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Ottobre 2016

Ultimo Aggiornamento: 30/10/2016 20.34
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21/10/2016 13.31

Sabato 22 ottobre 2016 - XXIX settimana del Tempo Ordinario

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo»

Lc 13,3


Come vivere questa Parola?

Gesù, per il suo insegnamento, prende lo spunto da due tragici fatti avvenuti poco prima in Gerusalemme: la morte di diciotto persone travolte dal crollo della torre di Siloe e l’uccisione di Galilei, mentre offrivano il sacrificio a Dio, ordinata da Pilato.

Coloro che riferiscono questi fatti desiderano sapere se quei morti fossero stati puniti da Dio per i loro peccati: costoro attribuiscono queste morti alla giustizia punitiva di Dio. Gesù vuole eliminare questa idea (implicitamente lascia capire che la morte dei diciotto sarebbe da attribuire all’imperizia dei costruttori e la morte violenta dei Galilei all’esercizio violento del potere da parte di Pilato).

Anche oggi, davanti a morti e violenze, non scarichiamo la colpa su Dio, ma ricerchiamone la causa in persone che infliggono angherie e violenze ai più deboli e preghiamo perché gli uomini non commettano più soprusi verso gli altri e rispettino anche la natura (considerandola un organismo vivente).



O Signore, fammi attento alle persone in difficoltà e mi impegni con coerenza al servizio del Vangelo, imitando il tuo amore verso tutte le creature.



La voce di uno scrittore e testimone dei nostri giorni

“La sofferenza viene inflitta non da Dio ma dagli esseri umani a loro stessi e ai loro simili, nonché da certe misure difensive che la Terra, la quale è un organismo vivente e intelligente, prenderà per proteggersi dall'assalto della follia umana. Per la via della sofferenza si può arrivare all'illuminazione”. (Eckhart Tolle)

Commento di D. Mario Maritano SDB
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Domenica 23 ottobre 2016 – XXX Settimana del Tempo Ordinario

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Il Signore è Giudice. Non trascura la supplica dell’orfano né della vedova, quando si sfoga in un lamento. Chi venera Dio sarà accolto con benevolenza, la sua preghiera giungerà fino alle nubi».
Sir 35, 12-14


Come vivere questa Parola?

Le espressioni del Siracide le ritroviamo, quasi ogni giorno, sulla bocca di Papa Francesco. Soprattutto in questo anno della Misericordia, ci viene ripetuto in continuazione che il nostro Dio è un Padre che manifesta la sua preferenza per i piccoli, gli abbandonati, gli scartati dalla società. L’orfano e la vedova di un tempo sono controfigura degli immigrati, dei terremotati, dei violentati, degli abbandonati di oggi. E anche noi, a volte, ci sentiamo soli, senza parole, criticati ingiustamente. Sentiamo fortemente il nostro limite; ci sembra di avere le mani vuote e incapaci. Saremmo tentati dalla non speranza. E invece dobbiamo credere che c’è sempre un Padre che ci aiuta, che ci conosce fino in fondo, che non esige da noi grandi cose, ma soltanto l’abbandono al suo amore.

Oggi esprimerò la mia fiducia con le Parole dell’apostolo Paolo: So in chi ho creduto, in chi ho posto la mia fiducia.

La voce Simeone il Nuovo Teologo
Non tardare o misericordioso, non distogliere da me il tuo sguardo, tu che sai avere compassione, non dimenticare colui che ti desidera con tutta la sete della sua anima, non privarmi della vita, per quanto ne sia indegno, non abbandonarmi. Mi rifugio sul tuo cuore, mi affido alla tua pietà.

Commento di Sr Graziella Curti
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23/10/2016 21.28

Lunedì 24 ottobre 2016 - XXX Settimana del Tempo Ordinario

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che aveva da diciotto anni uno spirito che la teneva inferma;
era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo.
Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse:
“Donna, sei libera dalla tua infermità”, e le impose le mani.
Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio».
Lc 13,10-13


Come vivere questa Parola?

Gesù è sempre attento a chi ha bisogno di aiuto. Il suo ministero di evangelizzazione non lo pone a distanza dalle realtà di sofferenza. Si accorge di una donna curva che non ha neppure parole per attirare la sua attenzione. Anche se il giorno sacro del sabato voleva che lo sguardo dell’ebreo osservante fosse totalmente ed esclusivamente teso verso Dio, Gesù agisce in nome di un Dio che è Padre ed ha mandato il proprio figlio “ad annunziare ai poveri il lieto messaggio, a proclamare ai prigionieri la liberazione”. Ecco allora che la donna curva e infelice può essere liberata dalla paralisi. Il Maestro l’ha vista, l’ha chiamata: “Donna, sei libera dalla tua infermità”. Ora, colei che stava quasi raggomitolata su se stessa, si alza e glorifica Dio. E’ il miracolo della vita, quasi una risurrezione per una gioia piena.

