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Ottobre 2018

Last Update: 10/30/2018 1:15 PM
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21 ottobre 2018 - XXIX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: […] Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni.
Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».”
Mc 10,35-45


Come vivere questa Parola?
Anche tra i discepoli di Gesù, come avviene per tutti gli uomini, possono nascere, anziché rapporti di vera fraternità, alleanze strategiche in vista del potere e del prestigio. E’ quando la sequela di Cristo, anche senza volerlo, diventa usurpazione della grazia per la ricerca di un personale tornaconto. La richiesta di Giovanni e Giacomo è lecita: partecipare alla gloria di Gesù è un’aspirazione legittima. Tuttavia la strada per giungere a quella mèta non può essere sostituita da una scorciatoia, e il volgere lo sguardo verso il punto di arrivo non deve illuderci di poter scavalcare i passaggi intermedi. Gesù ci rinvia alla concretezza della vita, ci apre gli occhi per vedere le esigenze del nostro tempo, ci guarisce dalla presbiopia di chi vorrebbe tutto e subito, senza compromettersi con le vicende del mondo. Allora come oggi i seguaci di Gesù si confrontano arrivando allo scontro intorno alle visioni teologiche e all’interpretazione del dato di fede, senza accorgersi che le invidie e le gelosie manifestano la loro lontananza dalla vera gloria. Le prime basiliche cristiane vollero imitare i palazzi imperiali, le superbe chiede rinascimentali hanno tentato di adeguarsi ai modelli dell’arte classica, le programmazioni pastorali di oggi si rifanno all’efficientismo e al pragmatismo degli uomini di affari … Ma se vogliamo servire, e non dominare o opprimere, c’è bisogno di tornare a quelle membra fragili, doloranti e sanguinanti che nella Chiesa attestano come un sigillo la presenza di Cristo, che reclama la nostra attenzione. Abbassarci, farci umili e servire i poveri: questa è la condizione per entrare nel Regno, riconoscere quel Gesù che si cela proprio sotto le loro sembianze, nel momento in cui i nostri occhi riguadagnano il numero delle diottrie e tornano ad essere alleati della luce.

CHIEDIAMO al Signore, oggi, di saper accogliere la Sua presenza nascosta nelle piccole cose, negli avvenimenti quotidiani e dietro le persone che costituiscono il nostro mondo, ricordando che anche il popolo d’Israele si vantava fra le nazioni di avere il Signore non lontano, ma vicino a sé, pronto a rispondere ogni volta che venisse invocato

La voce di un Padre
“Amiamo in modo spirituale quando, per amore della carità, facciamo passare in secondo piano perfino le nostre occupazioni spirituali per fare ciò che è utile ai fratelli”
San Bernardo, Sermoni diversi, 101.

Commento di don Enrico Emili
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10/22/2018 8:45 PM
 
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Lunedi 22 OTTOBRE 2018 - XXIX Settimana del Tempo Ordinario - Anno Pari

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».”
Lc 12,13-21


Come vivere questa Parola?

Appellandosi a una legge in sé corretta, ma semplicemente “laica” e dunque tendenzialmente atea, l’uomo rimuovendo la legge di Dio rivendica quanto gli spetta, come nella famosa parabola del cap. 15 la parte di eredità è richiesta dal figlio minore, il quale abdica ai diritti di figlio di un Padre misericordioso (Lc 15,12). Scalpita per la sua parte di eredità, per ciò che si è guadagnato col sudore della fronte, per godere i frutti di un lavoro per il quale ha speso tempo ed energie. Per questa strada lecita e apparentemente innocua, facilmente l’ordine dei valori si può trovare sovvertito: il compenso non è più ciò che serve a una sopravvivenza dignitosa, ma si radica distorto nel cuore, corrompe le intenzioni sincere, inganna con false prospettive di felicità, crea continuamente nuovi bisogni, innesca processi di morte. Quella che nell’uomo è naturale e laboriosa “occupazione” può diventare facilmente asfissiante “preoccupazione”, nel momento in cui rassicurato dal buon esito dei suoi sforzi l’uomo non si accontenta più del salario quotidiano ma ambisce ormai a “farsi un nome” e a costruire “una torre, la cui cima tocchi il cielo”, come avvenne ai tempi di Babele (Gen 11,4). Se scoprissimo ogni giorno di più il valore della vita e quale grande tesoro abbiamo già tra le mani, non commetteremmo l’errore di sciupare la cosa più preziosa, cioè l’amicizia con Lui, lo ringrazieremmo ed esulteremmo di gioia, perché Egli è in grado di far abbondare in noi ogni grazia (2Cor 9,10).

