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Dire “Dio” nella Bibbia

Ultimo Aggiornamento: 07/01/2015 14.45
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07/01/2015 14.45

Dalla vita alla fede, alla preghiera

L’UOMO della Bibbia si rivolge a Dio attingendo il linguaggio dall’ambiente in cui vive. La terra, il gregge, la città, il tribunale, la guerra, la famiglia, il matrimonio gli offrono le parole per esprimere la sua fede e la sua preghiera. Nei libri biblici troviamo, di conseguenza, diversi linguaggi per parlare di Dio.
Il linguaggio del pastore e della terra: l’immagine di Dio Pastore è fissata nel Salmo 23 («Il Signore è il mio pastore»). Dio è colui che guida e introduce sempre il suo popolo/gregge (e l’uomo di ogni tempo) a una meta: la terra promessa per Israele, la salvezza per noi. Come il ritmare del bastone del pastore sul terreno rassicurava il cammino del popolo di Israele nel deserto, così la Parola di Dio ritma e custodisce il nostro cammino quotidiano.
Il linguaggio della guerra: le espressioni “Dio degli eserciti” o “Dio addestra le dita dell’uomo alla guerra” (Cfr Sal 18) e molte altre simili, si rifanno ai modi con cui gli antichi popoli parlavano della divinità. La Bibbia li accetta per esprimere il nostro concetto di “onnipotenza”, ma vede nelle “guerre” di Dio la lotta contro il vero nemico dell’uomo, che è il peccato.
Nel Nuovo Testamento Gesù supera questo linguaggio, non utilizzando più i simboli e le immagini della guerra nel parlare di Dio, ma ce lo rivela come “Padre” e come “Amore” (Cfr 1Gv 4,8.16).
Il linguaggio giuridico: l’immagine di Dio “giusto giudice”, che siede in tribunale e pronuncia rette sentenze, vuole affermare che Dio solo ha la capacità di ristabilire la giustizia in un mondo dove (ieri come oggi) essa viene violata dal peccato dell’uomo e della società.
Il linguaggio sponsale: è il linguaggio caratteristico di alcuni libri biblici (come il Cantico dei Cantici, i Salmi, i profeti Osea e Isaia), con il quale i rapporti tra Dio e il popolo di Israele sono presentati con il simbolismo sponsale (Dio è lo “sposo” di Israele e Israele è la sua “sposa” o “fidanzata”) e con il simbolismo dei colori, dei vestiti, dei gioielli e dei profumi.
In questo contesto, il peccato viene descritto con gli stessi termini che indicano l’infedeltà sponsale (“adulterio”, “prostituzione”) e la violazione dell’alleanza (“tradimento”, “seguire altri dèi”).
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