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Il segno del vero Re

Ultimo Aggiornamento: 21/03/2018 15.26
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22/09/2017 15.09

Festa di Cristo Re

Re Javan era un sovrano buono e saggio. Era fin troppo buono che talvolta sembrava persino venire da un altro mondo. Javan aveva due figli maschi - due ragazzi in gamba - che sembravano pensare che il primo dovere di un re fosse quello di galoppare su un cavallo bianco o tirare di scherma. Spesso essi davano dimostrazione di questa loro abilità, specialmente di fronte a qualche graziosa principessa.


Re Javan accoglieva le prove di bravura dei suoi figli con una fragorosa e simpatica risata. Lui pure si ricordava di quando era un giovane e aitante principe. A quel tempo nemmeno gli passavano per la testa le qualità di cui un re aveva bisogno per essere davvero un buon re. Suo padre gli aveva dato l'opportunità di fare un lungo viaggio e scoprire così le qualità di cui un re aveva bisogno. Ma ogni volta che Javan aveva provato a raccontare la sua storia ai suoi giovani figli, questi sembravamo annoiarsi a morte.

"Ho incontrato un Re" diceva Javan, "che non cavalcava un focoso destriero, ma..."

"... un asino! Sì, ce lo hai già detto ormai mille volte!", continuavano con uno sbuffo di disgusto i giovani principi. "Ma non era un vero Re. Era solo un poveraccio che la gente voleva fare Re. Re si nasce. Solo i principi possono essere veri Re".

"Beh, se è così, chi tra di voi due sarà il Re?" chiese Javan, guardandoli dritti negli occhi. "Sapete bene che uno di voi sarà escluso. Entrambi siete miei figli, ma solo uno di voi regnerà. Chi di voi sarà il Re?"

I due giovani principi si scambiarono uno sguardo d'intesa: avevano sentito ormai sin troppe volte quella domanda. "Chi sa comandare meglio un esercito!" disse con trasporto il principe più anziano. "No! Chi sa maneggiare meglio la spada!" ribatté il principe più giovane, un vero campione di scherma.

"Vi ho mai raccontato la fine di quella storia?" chiese Javan. "Vedete, anch'io quando vidi quell'uomo mi misi a ridere. Risi di quel Re che cavalcava un asino. Ero curioso e volli vedere cosa sarebbe successo. Fu allora che scoprii che era la persona più buona che io abbia mai incontrato. E la più coraggiosa! Non ho mai incontrato finora una persona così coraggiosa come lui".

"Non ci vuole davvero un gran coraggio a cavalcare un asino!" sbottò il principe più giovane - e i due giovani scoppiarono in una risata.

Javan guardò i suoi due figli con un certo disappunto. A volte aveva davvero l'impressione che tra lui e loro ci fosse un abisso. "Ho visto quell'uomo fare un atto di coraggio grandioso!" disse Javan. "Dopo essere entrato in città, andò nel tempio e rovesciando i tavoli dei mercanti, li cacciò fuori a colpi di frusta. Li chiamava ladri, perché il tempio doveva essere usato per pregare e non per fare soldi. Dopo che ebbe fatto questo, tutti i capi religiosi erano contro di lui. Lui sapeva che lo volevano uccidere, ma non se ne curò e continuava a insegnare nel tempio.".

"Che cosa accadde?" gli chiese il figlio più vecchio, egli stesso sopreso del proprio interesse.

"Lo arrestarono" continuò Javan. Di notte, mentre pregava. Istituirono un processo farsa. Avrebbe potuto facilmente salvarsi - sarebbe bastato che si fosse dichiarato innocente di fronte al governatore. Ma non disse una parola in sua difesa. Accettò in silenzio il male che gli veniva fatto".

"Allora doveva proprio essere uno stupido!" esclamò il principe più giovane.

"Le persone più coraggiose del mondo" spiegò Javan "sono coloro che sanno amare. Essi amano così tanto gli altri, che li mettono persino al di sopra della propria vita. Sono disposti a qualunque cosa per gli altri. Anche a morire per loro, se necessario. Alcuni genitori amano i propri figli fino a tal punto. Ma quell'uomo non ha amato solo quelli della sua famiglia, ma chiunque incontrava. Voleva salvarli. Ha scelto di morire perché li amava".

