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Gennaio 2018

Last Update: 2/1/2018 1:29 PM
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21 gennaio 2018 – III Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.»
Ps 24,4


Come vivere questa Parola?

La vocazione di ciascuno di noi è un intreccio tra storia, responsabilità, promessa, dono, volontà di Dio e volontà nostra. Nulla capita a caso. Nulla è definito a priori. Tutto diviene, si incarna e si trasforma.
Diviene: ogni vocazione è una storia che si sviluppa, si radica in un tempo e in uno spazio riconoscibili. La chiamata ad essere, ad esistere si fa udire fin dal concepimento, dalla nascita e nascendo, la chiamata prende colore per la terra, la comunità in cui avviene. E così continuerà a farsi udire, la chiamata, in ogni fase dell’evoluzione di ogni persona, per cui eventi esterni e scelte interne si coniugheranno secondo la regola di comunicazione biunivoca che dagli inizi si instaura tra il Creatore e la sua creatura ed è questo che dà contorno alle esperienze che fanno la vita.
Si incarna: il divenire di ogni vocazione si realizza continuamente, attraversando le pieghe della storia, le fattezze dei corpi, le scelte che realizzano i desideri, le fratture, le ferite che ne conseguono e che lasciano emergere nuovi bisogni, diverse possibilità.
Si trasforma: ogni vocazione non rimane mai uguale nel tempo. Giona deve convertirsi per convertire Ninive. Abramo deve lasciare la sua terra. I pescatori devono lasciare le reti e il loro lavoro, Pietro abbandona anche la sua famiglia, mentre Giovanni non se ne farà mai una. Nonostante tutti questi fossero già in sintonia con il loro creatore, in ciascuno di loro la vocazione che cresceva, li trasformava e trasformava la risposta che stavano dando a Dio.
Signore, anche in me, in noi la vocazione è qualcosa che diviene, si incarna e si trasforma. Che le nostre paure non la blocchino, non la desiderino fossile, non la lascino morire. “Facci conoscere le tue vie” sia l’invocazione costante che ti rivolgiamo, per rimanere in comunicazione con te, sia la nostra preghiera per realizzare i tuoi e i nostri desideri.

La voce di un testimone
I pescatori che sapevano solo le rotte del lago, scoprono dentro di sé la mappa del cielo, del mondo, dell'uomo. Come loro ti seguirò, Signore, perché tu avanzi verso la verità dell'uomo, accrescimento sei di umano, e rendi sicuro ogni passo, non lasciandoti dietro altro che luce. Ti seguirò, Signore, fammi diventare cercatore del cuore profondo, pescatore di luce sepolta. Ti seguirò, anche percorrendo solo la strada tra il lago e la mia casa, continuando a fare il mio lavoro, ma lo farò in modo luminoso e così umano che forse parlerà di Te. Ti seguirò, perché mi interessa solo un Dio affidabile che faccia fiorire l'umano.

Mons. Vincenzo Paglia

Commento di Sr Silvia Biglietti FMA
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1/21/2018 3:26 PM
 
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Lunedì 22 gennaio 2018 - III Settimana del Tempo Ordinario – Anno Pari

Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani


DALLA PAROLA DEL GIORNO


«Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele.»
2 Sam 5, 1




Come vivere questa Parola?

Dedicheremo buona parte della settimana alla meditazione della figura di Davide, il re grande, misericordioso e peccatore. Una figura che nella sua contraddittorietà ci permette di contemplare sia la grandezza dell’uomo simile a Dio, che la meschinità di un’umanità che si dimentica di essere immagine di Dio, ma che nel suo sbagliare, impara, pentendosi, a riconoscersi sempre più come tale.

Il giovanissimo figlio di Iesse, dai capelli rossi, individuato da Samuele e da lui unto Re, è riconosciuto ora da tutti gli anziani di Israele. Davide stringe con loro un’alleanza e rinnova così la presenza di Dio in mezzo al suo popolo, con la stessa forza che ebbero Abramo e Mosè nell’istituire l’alleanza. Questa impegna Dio nei confronti del popolo e soprattutto il popolo nei confronti suoi. Dio ha permesso che Samuele accontentasse il popolo e scegliesse un Re. Ora questo re è per eccellenza la mediazione che, accolta, dice la fedeltà e l’amore del popolo a Dio. Ora questo re interpreta la presenza di Dio.

