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I bravi ragazzi sono quelli coi guanti

Ultimo Aggiornamento: 03/03/2016 20.41
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03/03/2016 20.41

Filippesi 3, 10

Qualche tempo fa è venuta a trovarmi una giovane mamma mostrandomi orgogliosa il suo ultimo nato. Davvero quel bambino è una benedizione. Tuttavia il bel volto del bambino aveva alcuni graffi. La mamma mi ha risposto che, a causa di un problema fisico, continuava a graffiarsi la faccia. Mi era venuto da dirle: "Mettigli i guanti" - poi sono stato zitto perché forse non è un consiglio da gran pediatra. Poi mi è venuto in mente che è bene che i bambini piccoli abbiano le mani scoperte, perché ho letto da qualche parte che quando un neonato può sentire e toccare le cose, questo fa crescere le cellule del suo cervello!

Effettivamente la crescita viene dal sentire e dal toccare - e questo vale non solo per i neonati. Spesso è proprio questo che fa la differenza tra un cristiano adulto e un cristiano infantile (il «bravo ragazzo»!). Perché ci sono alcuni di noi (i «bravi ragazzi») che indossano i "guanti" nel rapporto con Dio - e non crescono molto come discepoli di Cristo perché non stanno "sentendo" e "toccando" le cose spiritualmente. Magari ti stai arricchendo di un mucchio di belle informazioni spirituali - ma queste non ti stanno trasformando. Tipico dei «bravi ragazzi».

In Filippesi 3, 10 l'apostolo Paolo esprime la passione che guida la sua vita in quattro piccole parole - parole che possono cambiare il modo con cui vivi la fede. Paolo dice: «Io possa conoscere Lui» - eccole quelle parole - e poi dice come questo succede... «e la potenza della sua risurrezione, e la partecipazione alle sue sofferenze»

Però fai attenzione, Paolo non si accontenta di conoscere Cristo - perché è difficile immaginare qualcuno che dopo la Madonna abbia conosciuto Cristo meglio di Paolo. Ma dopo trent'anni di incredibile lavoro per il Signore, Paolo è ancora desideroso di «conoscere Cristo» - conoscerlo meglio. La sua teologia di Gesù, le cose che sa su di lui non soddisferanno mai il desiderio del suo cuore... spendersi per Gesù non gli basterà mai... è soltanto conoscendo Gesù, in maniera sempre più profonda, che avrai il senso di quello che Gesù può fare nella tua vita se glielo concedi... che ti darà tutto quello che Dio vuole darti.

E come fai ad avere questa conoscenza di Cristo che ti porta a una così grande intimità con lui? Facendo esperienza di lui, non soltanto sapendo cose su di lui. Nel Nuovo Testamento «conoscere» vuol dire «fare esperienza». Come avviene questa conoscenza-esperienza? Attraverso quelle situazioni nella quali sei così morto, così senza forze che la tua unica speranza è una risurrezione - una risurrezione che ti cambia dentro. E in quei momenti estremi tocchi e senti la Sua presenza e la Sua forza come non ti è mai successo prima. Allora conosci davvero Gesù attraverso «la partecipazione alle sue sofferenze» - passando attraverso quelle valli oscure e quei deserti, attraverso quelle sofferenze che ti fanno sentire il bisogno di Gesù come mai hai avuto bisogno prima. È spesso vero che non conosci Gesù finché non arrivano quei periodi nei quali hai davvero bisogno di Gesù.

Quindi il fattore determinante della crescita spirituale è sentire e toccare Gesù nelle diverse esperienze della tua vita. Come pregare come se Dio solo potesse fare tutte le cose, confidare in Lui in tutte quelle cose che solo Lui può fare. Come chiedergli i suoi suggerimenti interiori per fare le cose che Lui vuole che tu faccia durante la giornata - e obbedendogli docilmente quando ti spinge a fare qualcosa. Tu senti e tocchi il Signore quando gli consegni una specifica area di te, della tua vita, perché Lui la possa toccare quel giorno... o quando lasci la tua "area di sicurezza" per far sentire gli altri amati, specialmente quelli che sembrano specialiste nell'infliggere ferite.

È molto di più che andare a incontri in parrocchia, o frequentare gruppi, o imparare dei contenuti - devi arrivare a sentire Gesù e a toccare Gesù per poter crescere in Gesù. Mi pare che finora tu abbia imparato un mucchio di cose su di Lui - adesso togliti i guanti e concentrati nel fare esperienza di Lui nelle cose concrete di tutti i giorni.

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano

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