, si tratta di uno "stato" dell'anima in cui le nostre attese più profonde saranno compiute in modo sovrabbondante e il nostro essere, come creature e come figli di Dio, giungerà alla piena maturazione. Saremo finalmente rivestiti della gioia, della pace e dell'amore di Dio in modo completo, senza più alcun limite, e saremo faccia a faccia con Lui! (cfr 1Cor 13,12). È bello pensare questo, pensare al Cielo. Tutti noi ci troveremo lassù, tutti. È bello, dà forza all'anima.

Commento di Sr Silvia Biglietti FMA
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05/12/2018 21.35

Giovedì 6 dicembre 2018 - S. Nicola, Vescovo – Memoria

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Confidate nel Signore sempre, perché il Signore è una roccia eterna, perché egli ha abbattuto coloro che abitavano in alto, ha rovesciato la città eccelsa, l’ha rovesciata fino a terra, l’ha rasa al suolo. I piedi la calpestano: sono i piedi degli oppressi, i passi dei poveri»
Is 26, 4-6


Come vivere questa Parola?

Ci accompagna oggi un’altra visione: una città bella e molto grande viene rasa al suolo e i piedi di chi è disprezzato perché povero, la calpestano. Questo è un anticipo di quanto cantato da Maria di Nazareth nel Magnificat, che vedeva i ricchi a mani vuote e abbassato chi voleva innalzarsi. Questo è un tema ricorrente nel rivelarsi di Dio che vede la giustizia come il trionfo dell’oppresso. Quasi che solo così calpestato, il peccato, il disordine introdotto dalla disobbedienza nella creazione, possa essere sanato. Se pensiamo al nostro tempo, è costatazione immediata riscontrare che i poveri e gli oppressi aumentano esponenzialmente e altrettanto in modo esponenziale crescono le città eccelse, esclusive e superbe. Ogni latitudine del modo conosce questi drammi, che sembrano non avere epilogo: violenza domestica, abuso e prostituzione, mutilazioni, dipendenze, odio razziale, necessità di migrare per la siccità, la guerra, la povertà, le religioni tradizionali. Nuove forme di schiavitù sostituiscono le più antiche, purtroppo con lo stesso risultato che è l’oppressione della persona nei suoi sentimenti, pensieri, possibilità e competenze.
Signore, perdona la città eccelsa, ma permetti che venga distrutta. Per costruire la città forte che in te si mantiene fedele.

La voce di don Milani
“Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri.”

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06/12/2018 15.07

Venerdì 7 dicembre 2018 - Sant'Ambrogio, Vescovo e Dottore Della Chiesa – Memoria

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Udranno in quel giorno i sordi le parole del libro;
liberati dall’oscurità e dalle tenebre,
gli occhi dei ciechi vedranno»
Is 29, 18


Come vivere questa Parola?

Ci sono sordità e cecità che non riconosciamo come malattia. Eppure interdicono, deformano la conoscenza. Questo capita spesso nei confronti della Parola di Dio. La scelta di Dio di lasciarsi mediare dal linguaggio è estremamente coraggiosa: questi è fragile, fraintendibile, interpretabile da mille punti di vista, determinati anche da quella cecità e sordità di cui parlavamo prima. Eppure la Bibbia è un luogo privilegiato di Rivelazione di Dio e la chiamiamo Sacra, senza dubitare.
L’esperienza giudea ci dimostra come la stessa rivelazione, la stessa Paola di Dio produca esiti diversi nelle persone: quando la Parola di Dio si fa sentire anche dalle orecchie di un sordo e si fa leggere e proclamare dagli occhi e dalla bocca di un cieco, il Messia è arrivato, è in mezzo a noi!
Signore, non abbandonarci nella tentazione e guidaci con la tua Parola nelle scelte di ogni giorno.