Un silenzio profondo era calato. I giovani principi si chiedevano come si potesse essere così follemente coraggiosi. Il padre aggiunse: "Questo è il segno del vero re. Quando qualcuno ama la sua gente così tanto da accettare di morire al posto loro. Ora, chi di voi ha chiesto di volere essere Re?"

I principi chinarono il capo, perché il loro cuore non era cattivo. Erano bravi a cavalcare e a tirare di scherma - ma questo ormai non sembrava così importante. E ognuno di loro si chiese nel profondo del proprio cuore se erano coraggiosi abbastanza da potere un giorno essere Re.


DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI (18, 33-37)

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Tu sei il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul mio conto?». Pilato rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».
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14/03/2018 15.15

Bello ma ho alcune domande in merito al vangelo di Giovanni e alla cattura.
Comme mai ci vollero 600 soldati romani ( coorte ) per arrestare un solo uomo che pregava?
Visto che furono coinvolti i soldati romani, come mai Pilato non sapeva nulla dell'arresto?
Dal momento che gli ebrei potevano lapidare, perché non lo lapidarono invece di consegnarlo a Pilato?
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16/03/2018 20.46

Ciao

Caro R.Zola, apprezzo le tue domande; però vorrei chiederti un favore, potresti gentilmente citare le Fonti che usi per le tue domande o le rispote?
Grazie e arrivederci.
R. Mezzana
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17/03/2018 07.55

La bibbia.
In Giovanni viene citata una coorte per la cattura di Gesù.
Poi credo che tutti sappiano cosa sia una coorte.
Dal momento che una coorte è un contingente romano, alle dipendendenze di un prefetto, pretore, legatus, non credo si sia mossa senza un ordine preciso, per tanto era impossibile che Pilato non sapesse della cattura di Gesu.
In ultimo se non erro gli ebrei potevano lapidare vedi la lapidazione della donna e la frase chi è senza peccato ecc. Quindi mi sono posto la domanda. Se il sinedrio dichiarò colpevole Gesù e dal momento che avevano il potere di lapidare, perché non lo fecero? Perché lo consegnarono ai romani?
Davvero ci fu questo giudizio del sinedrio o è solo un racconto?
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18/03/2018 07.16

Dunque Giuda, avendo preso la coorte e servi dei sacerdoti-
capi e dei farisei, va là con le lanterne e lampade e armi.
Giovanni 18-3
Come potete notare c'è scritto "coorte" cioè 600 soldati romani.
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19/03/2018 07.44

Io le fonti ve le scrivo, ma risposte non ne date.
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20/03/2018 21.36

Ciao
Caro R. Zola mi scuso di non averti ancora risposta, ma purtroppo dovresti avere per commentare il Vangelo di Giovanni e capirne il senso almeno in parte "almeno un commentario" che ti sarebbe di enorme aiuto per capire il senso e le descrizione di brani e parole.
Comunque abbi pazienza prima o poi ti riuscirò a darti almeno in parte la riposta.
Ciao Roberto
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21/03/2018 07.54

Scusa la mia ignoranza, non basta leggerla la Bibbia per capire quello che c'è scritto. Il commentario cos'è un libro interpretativo dellescritture?
Allora se si va in base ad interpretazioni tutti hanno ragione e tutti torto in base alle proprie interpretazioni.
Io quando leggo " coorte " non interpreto, so cos'è una coorte e so che sono soldati romani, non riesco ad interpretare in modo diverso quel termine, poi non so voi.
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21/03/2018 15.26

Mi scuso per il fuori tema ti incollo un pezzo tratto da antichità giudaiche

21 un’altra moglie era Cleopatra, nativa di Gerusalemme, dalla quale ebbe due figli,
Libro XVII
Questa Cleopatra fu una delle tanti mogli di Erode il grande
Mi chiedevo la Maria di Cheopa non è che sia la figlia di codesta Cleopatra?
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