Oggi, identificandomi nella donna curva e legata dai propri limiti e paure, mi rivolgerò al Signore Gesù chiedendogli che mi guarisca con il suo sguardo d’amore.

La voce di Madre Teresa
Un pensiero e una preghiera per tutte quelle donne che
non ricevono neanche un semplice sorriso.
Un pensiero e una preghiera per quelle maltrattate anche tra le mura domestiche,
che nel silenzio vivono il loro dramma.
Un pensiero e una preghiera per quelle bambine che sono mutilate,
violentate, uccise.
Un pensiero e una preghiera per le donne di paesi dove
in nome di leggi e consuetudini sono private della loro dignità e libertà.
Un pensiero, una preghiera e un grazie sincero a tutte quelle donne che
non vivono la vita solo per se stesse, ma sono "esempio" in famiglia, a lavoro, nella società.

Commento di Sr Graziella Curti
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24/10/2016 21.14

Martedì 25 ottobre 2016 - XXX Settimana del Tempo Ordinario

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«In quel tempo, diceva Gesù: “A che cosa è simile il regno di Dio,
e a che cosa lo rassomiglierò?
E’ simile a un granellino di senapa che un uomo ha preso e ha gettato nell’orto; poi è cresciuto e diventato un arbusto,
e gli uccelli del cielo si sono posati tra i suoi rami”».
Luca 13,18-19


Come vivere questa Parola?

Il Regno di Dio è realtà piccola, nascosta, fragile, ma piena di una straordinaria capacità di far crescere la pasta, albero capace di accogliere ed ospitare gli uccelli del cielo. Talvolta, però, siamo tentati di guardare alle cose di Dio con sguardo mondano, a lasciarci tentare dalle seduzioni della statistica, dal peso dei numeri. Altra è la logica di Dio, la logica dell'unicità, non della massa, del cuore non del peso dei numeri. Guardiamo negli occhi i fratelli e le sorelle che con noi condividono una speranza, più attenti al fatto che il sale non perda il proprio sapore. Gesù è attento alla logica del Regno, che avanza anche se non ce ne occupiamo: il mondo è già salvo, non lo dobbiamo salvare noi. E' salvo, ma non lo sa. Ecco che noi discepoli siamo chiamati a vivere la salvezza nel quotidiano, a testimoniarla nelle nostre opere. Con un sorriso donato, con una battuta, con un pizzico di pazienza, con una preghiera silenziosa tra una pratica e l'altra, il Regno si diffonde. A noi il compito di essere collaboratori, di essere trasparenza della buona notizia.

Oggi, ricordando il Vangelo, pregherò così: “Rendimi lievito, Signore, donami fiducia, aiutami con la tua Parola quando bado alla quantità e ai risultati piuttosto che affidarmi come un bambino nelle braccia di sua madre.

La voce di un Papa santo
Solo conforto, che basta alla nostra tranquillità interiore, il sapere che Gesù Salvatore è ben più sollecito di noi della salute delle anime: che egli vuole salve per la nostra cooperazione, ma chi le salva intimamente è la sua grazia: e la sua grazia non mancherà nell’ora opportuna.
Giovanni XXIII

Commento di Sr Graziella Curti
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25/10/2016 21.11

Mercoledì 26 ottobre 2016 - XXX Settimana del Tempo Ordinario

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Verranno da Oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio.
Ed ecco ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno
i primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi».
Luca 13, 28-30


Come vivere questa Parola?
Mentre intraprende il suo viaggio verso Gerusalemme, Gesù viene interpellato sull’esito finale dell’esistenza: “Chi si potrà salvare?” Il Maestro risponde con una parola di grande speranza: «Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno, e sederanno alla tavola del regno di Dio». È la grande tavola aperta alle donne e agli uomini di tutta la terra. Gesù ha inaugurato e concretizzato più volte questa realtà nel sedersi a mensa insieme a pubblicani e peccatori. “Con la sua pratica di umanità egli ha narrato che cos’è una vita salvata, una vita umanamente piena, capace di amare la terra e di servire Dio nella libertà e per amore. È al termine di questa vita che Gesù ha fatto risuonare per tutti la sua promessa: «Io preparo per voi un regno, perché mangiate e beviate alla mia tavola» Questa è la meta che ci attende”. Poi Gesù ha aggiunto altro, che risuona davvero come una rivoluzione cambiando la misura dei nostri giudizi: «Ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi»; quest’ultima affermazione del Maestro ci mette in guardia, è un importante monito a valutare l’oggi della nostra esistenza non secondo criteri mondani o superficiali, ma con i suoi stessi occhi. Non dimentichiamo ciò che scriveva s. Agostino: «Nell’ultimo giorno molti che si ritenevano dentro si scopriranno fuori, mentre molti che pensavano di essere fuori saranno trovati dentro».