La voce della comunità valdese
Ciechi che vedono, sordi che odono, muti che parlano e addirittura lo zoppo che salterà come un cervo. Crediamo al cambiamento? Crediamo ai miracoli? Io sono naturalmente, culturalmente, storicamente molto scettico quando mi trovo di fronte persone che parlano di miracoli, non parliamo poi quando li sbandierano. Poi, però, come tutti i credenti, nel silenzio della cameretta, nella vita privata ho visto Dio all’opera molte volte. Interventi che altri, forse, attribuirebbero alla fortuna, al caso, e che invece per me erano e rimangono azioni di Dio.
Gianluca Barbanotti

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08/12/2018 14.32

Sabato 8 dicembre 2018 - IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA – SOLENNITÀ

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno»
Gn 3, 15


Come vivere questa Parola?

Nel momento del drammatico allontanamento tra Dio e l’uomo, una promessa tenta di colmare quella distanza e una buona notizia viene lanciata da Dio all’uomo come fosse un ponte, da scegliere e percorrere all’indietro per incontrarsi di nuovo; è uno strumento perché il desiderio di riconciliazione possa esprimersi e organizzarsi. Ma la promessa si lega ad una donna, l’unica che potrà schiacciare la testa al serpente e creare questo passaggio. Come dire che Eva ha ceduto e sempre una donna potrà ricostruire. La promessa si tradurrà così con l’attesa di un Messia liberatore che entrerà nella storia attraverso una donna. Per centinaia di anni i giudei hanno immaginato chi e come potesse essere il Messia e quale donna potesse essere scelta come madre dello stesso. Generazioni di uomini e di donne hanno atteso e hanno scrutato tra loro chi fosse il prescelto, la prescelta. Così nella promessa si è mantenuta la fede, si è cercata la presenza di Dio.
Maria di Nazareth è la prescelta e giunti alla pienezza dei tempi, lei si rivela come colei che schiaccerà la testa al serpente. Con tutto il suo corpo, la sua intelligenza, i suoi sentimenti rappresenta tutto il popolo che ha atteso e attende il Signore. In lei l’attesa si fa accoglienza e il Messia prende corpo e nasce. Avrà bisogno delle sue cure e in lei l’accoglienza diventerà protezione, accompagnamento, educazione. Maria insegnerà a Gesù a pensare e parlare, lo staccherà da sé e lo introdurrà nella comunità.
Signore, rendiamo grazie a Maria che ha scelto di collaborare con te al mistero dell’incarnazione. Tutta la sua vita dedicata a te, ci spinge ad amarti e a dire con lei “sia fatto in me secondo il tuo volere”.

La voce del Catechismo della Chiesa Cattolica
"Dopo la caduta, l'uomo non è stato abbandonato da Dio. Al contrario, Dio lo chiama, e gli predice in modo misterioso che il male sarà vinto e che l'uomo sarà sollevato dalla caduta. Questo passo della Genesi è stato chiamato “Protovangelo”, poiché è il primo annunzio del Messia redentore, di una lotta tra il serpente e la Donna e della vittoria finale di un discendente di lei". CCC 410

Commento di Sr Silvia Biglietti FMA
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08/12/2018 14.37

9 dicembre 2018 - II DOMENICA DI AVVENTO – Anno C

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Nell'anno quindicesimo dell'impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell'Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell'Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com'è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa»

Lc 3,1-6


Come vivere questa Parola?

E’ iniziato l’Avvento, periodo privilegiato per intraprendere una volta ancora un cammino consapevole di avvicinamento al Signore. La figura di Giovanni Battista, che contempliamo in questa liturgia, ci ricorda come la fede inizia dall’ascolto (Rom 10,17) e come l’ascolto dipenda da qualcuno che si faccia “voce” di questa “parola” che il nostro cuore attende. Ci è chiesta la grande umiltà di accettare che sia qualcuno diverso da noi – diverso dal nostro ego che vorrebbe sempre prevalere e averla vinta – a pronunciare una parola autorevole a cui prestare ascolto. Ognuno di noi avrà (o avrà avuto) il suo Giovanni nella misura in cui avrà scoperto il proprio limite, riconoscendosi bisognoso di mettere la propria vita in mano a uno di cui ci si fida. Siamo invitati a fare come il bambino: impara a parlare non perché gli si insegnano i rudimenti della grammatica, ma perché percependo un suono lo riconosce come “voce”, e riuscendo a dotarlo di senso lo rende “parola”. Lasciamo dunque che lungo i crinali della storia, della nostra storia, il Signore tracci il suo percorso, e che la strada quotidiana diventi anche per noi storia di salvezza!