Signore, la regalità in te è servizio. Il grande Davide l’ha vissuta anche così e ci rappresenta la possibilità di essere nella nostra umanità re-servi, ad immagine tua.

La voce di Papa Francesco



“La salvezza non comincia dalla confessione della regalità di Cristo, ma dall’imitazione delle opere di misericordia mediante le quali Lui ha realizzato il Regno. Chi le compie dimostra di avere accolto la regalità di Gesù, perché ha fatto spazio nel suo cuore alla carità di Dio.”



Commento di Sr Silvia Biglietti FMA
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1/22/2018 1:32 PM
 
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Martedì 23 gennaio 2018 - III Settimana del Tempo Ordinario – Anno Pari

Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani


DALLA PAROLA DEL GIORNO


«Davide andò e fece salire l’arca di Dio dalla casa di Obed-Edom alla Città di Davide, con gioia. Quando quelli che portavano l’arca del Signore ebbero fatto sei passi, egli immolò un giovenco e un ariete grasso. Davide danzava con tutte le forze davanti al Signore.»
2 Sam 6, 12




Come vivere questa Parola?

Cosa contemplare ancora nella persona di Re Davide? La liturgia oggi ci permette di meditare sulla sua libera e appassionata capacità di pregare. Pregare in Davide è riconoscere la presenza di Dio in mezzo al suo popolo, esaltarla e gioirne grandemente. Il Dio di Israele è un Dio nomade, che cammina con il suo popolo, abita una tenda, non vuole una casa né un tempio. Davide ascolta il Signore e non costruirà niente di tutto ciò, ma vivrà una liturgia vitale che lo connette a Dio, una liturgia che passa nel suo corpo, nella sua vita e gli permette di restituirsi, dedicandosi totalmente a Dio stesso. Una liturgia che si fa danza, un unico, armonico movimento che collega il cielo alla terra, la carne allo spirito, la vita alla morte.

Signore, dona anche a noi questa coerenza. Donaci questa unità interiore che ci permette di essere autentici nella relazione con te, senza orpelli, né parole o gesti inutili. L’amore e la lode a te si vedano nella nostra vita, nel nostro modo di lavorare, di vivere insieme, di avere cura degli altri e del mondo.

La voce della parola di Dio



“Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale.2Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.”

Rm 12, 1-2

Commento di Sr Silvia Biglietti FMA
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1/23/2018 8:55 PM
 
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Mercoledì 24 gennaio 2018 - III Settimana del Tempo Ordinario – Anno Pari

Francesco di Sales - Memoria
Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Va’ e di’ al mio servo Davide: Così dice il Signore: “Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io infatti non ho abitato in una casa da quando ho fatto salire Israele dall’Egitto fino ad oggi; sono andato vagando sotto una tenda, in un padiglione. Durante tutto il tempo in cui ho camminato insieme con tutti gli Israeliti, ho forse mai detto ad alcuno dei giudici d'Israele, a cui avevo comandato di pascere il mio popolo Israele: Perché non mi avete edificato una casa di cedro?”»
2 Sam 7, 4-5


Come vivere questa Parola?

Fare una casa per Dio, chiuderlo in un tempio, in una chiesa è un altro modo per professare il proprio ateismo. Dio non si può contenere, delimitare, ridurre a spazio. Dio non lo si com-prende, com-prime. Non lo misuri, dunque non lo capisci. La ricerca di Dio, il tentativo di mettersi in dialogo con lui devono aver chiare questa premesse. Nella storia di Israele questa tentazione è molto forte: il popolo spesso vuole ridurre Dio ad idolo comprensibile, riconoscibile in un luogo, raggiungibile, direi quasi tascabile! Perché si fa faticare a stare nell’incertezza, nella ricerca, nell’impossibilità di ridurre tutto a categorie razionali.

