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IL FONTE BATTESIMALE E IL LUOGO DELLA RICONCILIAZIONE

Ultimo Aggiornamento: 18/06/2018 21.02
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18/06/2018 21.02

Paolo Ferrini

Entrando in una chiesa parrocchiale, oltre gli spazi legati alla celebrazione dell’Eucaristia, troviamo due luoghi che rimandano alla celebrazione del battesimo e della riconciliazione. Il fonte battesimale e il luogo della riconciliazione completano il nostro ideale itinerario attraverso la chiesa, alla scoperta degli spazi alla comprensione dei loro significati.
Il ministrante presta il suo servizio non solo durante la celebrazione dell’Eucaristia ma anche in occasione della celebrazione dei battesimi o durante la celebrazione comunitaria del sacramento della riconciliazione. Il luogo legato alla celebrazione di questi sacramenti, come gli altri luoghi della celebrazione rituale, non solo è funzionale ma diventa luogo simbolico che assume significati proprio della celebrazione che vi si svolge.

Il fonte battesimale

Dopo la sua risurrezione, il Signore Gesù, prima di salire al Padre diede ai suoi discepoli questo comando: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo …” (Mt 28,19). Da allora la comunità cristiana non ha mai tralasciato di predicare il Vangelo e di battezzare coloro che credevano nel Signore Gesù e si convertivano al cristianesimo. Il battesimo era un’“immersione con Cristo nella morte per risorgere con lui ad una vita nuova”, ed è per questo che coloro che ricevevano il battesimo venivano immersi per tre volte nell’acqua e venivano battezzati nella fede trinitaria. Racconta Luca, nel libro degli Atti degli Apostoli che Filippo quando incontra l’eunuco della regina Candace lo battezza nell’acqua di un fiume, anzi è il funzionario stesso “che dice a Filippo: «Ecco qui c’è acqua; che cosa mi impedisce di essere battezzato?» Fece fermare il carro e discesero tutti e due nell’acqua, Filippo e l’eunuco ed egli lo battezzò” (Atti 8,36-38). La Chiesa, dopo la Pasqua non ha mai tralasciato di adempiere questo comando del Signore e fin dall’inizio ha conferito il battesimo immergendo i catecumeni per tre volte nell’acqua. Si preferiva acqua corrente, infatti la Didaché dice che si deve battezzare in acqua viva, cioè in acqua corrente, ma se ciò non è possibile si può battezzare in altri modi e per la prima volta compare l’indicazione che si può battezzare versando per tre volte l’acqua sulla testa del battezzato, ma questo lo sin può fare solo se c’è poca acqua a disposizione.
Il battesimo si amministrava quasi sicuramente lungo i corsi d’acqua, ma ben presto si trasferisce presso le domus per diversi motivi, compreso il fatto che le temperature non sempre favorivano il battesimo sulla riva dei fiumi o dei torrenti. Si inizia così a creare uno spazio adatto per la celebrazione di questo sacramento e con l’avvento della pace costantiniana si cominciano a costruire dei battisteri.
Questi sono luoghi grandi costruiti normalmente davanti alle cattedrali e più tardi anche davanti alle chiese parrocchiali, dove al centro c’era una grande vasca per il battesimo. Non dimentichiamo che il battesimo era amministrato di norma per immersione e ad adulti, per questo c’erano ampie vasche in cui era agevole poter immergere una persona adulta. Quasi sempre questi luoghi erano di forma ottagonale, che richiamavano l’ottavo giorno, cioè il giorno della risurrezione di Cristo, o a forma di croce greca o a forma circolare. C’era sempre un forte legame con la Pasqua sia nell’architettura che con il tempo e non a caso la notte dei battesimi era, in un primo tempo, solo la notte pasquale, durante la grande veglia e in un secondo tempo anche la Pentecoste che è il compimento della Pasqua.
Nella vasca, anch’essa di forma ottagonale o circolare, si scendeva attraverso delle scalette e quasi mai si ri-usciva dallo stesso lato ma si risaliva dalla parte opposta a significare il passaggio, la Pasqua che i catecumeni vivevano, era il loro passaggio del Mar Rosso, dalla schiavitù del peccato e della morte alla libertà e alla vita dei figli di Dio.
La necessità dell’acqua richiamava al catecumeno che veniva battezzato, sia la dimensione della vita nuova che gli veniva donata nel battesimo, (infatti l’acqua è capace di donare la vita anche nei nove mesi che precedono la nascita dell’uomo) sia l’aspetto della purificazione e del lavacro. La necessità antica, ripresa anche dalle indicazioni attuali dell’acqua viva-corrente, rimanda proprio a questo significato.
Quando cominciarono a diminuire i battesimi per immersione degli adulti e si diffuse il battesimo dei bambini e per di più per infusione, cioè versando sulla testa del battezzando per tre volte l’acqua, accanto alla grande vasca centrale presente nei battisteri, cominciano ad apparire delle vasche più piccole per il battesimo dei bambini fino a quando non essendoci più battesimi degli adulti scompaiono sia le vasche che i battisteri. Infatti la piccola vasca per il battesimo dei bambini, che chiamiamo fonte battesimale (mentre battistero è la struttura staccata dalla chiesa, collocata in fondo subito la porta d’ingresso. Questa sistemazione sottolinea il fatto che il battesimo è la porta di tutti gli altri sacramenti e attraverso il battesimo noi entriamo a far parte della Chiesa. Scompare però in questo modo il battesimo per immersione, e ciò che era un modo straordinario di amministrare il sacramento diventa una forma ordinaria, cioè il battesimo per infusione, l’unico possibile con questo tipo di fonte battesimale.
Oggi le norme indicano, per la costruzione del luogo del battesimo, sia la possibilità di avere nella chiesa uno spazio staccato dal luogo dell’assemblea, ma comunicante con essa, che potremmo chiamare battistero o fonte battesimale collocato proprio dentro l’aula liturgica. Si deve avere la possibilità di amministrare il battesimo sia per immersione che per infusione, si deve tener presente che ci sono molti adulti che non essendo battezzati chiedono il battesimo e si può avere la possibilità di avere acqua corrente, “viva”, nel fonte e attualmente è agevole avere acqua calda. Tutto questo restituisce al luogo del battesimo quel grande significato che aiuta a comprendere meglio anche la celebrazione del sacramento stesso.
Il luogo del battesimo ricorda come da questo spazio nascono alla Chiesa i nuovi figli, esso diventa grembo fecondo della Chiesa madre che nella Pasqua del Signore genera alla vita nuovi figli. È nell’acqua viva che noi nasciamo a vita nuova e partecipiamo alla stessa Pasqua del Signore, tanto che per il suo collegamento simbolico all’ottavo giorno, il fonte battesimale diventa, oltre che grembo fecondo della Chiesa, anche tomba vuota dove i figli di Dio risuscitano con Cristo ad una vita nova. La preferenza della Chiesa alla celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana nella veglia pasquale o almeno nella domenica. Pasqua settimanale, sottolinea la dimensione pasquale del sacramento e del luogo in cui esso si celebra; questa dimensione è data anche dalla presenza del cero pasquale non solo durante la celebrazione dei battesimi, ma anche durante tutto l’anno – eccetto il tempo pasquale – perché è proprio vicino al fonte battesimale che va conservato il cero. Il cero pasquale simbolo della luce del Cristo che risorge glorioso e disperde le tenebre del peccato e della morte, rende questo luogo un luogo luminoso, un luogo adatto a coloro che sono “illuminati”. Infatti così venivano chiamati i battezzati nella notte pasquale, e il battesimo stesso sacramento di luce. È auspicabile che vicino al fonte battesimale, in un’apposita custodia siano conservato anche gli oli santi e il sacro crisma che servono per la celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana. Tutto questo spazio, così importante e fondamentale, dev’essere conservato e custodito nel decoro e nella pulizia oltre che nella bellezza.
Il ministrante che trae il senso del suo servizio proprio da quell’unica vocazione battesimale che tutti abbiamo ricevuto, passando accanto al fonte o recendovisi per il servizio durante la celebrazione, sosta con il cuore pieno di gratitudine verso il Padre e, mentre fa memoria e rinnova le promesse battesimali, innalza lodi al Signore che chiamai credenti attraverso una vocazione santa a far parte della sua famiglia che è la Chiesa.