Con profonda umiltà e fiducia lascio che le redini della mia vita le prenda il Signore. Non opporrò resistenza: ogni incontro, ogni episodio, ogni avvenimento non sarà più il frutto del caso, ma conserverà il sapore di una parola che Egli vorrà pronunciare su di me, e sarà il segno di una familiarità con Lui che andrà sempre crescendo.

La voce DI UN PASTORE
“Non restano, quando non si sa ascoltare, che le chiacchiere spirituali, la condiscendenza fratesca che soffoca in tante belle parole pie. Chi non sa ascoltare a lungo e con pazienza parlerà senza toccare veramente le fibre dell’altro e che crede che il suo tempo è troppo prezioso per essere perso ad ascoltare, non avrà mai tempo né per Dio né per il fratello, sempre e solo per se stesso, sempre per i suoi progetti.”
Bonhoeffer, Vita comune

Commento di don Enrico Emili
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09/12/2018 21.17

Lunedì 10 dicembre 2018 - II settimana di avvento

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Un giorno Gesù stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.
Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza.»

Lc 5,17-26


Come vivere questa Parola?

In questo racconto altamente simbolico vediamo stilizzata, attraverso un’avvincente narrazione, la dinamica della grazia divina che consente all’uomo di elevarsi dalla bassezza in cui era caduto dopo il peccato, di raggiungere la salvezza, di ricominciare a vivere in una nuova creazione. Nella Chiesa, e solo in essa, possiamo fare esperienza di essere condotti al cospetto di Colui che non solo parla e annuncia la salvezza, ma che rende performativa la sua parola, che dona vita attraverso la parola, che aggiunge alla parola un’azione potente. Con gli occhi della fede capiamo che la vera infermità che ci portiamo dietro, il vero “letto di contenzione” che ci imprigiona, è il nostro peccato, tanto più pesante ed oppressivo quanto più ci siamo affezionati. Nella scena, al centro, c’è solo Gesù: nessun altro nome, nessun altro riferimento storico o geografico. Perché solo a Lui viene chiesto di guardare. E allora, se lo vogliamo, tutto può diventare mezzo per avvicinarci a Lui. Ogni ostacolo viene rimosso nella misura in cui lasciamo cadere le nostre resistenze a questa grande forza di attrazione che ci guida a Lui, a Colui che solo può liberarci.

Il tempo di grazia che stiamo vivendo ci invita ad andare a fondo nel nostro cammino di fede. Se non sperimento fortemente, a livello esistenziale, la potenza liberatrice del Signore, significa che sto servendo a un dio che esiste solo nella mia immaginazione. Se mi arrendo, vuol dire che non mi fido dei fratelli che mi stanno accompagnando. Mi impegno a verificare sempre i frutti del mio cammino nella gioia, nella serenità, nella stabilità che Gesù promette a chi si volge a Lui.

La voce di un artista

“L’umiltà è un atteggiamento estatico della persona, per questo è proprio l’umiltà che fa sì che la persona sia tale”
M.I. Rupnik

Commento di don Enrico Emili
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10/12/2018 15.22

Martedì 11 dicembre 2018 - II settimana di Avvento

DALLA PAROLA DEL GIORNO

Gesù disse ai suoi discepoli:
«Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?
In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.
Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

Mt 18,12-1
4

Come vivere questa Parola?