Ma Dio sempre si ribella a ciò e costruisce un percorso educativo faticoso per il suo popolo eletto. Anche quando permetterà la costruzione di un tempio, lascerà poi che questo venga distrutto e poi ricostruito sempre per non dimenticare che Egli è sempre oltre, la sua presenza è forte, avvertibile ma inafferrabile. Egli attraversa la realtà, la crea, la vivifica, la abita e la supera. E così insegna anche a noi come stare dentro le cose e mantenere il desiderio dell’oltre.

Signore, “oltre” non è sinonimo di fuga. È la dimensione che ci sollecita ad uscire da ogni forma di egoismo, egocentrismo, autoreferenzialità; è l’orizzonte largo in cui porre il nostro agire per compierlo e allo stesso tempo relativizzarlo, per non renderlo sterile, ma aperto, generativo.

La voce di Papa Francesco

“Se la Chiesa segue il suo Signore, esce da sé stessa, con coraggio e misericordia: non rimane chiusa nella propria autoreferenzialità.”

Commento di Sr Silvia Biglietti FMA
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1/23/2018 8:57 PM
 
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Giovedì 25 gennaio 2018 - III Settimana del Tempo Ordinario – Anno Pari

Conversione di S. Paolo Apostolo - Festa
Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani


DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Chi sei, o Signore?”. Mi disse: “Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti”. Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono la voce di colui che mi parlava. Io dissi allora: “Che devo fare, Signore?”»
At 22, 8-10


Come vivere questa Parola?

Oggi ricordiamo la conversione di san Paolo. Si chiude la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani e la memoria dell’esperienza vivificante di san Paolo ci fa meditare su un aspetto importante che è l’agire. La domanda di Paolo “Che devo fare?” corona la visione che egli ha di Gesù. Il Risorto si presenta, si manifesta alla mente e al cuore di Paolo, la sua luce dissipa il buio e le ombre che lasciavano Paolo in atteggiamento ostile e lo aprono ad una nuova vita; quella domanda implica l’affidamento a Cristo e la volontà di attivarsi per lui. Le azioni di prima perdono il loro orientamento e vengono sostituite da azioni, magari simili, ma cristo centriche, orientate da Cristo sul suo Regno.

Viene da chiedersi come sono le nostre azioni. Quale orientamento assumono? Quanto sono “convertite”? spesso la conversione intellettuale non arriva all’agire. L’evangelizzazione è dichiarata ma le pratiche sono ancora determinate da altri “Signori”.

Signore, aiutaci a verificare quanto delle nostre persone è evangelizzato, quanto ancora è consegnato ad altri, che non sei Tu.

La voce di Papa Francesco

“Dio non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere la sua misericordia.”



Commento di Sr Silvia Biglietti FMA
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1/25/2018 1:25 PM
 
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Venerdì 26 gennaio 2018 - III Settimana del Tempo Ordinario – Anno Pari

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Pregate dunque il signore della messe,
perché mandi operai nella sua messe!»
Lc 10, 2




Come vivere questa Parola?

La festa di due discepoli fedeli di san Paolo ci permette di dare continuità alla riflessione di ieri. Un’evangelizzazione autentica si fa generativa. La conversione di uno provoca altri a pensare e a mettersi in discussione. La fede è dono di Dio, ma la mediazione dei suoi testimoni è indispensabile. La fede cresce in noi grazie alla fede di chi ci sta vicino. Parole e gesti la mediano e attivano la ricerca comune di come incarnarla in tutti gli aspetti della vita. Vivere a lavorare insieme permettono una condivisione che permette alla comunione liturgica di diffondersi in ogni momento dell’esistenza. A volte riduciamo la trasmissione di fede al catechismo o agli appuntamenti liturgici, che ci trovano giustapposti l’uno all’altro in modo spesso passivo, magari anche stanco ed annoiato. Essere comunità cristiana non può limitarsi a questo. Timoteo e Tito sono stati con paolo costruttori di comunità in contesti in cui la parola di Dio andava inculturata. Non hanno fatto mera apologia della fede, di quell’esperienza giudea di Gesù Cristo che gli apostoli potevano testimoniare. Hanno colto il cuore dell’annuncio di Cristo e lo hanno ridetto, riscritto, rivissuto secondo categorie nuove, uscendo da schemi mentali e culturali nei quali erano nati e che avevano definito le loro persone. Oggi abbiamo bisogno di pastori, di testimoni, di educatori, di consacrati, di mamme e di papà, di giovani che facciano altrettanto.