Donaci la semplicità di cuore, Gesù, per poterci accontentare di quanto ci doni giorno dopo giorno, e la capacità di stupirci, perché anche se la pesantezza della vita rischia di farci perdere lo slancio della riconoscenza, non ci mancherà mai una tua carezza, una consolazione che viene da Te.

La voce del concilio Vat.II
“In verità gli squilibri di cui soffre il mondo contemporaneo si collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell’uomo. È proprio all’interno dell’uomo che molti elementi si contrastano a vicenda”
Gaudium et spes 10.

Commento di don Enrico Emili
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10/22/2018 8:47 PM
 
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Martedì 23 ottobre 2018 - XXIX Settimana del Tempo Ordinario - Anno Pari

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.

Lc 12,35-38


Come vivere questa Parola?
Il mio cuore non può fare a meno di attendere qualcuno: non avrei la forza di affrontare emotivamente una sola oscura notte, se non avessi l’intima certezza che la persona che amo è alle porte, che l’indomani i miei desideri verranno appagati, che alle tenebre farà seguito la luce, all’inverno la speranza della primavera. Quante notti costellano la nostra esistenza, quante prove, quante delusioni che sembrano velare davanti a noi l’orizzonte del bene, quasi fino a farlo scomparire …! Il credente sa di muoversi nelle tenebre, non si illude, non si lascia abbagliare dai festoni colorati e luccicanti della mondanità, e viaggia verso la vera luce. Perciò è beato, perché vede oltre, tiene desti i propri sensi spirituali e non si accontenta del “tutto e subito”.

Mi impegno a riconoscere i barlumi di luce anche nelle giornate più buie e nebulose, quelli che il Signore non mi farà mancare, per alimentare la gioia e la speranza e trasfigurare in bene persino le mie piccole pene.

La voce di un Padre
“Credere senza esitare a ciò che sfugge alla vista materiale e fissare il desiderio là dove non si può arrivare con lo sguardo, è forza di cuori veramente grandi e luce di anime salde” San Leone Magno, Discorsi.

Commento di don Enrico Emili
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10/23/2018 8:29 PM
 
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Mercoledì 24 ottobre 2018 - XXIX Settimana del Tempo Ordinario - Anno Pari

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.”
Lc 12,39-48


Come vivere questa Parola?
Al padrone spetta stare all’erta per prevenire il furto del ladro. A noi, in quanto servi, tocca essere svegli e pronti nell’attendere l’Amato che dopo le nozze torna nei suoi possedimenti, quando meno ce l’aspettiamo. Unico mandato, una grande responsabilità: vegliare sui nostri fratelli ed adoperarci per compiere la volontà di Dio, con la fattività delle nostre opere. Il male che alberga in me si ribella di fronte alla Parola di Dio, e non vuole assoggettarsi a Lui, il “custode” ed “amministratore” è declassato a “servo”. Dio diventa un rivale, e ogni altro essere umano per me un nemico: “Sono forse il custode di mio fratello?” (Gen 4,9). Ci è data invece la dignità di amministratori, “economi” chiamati a far quadrare i conti fra il capitale ricevuto e la somma che mi è chiesto di sborsare, per entrare nella vita. Per molti il movimento esistenziale è corsa verso accumulo, guadagno, possesso illimitato, che sembrano garantire longevità e sicurezza per il futuro. Ma solo chi si acquieta nella dimensione dell’attesa, mettendo a tacere la smania di avere, entra veramente nel ritmo della vita, assapora l’attimo fuggente dell’eternità: capisce che il Signore è alla porta!

Mi impegno ad iniziare la mia giornata con un sano e concreto proposito e a scandirla con un serio esame di coscienza, consapevole che oggi il Signore mi dona una concreta possibilità di mettermi in gioco alla luce del suo Vangelo.

La voce di un Santo
“Fratello, se tu farai alcuna cosa brutta con diletto, il diletto passa e la bruttezza resta; ma se tu farai alcuna cosa virtuosa con fatica, la fatica passa e la virtù rimane”
San Camillo De Lellis.

Commento di don Enrico Emili
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10/25/2018 1:20 PM
 
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Giovedì 25 ottobre 2018 - XXIX Settimana del Tempo Ordinario - Anno Pari

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! ...”
Lc 12,49-53


Come vivere questa Parola?