Oggi chiederò a Gesù di chiamarmi a sedere a tavola con lui per dimorare nel suo amore.

La voce di padre Shultz di Taizé
Ho fiducia delle intuizioni dei giovani di tanti paesi che si incontrano qui, ripartono, cercano, pregano, ritornano. In queste calde notti di agosto, mi capita di camminare tardi, da solo sotto un cielo carico di stelle, mentre migliaia di giovani sono accampati sulla collina. E mi dico: le molteplici intuizioni di questi giovani sono come queste luci nella notte.

Commento di Sr Graziella Curti
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26/10/2016 20.34

Giovedì 27 ottobre 2016 - XXX Settimana del Tempo Ordinario

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Mio Dio. Ti canterò un canto nuovo, suonerò per te
sull’arpa a dieci corde; a te che dai vittoria al tuo consacrato.
Che liberi Davide tuo servo».
Sl 143


Come vivere questa Parola?

Tutti i Salmi sono espressione di una liturgia antica come il mondo. L’anima di queste preghiere di tutto un popolo, ma pure di ogni uomo o donna che compaiono in ogni tempo nei solchi della storia, è data dallo sguardo di chi non si sente solo sulla Terra, ma alza gli occhi verso il liberatore, verso colui che dà vittoria a chi crede e gli si abbandona.
«Mio Dio, ti canterò un canto nuovo, suonerò per te sull'arpa a dieci corde», è uno stupendo grido di fiducia. Canterò, suonerò sono verbi che richiamano tanti altri salmi perché il tema del canto, del suono, della musica, della danza, dell'uso degli strumenti è frequentissimo nella Bibbia; i salmi sono un invito a cantare, a danzare, a battere il cembalo, il timpano, a far vibrare la cetra, l'arpa, la lira.
Anche quando l'anima biblica è supplichevole, lo è per avere la gioia, canta la lamentazione per prepararsi alla gioia.

Oggi, sulla falsariga dei Salmi, proverò a comporre la mia preghiera di lode e di esultanza per tutti i doni che ricevo continuamente da Dio.

La voce di un mistico
Ritengo estremamente importante che riscopriate la vostra anima canora e gioiosa, propria della creatura umana; quando l'uomo, la donna è nel suo giusto essere, vibra, suona, danza, si esprime. E c'è un canto interiore, ci sono le corde del cuore che vibrano nella preghiera, nella carità, nel servizio; si può cantare interiormente in ogni momento della propria giornata. Ecco l'anima biblica.

Commento di Sr Graziella Curti
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27/10/2016 13.14

Venerdì 28 ottobre 2016 - XXX Settimana del Tempo Ordinario

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Un sabato Gesù era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare e la gente stava ad osservarlo. Davanti a lui stava un idropico. Rivolgendosi ai dottori della legge e ai farisei, Gesù disse:
“E’ lecito o no curare di sabato?”. Ma essi tacquero.
Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.
Poi disse: “ chi di voi, se un asino o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà subito fuori in giorno di sabato?
E non potevano rispondere nulla a queste parole».

Lc 14, 1-6

Come vivere questa Parola?

Gesù entra nella casa dei suoi avversari. Non si rifiuta di annunciare la misericordia del Padre anche a chi la pensa diversamente ed è arroccato sulla percezione di un Dio legato alla sola osservanza, perché è venuto per offrire la salvezza a tutti. I farisei ritengono la fedeltà alle tradizioni come l'unico modo di vivere voluto da Dio. Essi sono affetti dal male più tremendo e più nascosto: con la loro autosufficienza si oppongono direttamente a Dio che è grazia e misericordia.
Il tema di tutto il vangelo di Luca è la misericordia di Dio perché la Chiesa rimanga sempre nell'esperienza di Dio che salva e si senta sempre peccatrice perdonata. Gesù, quindi, è costretto a rimproverare i farisei presenti alla guarigione dell'idropico: essi amano troppo poco.
La legge non ha lo scopo di limitare o impedire l'amore, perché l'amore di Dio non conosce limiti. Per Gesù il riposo del sabato significa la rivelazione della bontà di Dio verso le sue creature, una rivelazione di pace e di salvezza. Gesù dà gloria al Padre presentandolo al mondo come il Dio che dona e che perdona, il Dio dei poveri e degli oppressi.

