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Dicembre 2018

Last Update: 12/30/2018 7:56 AM
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12/21/2018 10:25 PM
 
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Sabato 22 dicembre 2018 - FERIA PROPRIA DEL 22 DICEMBRE

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«In quel tempo, Maria disse: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata”.»
Lc1,46-48


Come vivere questa Parola?

L’incontro di due donne, di due madri approda nel canto. “Perché canta chi ama e l’amore riposa solo quando è amato”. Lo Spirito conduce Maria verso una mirabile sintesi storica e cosmica. “D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata”. È commovente e forte questa esclamazione nella bocca di una piccola e umile figlia di Israele. Il suo canto è un compendio di tutta la storia della salvezza e assume la stessa melodia delle Beatitudini. Elisabetta ha dato il “la” a questa canzone che attraversa i secoli con le sue parole “Beata te che hai creduto”. Ed è sgorgato il Magnificat che ancora oggi erompe da tutto il mondo cristiano. “Il termine di tutta la storia- è stato detto- sarà un canto di gioia senza fine”.
Proprio le parole del Magnificat saranno oggi la mia preghiera/canzone.

La voce di P. Teilhard de Chardin

“Il mio unico ideale è di essere il servo, la serva, a cui il Signore dona il posto che vuole nel proprio cuore e che desidera soltanto questo: essere fedele.”

Commento di Sr Graziella Curti
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23 dicembre 2018 - IV DOMENICA DI AVVENTO - Anno C

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!»
Lc 2,39-42


Come vivere questa Parola?

Al culmine dell'Avvento troviamo Maria che si fa esempio di come l'incarnazione "apre" - il cuore, la mente, le mani - e non "chiude".
Con Gesù nel cuore si diventa persone in cammino, in costante «uscita", sollecite e delicate.
Se "si porta seriamente dentro la propria vita" Gesù ", si vede e si sente"! Maria che porta la Parola divenuta Carne nel suo grembo, non ha bisogno di dire tante parole: saluta, e a quel saluto Elisabetta è ripiena di Spirito Santo e Giovanni sobbalza di gioia.
Entrambi gioiscono, lodano, benedicono Dio per le meraviglie che ha compiuto in Colei che ha creduto, si è abbandonata e affidata alla Sua misericordia.

Signore Gesù, aiutaci ad essere, come tua Madre, tabernacoli viventi!
Vieni Signore Gesù!

La voce di Papa Francesco
«In che modo Maria è per la Chiesa esempio vivente di amore? Pensiamo alla sua disponibilità nei confronti della parente Elisabetta. Visitandola, la Vergine Maria non le ha portato soltanto un aiuto materiale, anche questo, ma ha portato Gesù, che già viveva nel suo grembo. Portare Gesù in quella casa voleva dire portare la gioia, la gioia piena. Elisabetta e Zaccaria erano felici per la gravidanza che sembrava impossibile alla loro età, ma è la giovane Maria che porta loro la gioia piena, quella che viene da Gesù e dallo Spirito Santo e si esprime nella carità gratuita, nel condividere, nell’aiutarsi, nel comprendersi. La Madonna vuole portare anche a noi, a noi tutti, il grande dono che è Gesù; e con Lui ci porta il suo amore, la sua pace, la sua gioia. Così la Chiesa è come Maria: la Chiesa non è un negozio, non è un’agenzia umanitaria, la Chiesa non è una ONG, la Chiesa è mandata a portare a tutti Cristo e il suo Vangelo; non porta se stessa – se piccola, se grande, se forte, se debole, la Chiesa porta Gesù e deve essere come Maria quando è andata a visitare Elisabetta. Cosa le portava Maria? Gesù. La Chiesa porta Gesù: questo è il centro della Chiesa, portare Gesù! Se per ipotesi, una volta succedesse che la Chiesa non porta Gesù, quella sarebbe una Chiesa morta! La Chiesa deve portare la carità di Gesù, l’amore di Gesù, la carità di Gesù.»
UDIENZA GENERALE 23 ottobre 2013

Commento di suor Monica Gianoli FMA
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12/23/2018 10:38 PM
 
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Lunedì 24 dicembre 2018 - FERIA PROPRIA DEL 24 DICEMBRE

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Zaccaria, suo padre, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo:
«Benedetto il Signore, Dio d'Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo,
e ha suscitato per noi un Salvatore potente
nella casa di Davide, suo servo,
come aveva detto per bocca dei suoi santi profeti d'un tempo»

Lc 1,67-70


Come vivere questa Parola?