Come recita un motto che in molti a San Biagio conosciamo: “vive chi arde”. In amore - come anche in guerra - non valgono le mezze misure. Ogni coscienza arriva al capolinea di una scelta radicale, non può abdicare alla responsabilità di determinarsi in merito alla cosiddetta “opzione fondamentale”. È la scelta della vita, il momento in cui si diventa “grandi”. Gesù ci ha insegnato che è possibile uniformare tutto il proprio vissuto in riferimento ad un ideale, quando questo ideale nasce da un incontro concretamente sperimentato. Nessuno potrebbe arrivare al punto da distaccarsi da suo padre, da sua madre, da sua suocera, addirittura da suo figlio, se non fosse febbricitante, accalorato sotto l’effetto di quell’amore dalla temperatura altissima che si chiama Spirito Santo. Solo quando il nostro cuore destandosi avverte il crepitio scoppiettante dei pruni, possiamo dire di vivere veramente: abbiamo raggiunto il clima ideale, e riusciamo a scaldare anche chi ci sta intorno.

Oggi scelgo di non aver paura di rinunciare a qualcosa per il nome di Gesù, per Lui soltanto, anche a rischio di andar contro ai miei interessi.

La voce di un Padre

“Non abbiate timore. Questa croce non è un pungiglione per me, ma per la morte. Questi chiodi non mi procurano tanto dolore, quanto imprimono più profondamente in me l’amore verso di voi. Queste ferite non mi fanno gemere, ma piuttosto introducono voi nel mio interno. Il mio corpo disteso anziché accrescere la pena, allarga gli spazi del cuore per accogliervi. Il mio sangue non è perduto per me, ma è donato in riscatto per voi.”
Dai Discorsi di San Pietro Crisologo.

Commento di don Enrico Emili
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10/25/2018 1:22 PM
 
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Venerdì 26 ottobre 2018 - XXIX Settimana del Tempo Ordinario - Anno Pari

DALLA PAROLA DEL GIORNO

In quel tempo, Gesù diceva alle folle:
«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?
Lc 12,54-59


Come vivere questa Parola?

Impieghiamo la maggior parte del tempo a concentrarci sulle cose esteriori, siamo oltremodo estroflessi a prevedere e ad analizzare e pioggia, nuvole, vento, condizioni atmosferiche … Perfino cavillosi e perfezionisti, nel produrre dati e proporre letture del reale, non ci rendiamo conto la nostra attenzione è circoscritta su un oggetto tenuto ben lontano dall’humus esistenziale da cui scaturiscono le azioni e le scelte profonde. Abbiamo tutto, ma rischiamo di perdere noi stessi! Ci sporgiamo fuori di noi per mancanza di coraggio nel ritornare dentro di noi, dove il clima è sempre molto variabile. Il nostro cuore è terra contesa fra bene e male, e nell’attesa dell’inevitabile processo abbiamo l’opportunità di verificare nei rapporti con il prossimo la variabilità della mia condizione interna. Mio giudice sarà il fratello, quando giudicherà se sono stato capace di accogliere il suo bisogno di amore!

Cerco di abituarmi, con cura e anche con sacrificio, a notare in che modo interagiscono i miei problemi relazionali con la mia condizione interiore e il mio stato d’animo: forse le cause dei assensi e delle asperità stanno dentro di me, e non fuori.

La voce di un Maestro di Spiritualità

“Coloro che si intendono di agricoltura e di coltivazione di alberi da frutta assicurano che se si incide una parola su una mandorla intatta e poi si rimette nel suo nocciolo, si richiude e si salda a perfezione, e si pianta, tutte le mandorle che produrrà l’albero che ne nascerà porteranno scritta la parola incisa nella mandorla piantata”
San Francesco di Sales, Filotea, cap. XXIII.

Commento di don Enrico Emili
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10/26/2018 1:22 PM
 
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Sabato 27 ottobre 2018 - XXIX Settimana del Tempo Ordinario - Anno Pari

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«…Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. […]
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».”