Tra tanti miti che hanno affascinato il nostro immaginario, fra tante personalità esemplari, reali o frutto di elaborazione fantastica, che si sono succedute nello scorrere dei secoli, ce n’è una che ha resistito all’usura del tempo e che ancora oggi richiama attenzione e suscita curiosità. E’ l’immagine del “buon pastore”, che questo passo di Matteo ci presenta come una perla incastonata nel bell’arazzo del capitolo 18, tutto dedicato alla vita fraterna. Surreale o bucolica a uno sguardo superficiale, nella sua veste paradossale traduce l’identità del Dio di Gesù Cristo, che non si caratterizza per delicatezza dei tratti o per sussiegosa signorilità di comportamento, ma svela la sua essenza facendola coincidere con il ruolo di pastore: disponibile e attento a tutti, riesce a vedere ciò che non tutti vedono, si fa prossimo a tutti, non aspetta altro che la possibilità di manifestare la sua solerzia verso tutti, anche senza che ne sia richiesto. E’ un livello diverso di vita, che ci fa avvertire quanto i nostri pensieri siano ancora lontani dai pensieri di Dio.
Sapendo che il Signore mi chiede di amare anche i miei nemici, lascio che la sua volontà di Padre sia anche la mia volontà, chiedendo la grazia di vedere con i suoi occhi anche chi viaggia lontano da me e mi resta difficile incontrare.

La voce di un Papa
“Come Dio non perde le sue caratteristiche nel momento in cui è misericordioso, così l’uomo non viene annullato dalla dignità divina”
(Leone Magno).

Commento di Don Enrico Emili
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11/12/2018 20.50

Mercoledì 12 dicembre 2018 - II settimana di avvento

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Mt 11,28-30


Come vivere questa Parola?

Chi va incontro alle giornate fredde del mese di marzo riesce a sopportare meglio la rigidità, rispetto a chi – magari nelle stesse condizioni e alle stesse temperature – affronta il clima di novembre. Infatti il primo è sostenuto dalla speranza che sta ormai per arrivare la primavera, con tutto il suo sollievo! Ciò che fa la differenza per noi cristiani, è proprio la speranza che il Signore ci dona, con la caparra di una gioia che si sa eterna. Ecco dunque perché anche la fatica e l’oppressione, spesso provocate dalla routine quotidiana, si stemperano e perdono la loro gravosità se le mettiamo ai piedi di Gesù. “Quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile …”, ci ricorda il profeta Isaia: è la leggerezza che contraddistingue l’animo di chi sa che il giogo si porta in due, e non da soli!
Ricordo che l’Eucaristia è stata definita “farmaco di immortalità”, medicina dunque dell’anima e del corpo. Mi accosto alla Santa Comunione con la piena avvertenza che in me entra la potenza sanante e rigenerante del Figlio di Dio, che “mi ha amato e ha dato se stesso per me”, affinché io fossi liberato da ogni male.

La voce di un santo
“Il Figlio di Dio desidera una certa partecipazione e come un’estensione e continuazione in noi e in tutta la sua Chiesa del mistero della sua incarnazione, della sua nascita, della sua infanzia, della sua vita nascosta. Lo fa prendendo forma in noi, nascendo nelle nostre anime per mezzo dei santi Sacramenti del Battesimo e della divina Eucaristia. Lo compie facendoci vivere di una vita spirituale e interiore che sia nascosta con lui in Dio”
(San Giovanni Eudes).

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12/12/2018 20.43

Giovedì 13 dicembre 2018 – Santa Lucia, vergine e martire – memoria

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.
Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell'Elìa che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!».

Mt 11,11-15


Come vivere questa Parola?