Oggi chiederò al Signore di donarmi viscere di misericordia.

La voce di Papa Francesco
Quando uno legge il Vangelo incontra un orientamento molto chiaro: accogliere non tanto gli amici e i vicini ricchi bensì soprattutto i poveri e gli infermi, coloro che spesso sono disprezzati e dimenticati. Occorre affermare senza giri di parole che esiste un vincolo inseparabile tra la nostra fede e i poveri. Non lasciamoli mai soli.

Commento di Sr Graziella Curti
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28/10/2016 20.48

Sabato 29 ottobre 2016 - XXX Settimana del Tempo Ordinario

DALLA PAROLA DEL GIORNO
«Gesù vedendo come gli invitati sceglievano i primi posti,
disse loro una parabola: “Quando sei invitato a nozze da qualcuno,
non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più ragguardevole….Invece , quando sei invitato, va a metterti all’ultimo posto, perché venendo colui che ti ha invitato ti dica:
Amico passa più avanti».
Lc 14, 7-10


Come vivere questa Parola?

Tutto il capitolo 14 è ambientato attorno a una tavola. Il genere letterario del convito era molto usato negli scritti filosofici e sapienziali. Attorno a una tavola imbandita si affrontano diversi argomenti, si ascolta la parola di un maestro. Così Luca utilizza la cornice di un pranzo per inserire diversi insegnamenti di Gesù, che suggerisce di non cercare di occupare i posti destinati agli invitati più ragguardevoli quando si è invitati a pranzo, per evitare di dover poi lasciare il posto a un ospite più importante. Tali regole erano frequenti nel giudaismo, dove l'autorità e la gerarchia delle persone avevano grande importanza. Tuttavia, non è possibile che Gesù si limiti a dare delle regole di galateo. Egli, partendo da un aspetto quotidiano, ci suggerisce un nuovo atteggiamento: la ricerca dell'ultimo posto, atteggiamento della persona libera, capace di mettersi a servizio delle altre persone.
In questo brano si coglie pure la preoccupazione di Luca verso i poveri. Forse riproponendo queste parole Luca aveva di mira anche la propria comunità cristiana, invitandola a non fare discriminazioni verso i cristiani poveri in occasione dei pasti comuni.
La novità portata da Gesù richiede una nuova relazione: l'amore che non calcola e che toglie l'ineguaglianza e la discriminazione tra gli uomini.

Oggi chiederò allo Spirito di aiutarmi a capire questa Beatitudine” Beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei cieli.

La voce di Carlo Maria Martini
Mangiare il Corpo e bere il Sangue del Signore significa lasciarsi invadere dalla sua vita, dal suo modo di pensare, dalla sua coscienza di Figlio.

Commento di Sr Graziella Curti
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28/10/2016 20.51

Domenica 30 ottobre 2016 – XXXI Settimana del Tempo Ordinario

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: “Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”. Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. […] Gesù gli rispose: “Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”».
Lc 19, 5-6; 9-10


Come vivere questa Parola?

Prima di entrare nella meditazione del testo lucano, diamo uno sguardo veloce alla figura di Zaccheo. È un personaggio ‘minore’ – se così possiamo dire – del Vangelo. Non è un apostolo e non fa parte nemmeno del gruppo dei discepoli del Signore. È un pubblicano e peccatore, che appare e scompare nel giro di pochi versetti. Eppure rimane di lui un'immagine viva ed inedita, che raccoglie le simpatie di tutti i lettori. Piace molto ai ragazzi per la sua aria sbarazzina di monello che s'arrampica sull'albero a sbirciare senza essere visto, piace anche per la sua determinatezza e per il suo coraggio eroico. Ha un fisico piccolo, eppure è di grande statura morale, perché dimostra all'uomo di tutti i tempi la possibilità di cambiare vita. Zaccheo, un piccolo grande uomo nuovo, che non si può dimenticare più e che diviene il nostro modello per andare all’incontro con Gesù di Nazaret. Esso avviene in due modi. Prima con lo sguardo e poi con la Parola.