Lc 13,1-9


Come vivere questa Parola?
Per l’uomo temporeggiare è sinonimo di debolezza, di irresolutezza e di incapacità. Eppure Dio viene descritto dal Vangelo, secondo un’analogia antropomorfica, come un giudice che pur avendo tutti i motivi per condannare gli uomini decide di fermarsi e di astenersi da un atteggiamento troppo severo. Dio si ferma e attende. L’urgenza della conversione da parte dell’uomo è spiegata attraverso il comportamento paradossale di chi dovrebbe condannarlo. Dio – incredibile a dirsi! – è il primo a convertirsi: si converte dalla sua condotta severa e implacabile e rinuncia alle sue legittime ragioni per venire incontro a chi gli porge ancora qualche speranza di cambiamento, a questa sua creatura che abbisogna di un altro po’ di tempo per maturare e far frutto. Ancora una volta l’evangelista Luca dà una pennellata della sua originalità narrativa distaccandosi dalla versione tradizionale dell’episodio del fico seccato: la pianta non viene più fatta seccare dallo sdegno di Gesù, come in Marco (11,12-14.20-25), ma le viene concesso di vivere, ancora per un anno: riceverà ogni cura e ogni attenzione, e senza più timore del giudizio, fiorirà nella piena libertà.

Mi impegno a vivere la mia giornata come un’occasione per accorgermi di come agisce in essa: nella brezza leggera della mia libertà messa a servizio del Regno. E’ nello spazio della mia libertà, quando si lascia incontrare dalla misericordia di Dio, che si decide la mia salvezza.

La voce di un Padre

“Quanto più si è in grado di ricevere l’amore di Dio, tanto più lo si ama.”
Diadoco di Fotice, Capitoli sulla perfezione spirituale

Commento di don Enrico Emili
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10/27/2018 8:48 PM
 
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28 OTTOBRE 2018 - XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Allora Gesù gli disse: “Che vuoi che io ti faccia?”.
E il cieco a lui: “Rabbunì, che io riabbia la vista!”.
E Gesù gli disse: “Va, la tua fede ti ha salvato”.
E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada»

Mc 10, 51-52


Come vivere questa Parola?

Ancora una volta Gesù parte dalla realtà di un miracolo per aprire ai suoi più vicini la strada della salvezza. Il Maestro incontra un cieco e si lascia interpellare da lui. “Che vuoi che io ti faccia?”. Sembra quasi una domanda retorica. È invece la volontà di rispondere ad un bisogno dichiarato il tesoro grande della sua misericordia che desidera aprirsi ai poveri e ai sofferenti. Gli apostoli, invece sono su una lunghezza d’onda diversa; non sanno cogliere il senso profondo del cammino che stanno facendo verso Gerusalemme e vogliono allontanare il cieco che invoca pietà. Anche noi, come loro, non riusciamo a capire che il nostro sguardo si ferma su ciò che è più immediato, sul fare, sull’avere. Ci è difficile lasciare tutte le nostre sicurezze, i nostri sostegni, come ha fatto Bartimeo, per seguire più da vicino il Maestro che ci vuole guarire.
Come Bartimeo, lungo la giornata ripeterò l’invocazione: “Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me”.

La voce di uno scrittore poeta
“Signore…io non ti capisco. Io cerco a tentoni le tue divine linee di forza. Io procedo verso di Te alla maniera dell’albero che si sviluppa secondo le linee di forza del suo seme. Il cieco non sa nulla del fuoco. Glaciale è talvolta la mia solitudine. Io esigo un indizio nel deserto dell’abbandono. Perciò io cammino formulando preghiere…”
Saint-Exupéry

Commento di Sr Graziella Curti
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10/28/2018 3:13 PM
 
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Lunedì 29 ottobre - XXX Settimana del Tempo Ordinario - Anno Pari

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga il giorno di sabato. C’era là una donna che aveva da diciotto anni uno spirito che la teneva inferma; era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: “Donna, sei libera dalla tua infermità», e le impose le mani. Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.»

Lc 13,10-13


Come vivere questa Parola?
Ecco una donna, Mentre insegna nella sinagoga, Gesù la vede e la chiama. “Da diciotto anni era incurvata e non poteva per niente drizzarsi”. Risuona allora l’annuncio liberante di Gesù: “Donna, sei stata slegata dalla tua infermità”. Simultaneamente all’imposizione delle mani “si drizzò su e glorificava Dio”. A differenza dell’emorroissa, che cerca tra la folla di toccare il Signore, questa donna curva è toccata dal Maestro. C’è Qualcuno che ha preso l’iniziativa paziente e sofferta di curvarsi Lui stesso sulle sue creature e liberarle dal dolore Allora il sabato, giorno del riposo di Dio, diventa giorno di liberazione per l’uomo e per la donna. Ma c’è sempre chi guarda male anche il bene. E’ l’ipocrita, che si premura di “slegare l’asino dalla mangiatoia” e non si preoccupa del disagio di un fratello o di una sorella.
Nella preghiera di oggi chiederò al Signore di accorgermi del suo amore e della sua misericordia verso di me e verso tutti coloro che lo invocano.