Dunque, Signore, manda operai, di ogni tipo nella tua messe. Che non temano il lavoro, che con coraggio amino, credano e sperino con ogni uomo e ogni donna del nostro mondo

La voce di don Andrea Gallo

“Arriva il momento in cui spezzo il pane con i miei “randagi” di strada. È il momento più bello, che mi fa capire quanto la Chiesa sia davvero santa nei suoi testimoni sconosciuti e nascosti agli occhi del mondo.”



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1/26/2018 1:16 PM
 
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Sabato 27 gennaio 2018 - III Settimana del Tempo Ordinario – Anno Pari

Santi Timoteo E Tito, Vescovi – Memoria



DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Davide si adirò contro quell’uomo e disse a Natan: «Per la vita del Signore, chi ha fatto questo è degno di morte. Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non averla evitata». Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell’uomo!»
2 Sam 12, 5-7




Come vivere questa Parola?

Che fatica riconoscere il proprio peccato! E non solo quello… Noi vediamo solo gli altri. Di noi sappiamo per sentito dire. E se il dire che arriva alle nostre orecchie è scarso, o adulatorio, comunque falsato non riusciamo a farci un’idea di noi. Potremmo viaggiare tra troppa o troppo poca stima di noi, magari agendo senza riflettere sul significato, la portata delle nostre azioni. Accettare confronti e critiche è difficile, scomodo, ma vitale. È la forza dell’agire insieme, dove ognuno deve mettere tutto se stesso ma lasciarsi riflettere negli altri e permettere addirittura che le critiche, le osservazioni, le correzioni degli altri possano non solo modificare ma addirittura appropriarsi di quello che siamo in grado di apportare, declinandolo e moltiplicandolo con l’apporto di tutti. Davide ha fiducia di Natan e Natan non teme Davide. La minima autenticità di questo rapporto permette a Davide di riconoscere il proprio errore e di convertire il proprio comportamento.

Signore, donaci amici sinceri, rendici amici veri per altri.



La voce di Papa Francesco



“Gesù ci ha detto di non giudicare. La correzione fraterna è un aspetto dell’amore e della comunione che devono regnare nella comunità cristiana, è un servizio reciproco che possiamo e dobbiamo renderci gli uni gli altri.”



Commento di Sr Silvia Biglietti FMA
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1/26/2018 1:19 PM
 
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28 gennaio 2018 – IV Domenica del Tempo Ordinario - Anno B

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava… Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!” E Gesù gli ordinò severamente: “Taci! Esci da lui!” … Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità”».
Mc 1, 21; 23-25; 26-27


Come vivere questa Parola?

Con la guarigione dell’uomo posseduto da uno spirito impuro Marco - l’Evangelista che ci accompagnerà lungo tutto questo anno liturgico (anno B) - dà inizio al racconto dell’attività pubblica di Gesù e introduce l’interrogativo fondamentale che sta alla base del suo Evangelo: “Chi è Gesù?”. Due risposte vengono subito date con chiarezza: Gesù insegna e guarisce dal male, è Maestro e insieme anche Medico.

- È Maestro: «entrato di sabato nella sinagoga, insegnava» (v. 21). Marco ci avverte che l’insegnamento di Gesù colpiva per la sua “novità” sconvolgente, fuori da tutti gli schemi tradizionali degli scribi (v. 23). Egli parlava con “l’autorevolezza” (exousia) propria di Dio. Nell’insegnamento del Maestro di Nazareth si avverte la presenza della novità di Dio, una novità qualitativa, che rigenera, rinnova e ringiovanisce. È un insegnamento “nuovo”, sorprendente, inaspettato.

- È Medico: «Taci! Esci da lui!» (v. 25). Gesù è venuto a liberare gli uomini da ogni schiavitù. Per questo, gridando a gran voce, dice: «Taci! Esci da quell’uomo!». E lo spirito impuro lascia quell’uomo libero.