«Gesù alzò lo sguardo (a Zaccheo)». Lo sguardo divino di Gesù è il primo elemento di comunicazione usato per Zaccheo. Gesù ha guardato al pubblicano con occhi divini e penetranti, come solo Lui sapeva fare. Quello sguardo profondo, luminoso, dolce e forte alla stesso tempo, lo ha penetrato fino fondo dell'anima e lo ha scosso intimamente.
«Gesù gli disse: Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». La prima parola di Gesù è "Zaccheo", il nome proprio, quello che indica la persona e la contraddistingue da un'altra. Zaccheo si sente guardato e chiamato per nome, conosciuto personalmente nella sua identità più vera e profonda. Tutti gli altri lo avevano segnato a dito con un'etichetta: egli era per loro solo e sempre l'arcipubblicano, "quello là". Chiamato per nome, Zaccheo è posto nella condizione di rispondere, di entrare in dialogo con Gesù, da persona a persona.

Zaccheo ha aperto finalmente gli occhi e fa quell'esperienza, che, secondo il messaggio di Gesù, può unicamente salvare un ricco: vedere nei propri beni uno strumento di condivisione e di fraternità. Ora Zaccheo è "pieno di gioia" (v. 6) e testimonia l'avvenuta conversione presentandosi come uno che ama, perché pensa agli altri, rompendo così il circuito dell'egoismo, nel quale egli aveva vissuto fino ad allora. Non è semplice giustizia, restituzione dei beni rubati, ma è l'inizio d'una vita nuova. Questa è la "salvezza venuta nella sua casa" e dalla quale scaturisce la vera comunione. La conversione s'esprime, dunque, alla fine, per Zaccheo, nel dare, nel condividere, perché è stato troppo grande quello che ha ricevuto.

La voce del grande Vescovo di Milano
«Zaccheo sta sul sicomoro: è un nuovo frutto della stagione nuova».
Ambrogio di Milano (Expositio evangelii in Lucam VIII, 90).

Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB
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Lunedì 31 ottobre 2016 – XXXI Settimana del Tempo Ordinario

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
Lc 14, 12-14


Come vivere questa Parola?

Dopo l’invito di Gesù ai convitati (vedi il testo che precede il Vangelo odierno) egli si rivolge al padrone di casa: quando offri un pranzo, non invitare gli amici o i ricchi vicini, ma i più poveri. Queste parole di Gesù vanno lette in continuità con il ‘discorso della pianura’ (Lc 6,17 e ss) e si pone in termini nuovi e inauditi per il suo tempo, starei per dire rivoluzionari. Infatti l’invito rivolto al padrone di casa è in opposizione a tutte le consuetudini abitualmente in uso della società e tende all’abolizione di ogni emarginazione. In ciascuno di noi, e anche nella società del nostro tempo, è innato uno spirito ‘mercantilistico’, secondo il quale noi siamo disposti a dare, ma per avere poi il contraccambio. È la ferrea legge del do ut des! Si resta sempre all’interno di un amore interessato e di una concezione della vita ‘da mercanti’: io oggi invito te e tu domani inviti me e si rimane sempre in un ambito rinchiuso fra gente alla pari che si scambiano vicendevolmente i propri favori. E i poveri, gli esclusi, gli emarginati? Rimangono sempre ‘scartati’!
Il Vangelo di Gesù invece viene a scardinare questo modo egoistico di concepire la vita e intende instaurare una nuova fraternità, basata sue due note distintive caratteristiche: la gratuità e l’universalità. L’emarginazione è sempre frutto di ingiustizia, perché di fronte a Dio nessun uomo è emarginato e ognuno è prossimo del suo vicino. Bisogna dare anche a coloro dai quali non si può sperare di averne un ricambio! La gratuità e l’universalità sono l’indizio più sicuro che siamo sulla strada giusta che ci avvicina a Dio.
Papa Francesco in tante occasioni ha parlato della ‘cultura dello scarto. Ascoltiamo la sua parola molto chiara, riportata più sotto, e tiriamone le conseguenze per la nostra vita.

La voce di Papa Francesco

«Purtroppo nella nostra epoca, così ricca di tante conquiste e speranze, non mancano poteri e forze che finiscono per produrre una cultura dello scarto; e questa tende a divenire mentalità comune. Le vittime di tale cultura sono proprio gli esseri umani più deboli e fragili, che rischiano di essere “scartati”, espulsi da un ingranaggio che dev’essere efficiente a tutti i costi. Questo falso modello di uomo e di società attua un ateismo pratico negando di fatto la Parola di Dio che dice: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza” (cfr. Gen 1,26). Solo se ci lasciamo interrogare da questa parola, le cose possono cambiare». Papa Francesco (7 dicembre 2013).

Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB
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