Anche Zaccaria riceverà in dono lo Spirito e anche dal suo cuore sgorgherà un inno di lode e di benedizione, come da Elisabetta e da Giovanni. Lo Spirito aprirà la bocca di colui che era stato reso muto per la sua incredulità, lo Spirito infatti avvolge nell'Amore e trasforma la mancanza di fede in fiducia, in adesione alla Volontà di Dio.
La promessa di Dio si realizza "come sole che sorge dall'alto", come dono continuo, come visita al suo popolo. Dio – letteralmente -"guarda giù": visita! Ecco perché anche noi oggi ci troviamo a benedire Dio. Egli ci guarda dall’Alto e ci svela, in questo Natale ormai alle porte, il suo amore che salva. Apriamoci riconoscenti, con cuore disponibile e accogliente, al dono della Sua venuta.
Vieni, Signore Gesù!

La voce di Papa Francesco

«Questi anziani genitori avevano sognato e preparato quel giorno, ma ormai non l'aspettavano più: si sentivano esclusi, umiliati, delusi. Non avevano figli. Di fronte all'annuncio della nascita di un figlio, Zaccaria era rimasto incredulo, perché le leggi naturali non lo consentivano; di conseguenza il Signore lo rese muto per tutto il tempo della gestazione. Ma Dio non dipende dalle nostre logiche e dalle nostre limitate capacità umane. Bisogna imparare a fidarsi e a tacere di fronte al mistero di Dio e a contemplare in umiltà e silenzio la sua opera, che si rivela nella storia e che tante volte supera la nostra immaginazione".»
Angelus 24 giugno 2018

Commento di suor Monica Gianoli FMA
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12/24/2018 9:17 PM
 
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Martedì 25 dicembre 2018 - NATALE DEL SIGNORE SOLENNITÀ

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«C'erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l'angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».»

Lc 2,8-14


Come vivere questa Parola?

La "gloria del Signore" avvolge di luce i pastori e annuncia la nascita del Salvatore: “Questo è il segno … Un bambino in una mangiatoia”. Il Messia si fa presente in modo diverso da come, per secoli, lo si è atteso? È un Dio nella debolezza delle sembianze umane? Dio sconvolge le nostre attese e ci apre orizzonti per riconoscerlo; orizzonti nascosti nella quotidianità della nostra vita. Non sono le cose irraggiungibili a renderLo presente, ma la povertà, la semplicità, la normalità del bene nella vita di ogni giorno. È questo il Natale? Questo è il dono dell'incarnazione di Gesù: poter dire in ogni istante della nostra vita, della nostra storia, fatta di povertà, di limite, di fragilità: Gesù ha scelto di stare con noi. È il Dio con noi, l'Emmanuel!

«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama»
Buon Natale!

La voce di Papa Francesco

«[…] Nel Natale Dio si rivela non come uno che sta in alto e che domina l’universo, ma come Colui che si abbassa, significa che per essere simili a Lui noi non dobbiamo metterci al di sopra degli altri, ma anzi abbassarci, metterci al servizio, farci piccoli con i piccoli e poveri con i poveri».
UDIENZA GENERALE 18 dicembre 2013

Commento di suor Monica Gianoli FMA
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12/26/2018 8:35 AM
 
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Mercoledì 26 dicembre 2018 - SANTO STEFANO, Primo Martire FESTA

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell'ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.»
Mt 10,17-20


Come vivere questa Parola?