Di fronte agli innumerevoli spiriti impuri che tengono soggiogati gli uomini del nostro tempo, c’è bisogno che risuoni ancora oggi il grido di Gesù. Ogni vero discepolo del Vangelo è chiamato a raccogliere la stessa sfida: riproporre l’autorevolezza del Vangelo sulla propria vita e su quella dei fratelli. Potremmo dire che è giunto il tempo di gridare il Vangelo sui tetti perché siano allontanati gli spiriti impuri che tengono schiavi molti cristiani del nostro tempo, sotto il giogo di una cultura omologante e paganeggiante, e cresca invece la nuova cultura dell’Amore e della Pace. Gesù c’insegna a non discutere col male, a non scendere a compromessi di nessun genere, a tagliare netto subito: «Taci! Esci!».

Gesù, nostro unico Maestro e Medico, noi ci affidiamo a te, perché tu ci porti alla Verità del tuo insegnamento nuovo è “autorevole” e alla guarigione dai nostri egoismi che ci tengono schiavi del nostro ego.

La voce di un grande Vescovo e Martire della Chiesa antica

«Uno solo è il maestro, che disse e fu fatto (Sal 32,9) e le cose che ha fatto nel silenzio sono degne del Padre» (S. Ignazio di Antiochia, Efesini 15,1).

«Uno solo è il medico carnale e spirituale, generato e ingenerato…»Ignazio di Antiochia, Efesini 7,2.



Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB
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1/29/2018 1:22 PM
 
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Lunedì 29 gennaio 2018 – IV Settimana del Tempo Ordinario – Anno Pari

DALLA PAROLA DEL GIORNO


«[…] subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene […]. Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: “Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!”. Gli diceva infatti: “Esci, spirito impuro, da quest’uomo!”. E gli domandò: “Qual è il tuo nome?”. Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti” […]. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura …”».

Mc 5, 1-4; 6-9; 15; 18-19




Come vivere questa Parola?



Nel Vangelo di oggi ci viene presentata la guarigione dell’indemoniato di Gerasa: un racconto vivo e mosso, ricco di tratti assai pittoreschi, che lasciano intravedere vari adattamenti e molteplici riletture operate dalla tradizione e messi in evidenza dallo stile caratteristico dell’evangelista Marco. Esso contiene vari elementi degni di nota, ma io mi soffermerò brevemente solo su un punto che mi sembra più importante.

Gesù arriva nella regione dei gerasèni, ossia in un territorio pagano, e incontra un uomo posseduto dallo spirito maligno, che si trova in uno stato pietoso: «Gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene». È un uomo “in-umano”, non più uomo, che compie gesti scomposti, insensati e violenti, un uomo spossessato delle sue facoltà più nobili e privato della sua dignità umana. Gesù lo guarisce e lo restituisce alla sua dignità di uomo: «Videro l’indemoniato, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione».

Prima dell’incontro con Gesù l’indemoniato di Gerasa era dunque un individuo alienato e violento, privato di ogni relazione umana, asociale e perduto in una totale schizofrenia. Marco indulge a lungo in questa descrizione icastica dell’orrore, Ma dopo l’incontro col Cristo egli riacquista la ragione e ritrova la sua vera identità e dignità di uomo, ridiventando capace della relazione personale perduta nella divisione della Legione dia-bolica (divisiva)).

È importante annotare che il passaggio dalla possessione diabolica a quello della guarigione, non avviene per opera dell’uomo (la gente del villaggio aveva tentato, ma senza alcun risultato) bensì soltanto dalla forza della Parola salvante di Gesù. Marchio distintivo del dominio del Divisore-Diavolo è l’alienazione dell’uomo, ossia la perdita totale delle relazioni che costituiscono la persona nel suo profondo. Nota distintiva invece del Regno di Dio è la ricostruzione della dignità dell’uomo nella sua libertà relazionale.

Signore Gesù, ti supplico, dammi la forza di non cadere mai vittima del Divisore e della Legione, nella mancanza delle relazioni umane e spirituali. ma di aderire sempre alla tua Parola salvante!