La voce della S. Scrittura

“Il Signore mi ha mandato ad annunziare ai poveri il lieto messaggio, a proclamare ai prigionieri la liberazione.”
Luc 4

Commento di Sr Graziella Curti
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10/29/2018 1:29 PM
 
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Martedì 30 ottobre2018 - XXX Settimana del Tempo Ordinario - Anno Pari

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«In quel tempo, diceva Gesù: “A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo rassomiglierò? È simile a un granellino di senape, che un uomo ha preso e gettato nell’orto; poi è cresciuto e diventato un arbusto, e gli uccelli del cielo si sono posati sui suoi rami” E ancora: “A che cosa rassomiglierò il regno di Dio? E’ simile al lievito che una donna ha preso e nascosto in tre staia di farina, finché sia tutta fermentata».
Lc 13,18-21


Come vivere questa Parola?
Due immagini molto semplici e quotidiane vengono scelte come simboli del Regno. Gesù è molto concreto: parte da un albero, realtà presente in ogni contesto culturale. Vi aggiunge il gesto tradizionale di una donna che impasta la farina, la feconda con il lievito e la fa diventare pane. Il seme di senape è piccolo tanto che è facile ignorarlo. L’uomo lo prende e lo “getta” nel suo giardino quasi con noncuranza. E allora la sorpresa è più grande quando lo scopre cresciuto e abitato. Il Regno del Padre, aperto ai piccoli, è una realtà povera, un seme che marcisce. Così la pensano i cosiddetti sapienti e quelli che amano il potere. Altro è il sentire del Padre che vede le cose dall’alto e ha voluto far conoscere questo mistero attraverso la vicenda umana del Figlio. Lui, attraverso la sua passione e morte è diventato albero di salvezza e pane di vita.
Nella mia preghiera, ripeterò le parole del Salmo: Il Signore ha fatto grandi cose per noi, ci ha colmati di gioia.

La voce di un giornalista poeta
“Il cuore delle persone è di due tipi: tristi come sacchi di patate; abbandonati o animati come aiuole di fiori sempre vivi. Uno può avere anche due i tipi di cuore, a seconda dei giorni. Ma non è il massimo. Il massimo è avere il cuore che fiorisce sempre e gli occhi vivi.”
Davide Rondoni

Commento di Sr Graziella Curti
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10/30/2018 1:15 PM
 
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MERCOLEDÌ 31 OTTOBRE 2018 - XXX Settimana del Tempo Ordinario - Anno Pari

DALLA PAROLA DEL GIORNO
«Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco ci sono, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi”.»

Lc 13, 29-30

Come vivere questa Parola?
“Signore, sono pochi quelli che si salvano?” La risposta del Maestro è impegnativa, rigorosa: “Sforzatevi di entrare nella porta stretta, perché, molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno”. Verranno da tutte le parti del mondo per sedere a mensa nel Regno di Dio. Non c’è alcuna chiusura o preclusione, ma il biglietto di entrata nella porta stretta deve avere il timbro dell’umiltà, il certificato di un cammino di conversione. Il grido di chi vuol entrare alla cena è l’invocazione: “Signore, aprici! Tu sai chi siamo, conosci la nostra debolezza. Non abbiamo meriti da far valere, ma chiediamo alla tua misericordia di aprirci le porte del tuo regno, per i secoli dei secoli”. Chi invece rimane autosufficiente con la presunzione di essere giusto, non conosce l’amore di Dio ed è destinato a rimanere escluso. Perché dei piccoli e dei poveri è il Regno dei cieli.
Nella mia preghiera di oggi chiederò al Signore Gesù di rendermi umile e piccolo per riuscire a capire i segreti del Regno così da non rimanerne escluso.

La voce del salmista

“Giusto è il Signore in tutte le sue vie
Santo in tutte le sue opere
Il Signore sostiene quelli che vacillano
E rialza chiunque è caduto.”

Commento di Sr Graziella Curti
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Ottobre 2018 (1 post, agg.: 9/28/2018 1:29 PM)

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