Il dono dell'incarnazione di Gesù, della sua venuta tra noi, del suo "guardare giù" dentro la nostra vita, ci ricorda che Dio, che subito dopo il primo peccato, viene a visitare l'uomo, a cercarlo, fino a dare tutto sé stesso unendosi a ciascuno di noi in una sola carne. Ma cosa significa accogliere in noi la vita di Dio e come essere testimoni di questa vita che abita in noi? Il dono del "Dio con noi" entra nella logica del "dare la vita". Oggi nel ricordo di Stefano, il protomartire, viviamo la risposta al dono dell'incarnazione. Gesù, Tu sei entrato così profondamente in me, che nulla in me è più mio: i miei pensieri, le mie scelte, le mie azioni, le mie parole sono conformi alle tue. Ti porto “così dentro”, che riesco a vivere come te anche l'accusa, la consegna, la morte! Tu in me ed io in Te in una comunione resa viva e presente dal dono dello Spirito!

Vieni Santo Spirito!

La voce di Papa Francesco

[…]il messaggio di Gesù è scomodo e ci scomoda, perché sfida il potere religioso mondano e provoca le coscienze. Dopo la sua venuta, è necessario convertirsi, cambiare mentalità, rinunciare a pensare come prima, cambiare, convertirsi. Stefano è rimasto ancorato al messaggio di Gesù fino alla morte. Le sue ultime preghiere: «Signore Gesù, accogli il mio spirito» e «Signore, non imputare loro questo peccato» (At 7,59-60), queste due preghiere sono eco fedele di quelle pronunciate da Gesù sulla croce: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46) e «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (v. 34). Quelle parole di Stefano sono state possibili soltanto perché il Figlio di Dio è venuto sulla terra ed è morto e risorto per noi; prima di questi eventi erano espressioni umanamente impensabili.»
Angelus 26 dicembre 2017

Commento di suor Monica Gianoli FMA
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12/26/2018 9:48 PM
 
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Giovedì 27 dicembre 2018 - SAN GIOVANNI, Apostolo Ed Evangelista FESTA

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.»
Gv 20,4-8


Come vivere questa Parola?

"...e vide e credette". Entrare nel sepolcro, trovare i teli e il sudario ordinati, accende nel discepolo amato la memoria del cuore; si ricorda delle parole di Gesù e crede al Signore della vita senza vederlo in quel momento! Questo discepolo “vede con il cuore": solo l'amore è il principio della fede. L'amore "vede" i segni e "crede". Il discepolo amato aveva vissuto così intensamente il rapporto con Gesù che impara a riconoscerlo anche nei segni della sua presenza/assenza. Aveva permesso a Gesù di incarnarsi così profondamente nella sua vita, che il suo cuore aveva imparato a discernere nell’amore le tracce della Sua presenza.

Aiutaci, Signore, a fare nostri l'amore e la fede del "discepolo amato" per avere l’umiltà di “sospendere il giudizio” di fronte alle cose che non capiamo mantenendo la fiduciosa certezza che Tu sei il Signore, sei “più grande” del nostro cuore e della nostra mente.

La voce di Papa Francesco

«[…] E ora la mia gioia è sentire che i vostri cuori battono d’amore per Gesù, come quelli di Maria Maddalena, di Pietro e di Giovanni. E poiché siete giovani, io, come Pietro, sono felice di vedervi correre più veloci, come Giovanni, spinti dall’impulso del vostro cuore, sensibile alla voce dello Spirito che anima i vostri sogni. Per questo vi dico: non accontentatevi del passo prudente di chi si accoda in fondo alla fila. Ci vuole il coraggio di rischiare un salto in avanti, un balzo audace e temerario per sognare e realizzare come Gesù il Regno di Dio, e impegnarvi per un’umanità più fraterna. Abbiamo bisogno di fraternità: rischiate, andate avanti! Sarò felice di vedervi correre più forte di chi nella Chiesa è un po’ lento e timoroso, attratti da quel Volto tanto amato, che adoriamo nella santa Eucaristia e riconosciamo nella carne del fratello sofferente. Lo Spirito Santo vi spinga in questa corsa in avanti. La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. Abbiamo bisogno […]

Dal discorso del Santo Padre ai Giovani Italiani 11/8/2018

Commento di suor Monica Gianoli FMA
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Venerdì 28 dicembre 2018 - SANTI INNOCENTI, Martiri FESTA

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremia:
Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande:
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata,
perché non sono più.»

Mt 2,13-18


Come vivere questa Parola?