Ancora la voce della Parola di Dio

«Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cerando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede»

1Pt 5, 8.

Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB
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1/29/2018 1:24 PM
 
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Martedì 30 gennaio 2018 – IV settimana del Tempo Ordinario – Anno Pari

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Diceva infatti (la donna): “Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata”. E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi accorto della forza che era uscita da lui, si voltò dicendo: “Chi ha toccato le mie vesti?” ... . E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male”».

Mc 5, 28-30; 33-34




Come vivere questa Parola?

I due miracoli compiuti da Gesù, riportati nel vangelo odierno, sono incastonati l’uno nell’altro, perché hanno alla loro base la fede come unico fondamento che li accomuna.

Mi soffermo brevemente solo sul primo di essi che viene citato sopra.

Mentre Gesù è in cammino verso la casa di Giàiro per guarirne la figlioletta, tra la folla che lo preme da ogni parte, ecco una donna innominata, inferma da lunghi anni per la perdita di sangue, che gli si avvicina. Ella brama solamente di toccare le sue vesti, perché è certa che quel tocco nascosto e furtivo era sufficiente a farla guarire. Non occorreva che Gesù lo venisse a sapere. Si vergognava a parlare della sua malattia infamante, che la bollava come ‘impura’ e che la costringeva a vivere come una reclusa, ai margini della società. Pertanto bastava, secondo lei, un miracolo alla svelta, quasi un ‘colpo di mano’ e all’insaputa di tutti. Ma Gesù avverte subito che una forza era uscita dal suo corpo: era successo senza che egli lo sapesse, quasi suo malgrado. Il Maestro è stato, per così dire, ‘sopraffatto’ da quella donna anonima, che gli ha quasi forzato irresistibilmente la mano con la sua fede. Ma Gesù ora vuole almeno conoscere colei che, in certo senso, l’ha ‘vinto’: è, infatti, la sua fede che ha fatto scattare il miracolo: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male”.

Gesù non resiste a questi ‘colpi di mano’ e ama essere ‘sopraffatto’ dalla vera fede!

Annoto, infine, come appena accennato più sopra, che Gesù dona a questa donna non soltanto la guarigione del corpo, ma anche la sua libertà e dignità umana, che le era stata tolta dalla malattia propria del suo ‘genere’ e che la costringeva, suo malgrado, a un’umiliante emarginazione dalla comunità.

O Signore fa’ che anch’io possa “toccarti” con la mia fede e possa essere guarito dal mio male!



La voce del grande S. Agostino

«Ebbene, quel toccare rappresenta la fede (Ille tactus fidem significat!). Tocca Cristo chi crede in Cristo. Così fu di quella donna che soffriva di perdita di sangue. Diceva infatti: “Se toccherò il lembo del suo vestito sarò salva”. Lo toccò con la fede e ottenne la guarigione che sperava… Come se (Gesù) volesse dire: “La folla mi si accalca intorno, ma solo la fede mi tocca”».
Agostino, serm. 243, 2-3.



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Mercoledì 31 gennaio 2018 – IV Settimana del Tempo Ordinario – Anno Pari

SAN GIOVANNI BOSCO, Sacerdote e Padre dei giovani - Festa


DALLA PAROLA DEL GIORNO

«I discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: “Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?”. Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: “In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me. Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare».

Mt 18, 1-6


Come vivere questa Parola?

Oggi è la festa di S. Giovanni Bosco, “Padre e Maestro” dei giovani, Fondatore dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. È una festa molto cara non solo per chi scrive, ma anche per molti lettori di questa rubrica. Pertanto seguirò nella lectio il Vangelo della festa e mi soffermerò brevemente sul testo scelto dalla liturgia, che è il brano riportato più sopra.