Il luogo della riconciliazione

Oltre a comunicarci una vita nuova e a donarci la figliolanza con Dio il battesimo ci lava anche dal nostro peccato.
Dopo il battesimo, però, il cristiano può cadere di nuovo nel peccato a causa della debolezza dell’uomo che cede di fronte alla tentazione ed è per questo che il Signore oltre che a donarci l’acqua del battesimo ci dona anche le lacrime della penitenza e del perdono che ci lavano dai nostri peccati.
Il Signore risorto oltre a inviare gli apostoli per portare il lieto annuncio e per battezzare chi crede in lui, la sera di Pasqua, secondo il racconto del Vangelo di Giovanni, dona ai discepoli la possibilità di rimettere e perdonare i peccati. Questo sacramento che la Chiesa ha sempre celebrato nel corso dei secoli è il sacramento che ci fa sperimentare la misericordia e il perdono di Dio. Se abbiamo il coraggio di rientrare in noi stessi e di incamminarci verso il Padre, egli che è buono ci abbraccia a ci restituisce la gioia di sentirci nuovamente suoi figli. Il sacramento che ci dona la riconciliazione con Dio trova uno spazio particolare nella chiesa per la sua celebrazione.
Negli ultimi secoli la Chiesa si è servita di alcuni mobili posti lungo le pareti dell’edificio-chiesa, chiamati confessionali, dove chi voleva poteva celebrare il sacramento della riconciliazione. Oggi si preferisce uno spazio dove si possa anche avere un contatto visivo (nei confessionali questo è impedito dalla cosiddetta grata) con il confessore e si dà la possibilità a quest’ultimo di poter imporre le mani sulla testa del penitente mentre da l’assoluzione. In entrambi i casi questo spazio per la celebrazione del sacramento della riconciliazione con Dio attraverso il perdono dei nostri peccati, è in lui che l’uomo fa pace con Dio. Sperimentando il suo perdono ci riconciliamo con la Chiesa e testimoniamo ai fratelli l’immenso amore di Dio e la sua attenzione soprattutto per i poveri e i peccatori; è proprio per loro che ha mandato il suo Figlio e che ha dato alla Chiesa il mandato del perdono.
In molte chiese c’è un posto per la celebrazione del sacramento della riconciliazione e, in alcuni casi, uno spazio separato dalla chiesa che chiamiamo penitenzieria. Qui si dà la possibilità, oltre che di favorire il dialogo fra il presbitero e il penitente nella massima discrezione, di poter celebrare il sacramento nella forma comunitaria, cioè attraverso una celebrazione della Parola con la confessione e l’assoluzione personali. In questi spazi, presenti soprattutto nei grandi santuari o nelle grandi chiese, c’è anche una sede per il presbitero e un ambone per la proclamazione della Parola, quasi sempre c’è un’immagine del crocifisso, icona della massima misericordia di Dio, e c’è il collegamento con l’aula dell’Eucaristia perché questo sacramento ci riconcilia sia con Dio che con i fratelli e ci riporta all’interno dell’assemblea in comunione con loro e questa comunione viene espressa nel grande segno eucaristico.

Paolo Ferrini
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