Nel Natale, Dio si fa carne della nostra carne, assume su di sé e condivide tutta la nostra vita. Cammina in noi, ci insegna atteggiamenti, ci aiuta a fare scelte. Spesso sentiamo dire: "Dov'è Dio? Se ci fosse non ci sarebbe il dolore innocente!". Forse non ci rendiamo conto, ma Gesù risponde a questo nostro interrogativo, non spiegando il motivo del dolore, ma assumendolo su di sé, condividendolo. Pensiamo alla Sua morte violenta, all'Agnello immolato, all'Innocente ucciso! Egli ci insegna a vivere anche il dolore dicendo al nostro cuore: " Riuscirai a dare un senso alla sofferenza solo se la unirai all'Amore, come ho fatto io. ". Nello stesso tempo, però, ci chiede di assumerci le responsabilità del male che portiamo nel cuore, di non nasconderci dando la colpa agli altri. Allora ... andiamo a cercare nel nostro cuore l'Erode che lì si nasconde, con tutti i suoi giochi di potere, di gelosia, di prevaricazione. Cominciamo a smascherarlo, dando nome al male che ci portiamo nel cuore… e un po' alla volta ... troveremo Dio!

Signore abbi pietà di me peccatore!

La voce di Papa Francesco

“un gemito che anche oggi possiamo continuare ad ascoltare, che ci tocca l’anima e che non possiamo e non vogliamo ignorare né far tacere” […] “Un’innocenza spezzata sotto il peso del lavoro clandestino e schiavo, sotto il peso della prostituzione e dello sfruttamento. Innocenza distrutta dalle guerre e dall’emigrazione forzata con la perdita di tutto ciò che questo comporta. Migliaia di nostri bambini sono caduti nelle mani di banditi, di mafie, di mercanti di morte che l’unica cosa che fanno è fagocitare e sfruttare i loro bisogni.”
LETTERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI VESCOVI NELLA FESTA DEI SANTI INNOCENTI 2016

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12/28/2018 8:37 PM
 
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Sabato 29 dicembre 2018 - QUINTO GIORNO FRA L'OTTAVA DI NATALE

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».»

Lc 2,25-32


Come vivere questa Parola?

Lo Spirito Santo è su Simeone, come su tutti i profeti. Lo Spirito lo guida, compie le promesse, lo porterà ad incontrarLo e Simeone può prendere tra le braccia Gesù. Simeone è l'uomo giunto alla maturità spirituale, ormai pronto all'incontro, capace di volgere lo sguardo sul volto stesso di Dio. Lo Spirito gli permette di riconoscere in quel Bambino, anche se debole e fragile, il Cristo del Signore. Simeone non si fa domande sul perché incontra Dio in quel modo, ma incrociando il suo sguardo lo riconosce e con umiltà e semplicità lo accoglie tra le braccia. Simeone non ha dubitato ad accogliere Dio in quel bambino: ecco perché lo incontra.
Signore Gesù, fa' che la nostra mente e il nostro cuore non siano appesantiti da ragionamenti e pensieri che non ci permettono di incontrarti e farTi incontrare, nel/al fratello che abbiamo davanti!

La voce di La voce di Papa Francesco
«La festa della presentazione, soprattutto nell’Oriente, viene chiamata festa dell’incontro. In effetti, nel Vangelo che è stato proclamato, vediamo diversi incontri (cfr Lc 2,22-40). Nel tempio Gesù viene incontro a noi e noi andiamo incontro a Lui. Contempliamo l’incontro con il vecchio Simeone, che rappresenta l’attesa fedele di Israele e l’esultanza del cuore per il compimento delle antiche promesse.[…] Possiamo vedere in questo l’inizio della vita consacrata. I consacrati e le consacrate sono chiamati innanzitutto ad essere uomini e donne dell’incontro. La vocazione, infatti, non prende le mosse da un nostro progetto pensato “a tavolino”, ma da una grazia del Signore che ci raggiunge, attraverso un incontro che cambia la vita. Chi incontra davvero Gesù non può rimanere uguale a prima. Egli è la novità che fa nuove tutte le cose. Chi vive questo incontro diventa testimone e rende possibile l’incontro per gli altri; e si fa anche promotore della cultura dell’incontro, evitando l’autoreferenzialità che ci fa rimanere chiusi in noi stessi.»
Papa Francesco, FESTA DELLA PRESENTAZIONE DEL SIGNORE, 2 febbraio 2016

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12/30/2018 7:54 AM
 
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Domenica 30 dicembre 2018 - SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE FESTA

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Questo è il suo comandamento:
che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e
ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato»

1Gv 3,23


Come vivere questa Parola?

Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato.
Dire che il cristianesimo è pieno di leggi inibitorie davvero non è solo falso ma opposto alla verità.
Quello che Dio infatti comanda coincide con quello che l’uomo di ogni epoca ha ritenuto il bene per eccellenza: essere amato e poter amare.
Sì, l’essenziale è spalancare il cuore a credere nel Figlio di Dio Gesù-cristo che, nel suo Mistero di Incarnazione Passione Morte e Risurrezione, per divina iniziativa ci ha amati.
Non solo ci ha riscattati dal peccato ma è venuto a mostrarci come la nostra sete più ardente e profonda trova proprio in Cristo Gesù la risposta più credibile. Perché proprio solo per infinito amore Egli ha accettato obbrobrio inenarrabili fino all’infamante patibolo della croce.
Proprio avendo nella mente e nel cuore la viva memoria di questo Mistero dove l’amore tocca l’acme delle possibilità, noi diventiamo persone che vivono il continuo prezioso apprendistato dell’amore gratuito. Che meraviglia! È evidente dunque che il precetto dell’amore coincide proprio con ciò che da sempre, l’uomo anela: essere amato e amare.

Signore, io vivo se amo il mio prossimo. Rendimene convinta, dentro la trama delle mie giornate. Non permettere che io, ’lagnosa, attenda gratuite manifestazioni d’amore senza serio impegno da parte mia a vivere manifestando amore anzitutto a chi vive vicino a me.

La voce di una santa
“Cosa puoi fare per promuovere la pace nel mondo? Vai a casa e ama la tua famiglia.”
Madre Teresa Di Calcutta


Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA
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Lunedì 31 dicembre 2018 – SETTIMO GIORNO FRA L'OTTAVA DI NATALE

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto. A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome.”


Gv 1,10-12


Come vivere questa Parola?

è una pericope del Vangelo si San Giovanni Apostolo e ne cogliamo subito l’eccezionale forza espressiva.
Per ben tre volte il vocabolo “mondo” è ripetuto in due righe soltanto. Così l’autore ci rende avvisati della enormità del fatto avvenuto proprio quando, al tempo dell’imperatore Augusto, il mondo veniva conosciuto dominato e unificato dalla potenza romana.
Ecco, in questa pienezza del tempo, il Verbo di Dio altissimo, colui che creo la bellissima casa dell’uomo (questo nostro mondo) venne a farsi uomo.
In mezzo a quegli uomini che erano (anzi sono) suoi, perché da Lui chiamati ad avere per loro dimora il meraviglioso creato, il Signore, pur mantenendo la natura divina, assunse anche la nostra natura: quella umana.
È avvenuto dunque qualcosa di grande, di meraviglioso, di nobilitante l’uomo pero, molti, proprio tra gli uomini, non hanno neppure accolto l’Autore del dono. È il massimo dell’ottenebramento mentale e della insipienza del cuore.
Attenzione però! Beati, veramente beati quelli che, nel corso dei secoli, hanno fatto spazio in cuore e nella vita al Verbo di Dio umanato tra le nostre tenebre: Cristo Gesù.
Quel che di splendido, di prezioso è avvenuto sta qui: io sono - diciamo pure noi siamo - divenuti Figli di Dio. Lui lo è per natura, noi per grazia: una grazia ottenuta a “prezzo altissimo” da Lui che ci fa assurgere a una dignità senza pari.

Fa, o Signore, che mi ricordi sempre. Fa che io viva questa mia dignità rispettandola anche nella mia convivenza con tutti gli altri uomini.
Non per nulla Papa Paolo VI proclamò: “ogni uomo è mio fratello.”

La voce di una beata
“Nelle mani di Dio anche le cose più insignificanti possono diventare la nostra cometa.”
Bernadetta Bianchi Porro

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA
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