Esso è incentrato su un interrogativo posto dai discepoli: “Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?”. Prima di rispondere Gesù compie un gesto plastico e significativo, emblematico: «Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: “In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli». Qui appare già subito una risposta chiara: la somiglianza col bambino che il discepolo deve assumere, non è un qualcosa di spontaneo e naturale, ma è il risultato di un cambiamento radicale della persona che avviene nella conversione al Vangelo. Infatti, nel testo evangelico Gesù non dice: “se non sarete come i bambini”, ma: «se non vi convertirete e non diventerete come i bambini». Secondo Gesù, dunque, solo chi si converte facendosi piccolo, semplice, senza calcoli dettati dall’orgoglio, è “grande”, a differenza degli adulti, sempre complicati, dubitanti e alla ricerca di alibi e di giustificazioni. «Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli». Per Gesù il bambino è l’icona del vero discepolo, perché si fa piccolo, semplice e disponibile ad accogliere la fede.



O Dio, che in san Giovanni Bosco hai dato alla tua Chiesa un Padre e un Maestro dei giovani, suscita anche in noi la sessa fiamma di carità a sevizio della tua gloria per la salvezza dei fratelli. Amen



La voce del Padre e Maestro dei giovani

“Chi vuole essere amato bisogna che faccia vedere di amare. Gesù Cristo si fece piccolo con i piccoli e portò le nostre infermità. Ecco il maestro della familiarità! […]. Chi sa di essere amato ama, e chi è amato ottiene tutto, specialmente dai giovani. Questa confidenza mette una corrente elettrica fra i giovani e i superiori. I cuori si aprono e fanno conoscere i loro bisogni e palesano i loro difetti … Gesù Cristo non spezzò la canna incrinata né spense il lucignolo che fumigava. Ecco il vostro modello”

Dalla lettera di S. Giovanni Bosco da Roma 1884.
I più fervidi auguri di buona Festa di San Giovanni Bosco a tutti i nostri lettori!

Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB
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Giovedì 1 febbraio 2018 – IV settimana del Tempo Ordinario – Anno Pari

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due … E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche».

Mc 6, 7-9




Come vivere questa Parola?

Abbiamo fatto tutti l’esperienza di intraprendere un viaggio lungo e impegnativo. Prima di partire ci prepariamo pensando a tutto quello che occorre, magari compilando una lista accurata delle cose più necessarie e, prima di chiudere il bagaglio, procediamo anche ad un controllo. Pensavo proprio a questa esperienza, mentre meditavo il Vangelo di oggi. Perché Gesù compila anche lui una lista, ma la lista di tutte quelle cose di cui i suoi discepoli devono fare a meno e non portare con sé. «E ordinò loro di non prendere per il viaggio né pane, né sacca, né denaro nella cintura… e di non portare due tuniche». Occorre che i discepoli non si sovraccarichino di tante cose, ma che si presentino solo col necessario, davanti alla Parola che portano e annunciano. Non è ammessa nessuna sicurezza materiale, nessun fardello inutile che appesantisca il cammino, ma solo l’abbandono fiducioso alla Parola. La Parola costituisce l’unico tesoro, e tanto basta!

Il denaro, il prestigio sociale, il potere, grande o piccolo che sia, sono tentazioni e piaghe per la Chiesa destinata all’annuncio della Parola e alla missione. Qualunque sia la nostra povertà, è sempre come poveri e liberi dal mondo e da noi stessi che il Signore ci manda in missione ai nostri fratelli ad annunciare la sua Parola, l’unico vero tesoro che conta!

Come si evince dal testo evangelico, c’è una costante nelle parole di Gesù: una radicale fiducia nella Parola. Egli vuole che i suoi discepoli capiscano che il Vangelo e la conversione non sono una dottrina di cui fare propaganda, e nemmeno un prodotto da vendere mettendo in gioco i meccanismi del denaro e del potere. L’unica forza del missionario è la Parola!

In una pausa di silenzio e di raccoglimento farò mia la preghiera di San Francesco d’Assisi riportata più sotto e, in un breve esame di coscienza, abbozzerò una lista delle cose di cui posso fare a meno.

La voce del Santo di Assisi

«Francesco, udendo che i discepoli di Cristo non devono possedere né oro, né argento, né bisaccia né pane, né bastone per via, subito, esultante di Spirito Santo, esclamò: “Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore”»

Tommaso da Celano, Fonti Francescane, 116.

Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB
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Gennaio 2018 (1 post, agg.: 1/2/2018 3:17 PM)

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