L’atteggiamento indispensabile per accogliere il Regno di Dio è l’apertura alla novità impensabile e incredibile di Dio, alla sua capacità di compiere quanto la mente umana non può immaginare. E’ un allargare gli orizzonti, dilatare le possibilità che fino a quel momento erano misurate sulle leggi conosciute, per avere l’ardire di credere fino al paradosso, di sperare contro ogni speranza, di gettarsi a capofitto nell’amore al di là di ogni plausibilità e convenienza. Giovanni il Battista ha impersonato la capacità di lasciarsi educare dalla Legge fin nei suoi più nascosti appigli, diventando modello ed esempio di chi si metteva in cammino sulla via di Dio; Gesù porta – più di lui o meglio al contrario di lui – la salvezza al suo “oggi” e al suo compimento, la slega dalla nostra cattiva volontà e ci dice che quanto il nostro cuore da sempre attendeva, è finalmente arrivato! Tutto ciò che rientrava nelle nostre richieste e nei nostri desideri, ce l’abbiamo davanti, in Gesù! Non dobbiamo sperare nulla di più. La storia della salvezza, con la sua sapiente pedagogia, ci ha condotto per mano fino a comprendere l’osservanza della Legge; ora ci abbandona tra le mani di Colui che è la nostra salvezza, il compimento e la perfezione, perché possiamo alzare gli occhi e vedere in Gesù il vero volto di Dio, che inaugura in noi un nuovo ordine di cose.

Nella mia vita ho certo avuto una o più persone che hanno rivestito un ruolo di autorità nei miei confronti, per legame di sangue o per altre vie. Provo a confrontare l’immagine che mi hanno trasmesso con la presentazione di Dio nel profeta Isaia: “Non temere … io vengo in tuo aiuto … tuo redentore è il Santo d’Israele”.

La voce di un assiduo della Parola
“Nel Nuovo Testamento c’è un passaggio a formato piccolo e modesto delle immagini dell’AT: uno scivolare in tono minore, dove il destriero si fa asino […] e l’aquila gallina” (Silvano Fausti).

Commento di Don Enrico Emili
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13/12/2018 20.39

Venerdì 14 dicembre 2018 - San Giovanni della Croce, sacerdote e dottore della chiesa – Memoria

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano:
"Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!".
È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: "È indemoniato". È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: "Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori".
Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».

Mt 11,16-19


Come vivere questa Parola?

Come giustamente ci insegna Sant’Ignazio di Loyola, l’uomo è soggetto all’azione contrapposta di due spiriti, uno che invita al bene e uno che invita al male. Spetta a noi imparare a discernere ciò che proviene dall’uno e ciò che proviene dall’altro, con la capacità di prendere confidenza con i sommovimenti del nostro mondo interiore. Se veramente vogliamo il bene e siamo attratti dallo spirito buono, allora ci lasceremo guidare dalla gioia per tutto ciò che è vero, nobile, giusto, ciò che è virtù e merita lode (Fil 4,8). Se è vero che ogni giorno ha la sua pena e che siamo chiamati ogni giorno ad assumerci la nostra mole di impegni, la luce di ogni giorno ci chiama ad entrare nella porta stretta del regno, ad entrare nella gioia delle piccole cose trasfigurate dai raggi tiepidi della presenza del Signore. Egli si china su di noi, si fa prossimo, amico, fratello, chiede con discrezione un po’ di attenzione da parte nostra, senza la sfacciataggine di chi indispettisce, senza la pretesa di chi impone, senza la prepotenza di chi provoca.

Ti chiedo, Signore, di darmi quotidianamente la sapienza di abbassarmi a vivere bene le piccole cose, di leggere nel profondo gli avvenimenti, di non giudicare dall’apparenza, di non lasciarmi trasportare dai giudizi a cui spesso gli altri tentano di provocarmi con la loro malizia. La vera gioia è quella che solo Tu puoi donarmi.

La voce di un poeta
“[Il parroco è] un uomo che, senza far parte di nessuna classe sociale, appartiene a tutte ugualmente: alle inferiori, per la sua vita povera e spesso per l’umiltà dei suoi natali; alle più elevate, per l’educazione, per la scienza, la nobiltà degli affetti ispirati a una religione che è tutta carità. Un uomo che sa tutto, che ha diritto di dire tutto, e la cui parola scende nelle intelligenze e nei cuori con l’autorità di una missione e con l’impero di una legge divina” (A. de Lamartine).

Commento di Don Enrico Emili
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